M5S Il momento della verità si avvicina

Per il M5S è venuto il momento di dimostrare se è realmente un partito antiestablishment capace di tracciare un’alternativa al governo delle ‘larghe intese sotto banco’ di Renzi, Alfano e Verdini o se invece l’avversario del PD alle prossime elezioni politiche sarà il centrodestra riunificato di Salvini, Meloni e Berlusconi. Renzi è in difficoltà, colpito nell’immagine prima da Mafia Capitale poi dallo scandalo delle banche, incapace di ottenere risultati economici significativi, in crisi di rapporto con l’Europa e una parte della borghesia italiana, che cominciano a rimproverargli ciò che in passato rimproveravano a Berlusconi. Cioè di pensare più agli interessi suoi e del suo entourage (Boschi, Carrai, papà Renzi) piuttosto che agli interessi generali del capitalismo italiano. Le prossime elezioni amministrative a Roma e in altre grandi città, ma soprattutto il test di governo a cui saranno sottoposti se vinceranno nella Capitale, sono il banco di prova su cui si misurerà la vera forza del Movimento.

Nel frattempo però il M5S  si trova ad affrontare le proprie contraddizioni. A Parma e a Livorno i sindaci a 5 Stelle si sono trovati a perdere pezzi del proprio elettorato e/o della propria maggioranza perché non sono stati in grado di indicare un’alternativa ai tagli e alle privatizzazioni che da anni rimproveravano a centrodestra e centrosinistra. In Campania, un po’ per ragioni oggettive un po’ per incapacità, si sono esposti a una campagna strumentale dal parte del PD e dei media, che ha colpito l’immagine di ‘partito degli onesti’ su cui avevano puntato tutto.

Le dichiarazioni di Grillo dopo le polemiche su Livorno – ‘i romani si preparino: se vinciamo le elezioni vedranno licenziamenti, scioperi e proteste’ – riflettono la contraddizione fondamentale del Movimento. L’idea che basti un pugno di politici giovani, onesti e competenti è solo un’illusione. E al contempo per fare opposizione in modo efficace – e tanto più per governare – non basta avere dietro di sé un generico movimento d’opinione di cittadini onesti. Serve una forza sociale organizzata e la capacità di mobilitarla a sostegno di politiche realmente nuove. Ora o mai più i 5 Stelle devono decidere se vogliono costruire questa forza, con chi, per realizzare quale modello sociale. Nell’Italia di oggi ciò equivale a rispondere a una semplice domanda: chi deve pagare i costi di un sistema marcio?

A Livorno bisognava decidere se far pagare il dissesto dell’azienda comunale dei rifiuti ai veri responsabili oppure ai dipendenti della azienda, magari mettendo i ‘cittadini’ che pagano la tassa sulla spazzatura contro quei lavoratori che, fino a prova contraria, hanno fatto ciò che i loro dirigenti e le precedenti amministrazioni avevano deciso. A Roma lo stesso problema si manifesta all’ennesima potenza e il M5S deve decidere se seguire la stessa strada, esponendosi agli attacchi, strumentali ma efficaci, del PD e della burocrazia sindacale oppure cercare di trasformare i lavoratori in alleati capaci di mobilitarsi e di trascinare con sé la maggioranza dei comuni cittadini in una lotta contro le ‘vecchie politiche’: i tagli, le privatizzazioni, la cementificazione selvaggia, gli sprechi e le inefficienze del Comune.

In questi anni abbiamo sempre evitato di accodarsi agli attacchi beceri della ‘sinistra’ nei confronti del Movimento. Abbiamo detto subito che definire i 5 Stelle fascisti e razzisti era un’idiozia. In alcune città abbiamo collaborato su alcuni temi, ad esempio la difesa del trasporto pubblico. In alcuni casi ci siamo trovati con un pezzo di M5S a fianco e uno contro (lotta dei lavoratori ILVA). Noi vogliamo ricostruire una sinistra dei lavoratori, ma ai tanti lavoratori e giovani nel M5S diciamo in modo amichevole ma franco che per non fare la fine di Rifondazione Comunista o di Tsipras il M5S non deve fare gli stessi errori. Innanzitutto deve scegliere se essere alleato o avversario dei lavoratori. Nel primo caso dovrà essere capace di mobilitare la loro forza verso obiettivi realistici, ma che riflettano un’altra idea di società, basata sull’uguaglianza, la vera partecipazione popolare, non via web, alle grandi scelte, il controllo dell’economia da parte dei lavoratori, dei piccoli risparmiatori e dei ceti popolari. Sennò è destinato a fallire.