Episodio VII: Il risveglio del Merchandising

Dopo 32 lunghi anni la saga di Star Wars ha un seguito. Il risveglio della Forza è il primo film della Trilogia sequel, annunciata in seguito all’acquisto della Lucasfilm da parte di The Walt Disney Company nell’ottobre 2012. La serie viene affidata a J.J. Abrams, creatore di Lost,che ha diretto e co-scritto il film, oltre ad essere uno dei produttori assieme a Bryan Burk e a Kathleen Kennedy, divenuta ufficialmente presidente della Lucasfilm, dopo l’acquisizione da parte della Disney, e famosa produttrice cinematografica che vanta il maggior successo al botteghino con un incasso globale stimato attorno ai 5 miliardi di dollari al 2008.

Sulla scia dei suoi successi precedenti sembra che anche questa volta la signora Kennedy ci abbia visto giusto: Il Risveglio della Forza ha stabilito diversi record al box-office, tra cui quello per il miglior week-end d’esordio globale con 529 milioni di dollari e quello per il miglior esordio in Nord America con 248 milioni di dollari. Al 5 gennaio 2016 il film ha incassato globalmente oltre 1,5 miliardi di dollari, divenendo il secondo maggior incasso del 2015, il quarto maggior incasso da sempre e il maggior incasso della saga di Star Wars.

Un vero successo! Almeno così pare, ma purtroppo al di là della strabiliante quantità di soldi che il film ha incassato, nulla di positivo si trova da dire su questa pellicola. Ci troviamo di fronte all’ennesima dimostrazione, la più lampante e penosa, di come, per continuare a guadagnare sulla scia dei successi passati, si storpiano, scimiottandoli, grandi capolavori. Questo film ci propone una storia banale, piena di scontati colpi di scena, battaglie dagli svolgimenti e dagli esiti improbabili, personaggi stereotipati e solo abbozzati, una improponibile velocità di svolgimento con cui si è condensato materiale sufficiente per la trilogia intera in un enorme trailer lungo più di due ore.  Cert0 musiche, costumi ed effetti speciali non hanno deluso le aspettative, ma possibile che un film mediamente valutato dalla critica cinematografica 8 punti su 10 si sia guadagnato tante lodi solo per la forma? Perché d’altronde ogni film con un buon budget di produzione può oggi sfoggiare effetti speciali sorprendenti.

La critica italiana e internazionale si è mostrata a dir poco entusiasta; la maggior parte delle recensioni si sono espresse con voto favorevole declamando la buona riuscita dell’ardua impresa e, a volte, urlando addirittura al capolavoro. Grandi quotidiani come il New York Times, The Guadian, Huffington Post, Corriere della Sera, si sono lasciati ‘sviare’ dall’entusiasmo generale, frutto più di una massiccia campagna di merchandising che degli effettivi meriti della pellicola, esprimendo giudizi postivi fino al ridicolo. Uno dei commenti più significativi è stato, però quello di Todd McCarthy di the Hollywood reporter che ha sostenuto che il film ‘dona nuova energia e vita a un venerato franchise in un modo che fa riemergere vecchi piaceri e punta in nuove e promettenti direzioni’.

È dunque Todd McCarthy che risponde alle nostre perplessità riguardo a questo successo così dirompente, sottolineando come non sia il film in sé ad essere straordinario, ma il giro d’affari da miliardi di dollari di cui è il motore. A controprova di ciò, l’uscita del film è stata accompagnata da numerosi libri: Disney Publishing Worldwide e la Lucasfilm avevano infatti precedentemente annunciato una serie di venti titoli tra libri e e-book sul tema, che sono stati pubblicati poco prima dell’uscita del film. Non si tratta ovviamente di un esempio isolato, il brand è stato usato in lungo e in largo per svariate attività commerciali.

In conclusione, fa riflettere la direzione presa dalla produzione cinematografica rivolta al grande pubblico, che è interessata, più che a proporre pellicole di qualità, a vendere un prodotto scadente a caro prezzo. Questo è un meccanismo che ritroviamo anche negli altri settori dell’arte che, inserita in una società basata sul profitto e sull’accumulazione di capitale, è vincolata dalle grandi leggi della redditività.

Valeriya Parkhomenko