Zero plastica : ‘il rap è politica’

Abbiamo incontrato gli Zero Plastica 5 anni fa per proporre loro di sostenere la lotta degli operai Fincantieri con un rap. Li reincontriamo in occasione della uscita di Global Revolution Mixtape Vol. 1, il loro ultimo album.

Ieri Fincantieri, oggi l’ILVA. Non cambia mai nulla?

Il mondo cambia, è in continua evoluzione, sempre più veloce, frenetico, usa e getta. Le uniche cose che non cambiano mai sono i giochi di potere di chi ha i soldi e lotta per i soldi a tutti i costi, alla faccia di chi riesce a sopravvivere, quando va ‘bene’. La storia è sempre la stessa: c’è chi guadagna e c’è qualcuno che perde… E spesso sono le persone comuni a rimetterci. Gli operai sono fortunati quando hanno i sindacati a proteggerli e perso-ne come Troccoli (RSU FIOM alla Fincantieri di Genova NdR) che danno loro voce. Ma quelli che non hanno una persona spettacolare come Giulio che lotti insieme a loro – artigiani, partite IVA di quasi ogni genere, musicisti, piccole e medie imprese, ecc. – sono fottuti. Sono carne da campagna elettorale. O per i vermi.

Il vostro ultimo album, Global Revolution Mixtape Vol. 1, è un grido di rabbia contro politici, banche e multinazionali che affamano una parte della società, ma anche un appello a reagire. Voi vi definite un gruppo militante. Che obiettivi vi date?

Alcuni ci definiscono ‘militanti’, in realtà. E a noi piace. Alla Digos fa comodo. Non abbiamo un obiettivo, ma dei sogni e dei doveri. Come quello di dire le cose come stanno e di dire ‘NO’ a ciò che non ci va. L’obiettivo non è istruire ma, al massimo, sensibilizzare, far riflettere. Dicono anche che noi diamo voce a un movimento globale che c’era prima del G8 di Genova ed è tornato poi con Occupy Wall Street, ma in realtà la nostra coscienza politica si è formata anche grazie al G8 e continua a formarsi e a informarsi ogni giorno. Siamo qui per imparare, fondamentalmente.

I giovani sono schifati dalla politica. Il rap può avvicinarli a un’altra politica? Come?

Come biasimarli? Quella attuale non è politica, soprattutto in Italia. È gioco di potere, soldi, mafia, fascismo mascherato da pseudodemocrazia. Il Rap è politica, forse una delle ultime forme di politica rimaste possibili. È la CNN dei poveri, come ha detto Chuck D. È Libertà che passa attraverso un microfono. È pensiero in movimento, informazione, coinvolgimento, dibattito. È un confronto, anche se i media continuano a rappresentare solo gli aspetti più superficiali di questo fenomeno. Ma è molto più semplice rinchiudere il tutto in un genere musicale di moda, piuttosto che analizzare una forma di pensiero che accomuna ragazzi e ragazze nel Bronx come a Gaza, o a Rio, Genova, Ulan Bator, Canberra… O a minoranze come quelle dei Baschi o dei Sami (che, per altro, sono presenti nel nostro disco).

Più di 50 artisti da tutto il mondo hanno contribuito al disco. Potremmo dire ‘rapper di tutto il mondo, unitevi’?

A parte i viaggi che ci hanno fatto conoscere altri nostri ‘colleghi’ di altri Paesi, abbiamo sfruttato internet… Che è un mezzo creato dai militari. Ma l’abbiamo usato per dare un messaggio di Pace e Unità – principi fondanti della Zulu Nation (https://en.wikipedia.org/wiki/Universal_Zulu_Nation), l’istituzione più antica della Cultura Hip Hop -, anche se questa può passare attraverso la lotta e la protesta. Che unisce l’Italia con gli Stati Uniti, Cuba, Sud Africa, Turchia, Australia, Cile. Ecco: il giorno che i rappers di tutto il mondo prenderanno davvero coscienza del potere che hanno, sarà la Rivoluzione. Anche se non verrà trasmessa dalla televisione.

Puoi scaricare gratuitamente Global Revolution Mixtape Vol. 1 dal sito degli Zero Plastica: http://www.zeroplastica.com/