Boicottaggio invalsi la ‘Buona scuola’ miete nuove vittime

Tredici studenti sono stati sospesi per aver boicottato le prove Invalsi svoltesi nelle scuole il 12 maggio scorso; è successo nell’Istituto Alberghiero Scappi di Casalecchio. A distanza di una settimana dalle prove sono arrivate le sanzioni disciplinari: sospensione ‘con obbligo di frequenza’, per sei giorni, dal 23 al 30 maggio. Il rischio è che questo durissimo provvedimento incida anche sul voto di condotta nella pagella di fine anno.

Il boicottaggio delle prove Invalsi, è una campagna molto sentita nel movimento studentesco nazionale e viene portata avanti da anni con l’intento di abolire questa prassi che tende a ridurre la valutazione della crescita personale e scolastica degli studenti ad un test di domande a risposta multipla, e che impedisce agli studenti di esprimersi liberamente e limita la possibilità di sviluppare un pensiero critico e razionale. In occasione dei test del 12 maggio, molte organizzazioni studentesche hanno portato avanti la campagna del boicottaggio, sostenuta anche dallo sciopero nazionale proclamato dai Cobas per dire no alla ‘scuola a quiz’. Mai prima d’ora si era però verificato un episodio di repressione così duro. Sarà il segno dei tempi? Con l’entrata in vigore della riforma della scuola pubblica, la ‘Buona scuola’, attuata dal governo Renzi, è stata introdotta la figura del preside-manager investito di poteri quasi assoluti nella gestione dell’organico, della mobilità del personale, delle assunzioni, delle supplenze e dell’offerta formativa; togliendo di fatto ogni potere decisionale agli studenti, agli insegnanti e al personale.

Questo episodio è la dimostrazione del riassetto, tutt’altro che democratico, della gestione della scuola pubblica: a decidere l’applicazione di questo durissimo provvedimento è stata infatti la dirigente scolastica dell’Istituto, Paola Mabelli, che ha deciso, in assoluta autonomia, senza nemmeno riunire un consiglio di classe, di ‘dare un segnale educativo’ ai ragazzi. Dunque nella scuola pubblica di Renzi, ‘il rottamatore’ che ha fatto della riforma costituzionale una ‘coraggiosa’ battaglia personale, non solo si valuta lo sviluppo intellettuale e personale degli studenti con test omologati e sterili, ma si vuole anche insegnare che esprimere un’opinione critica a una regola vigente è sbagliato e addirittura severamente punibile.

E’ probabile che questo episodio di repressione non sarà l’ultimo e che il pesante attacco che l’istruzione pubblica sta subendo porterà all’inasprirsi di norme repressive e gestione autoritaria della vita scolastica. Per cambiare questo stato di cose e riprendere il controllo democratico di un organo fondamentale della società che ha il difficile compito di formare le nuove generazioni, è necessario un movimento organizzato di studenti e lavoratori che lottino per una scuola pubblica laica, democratica, gratuita, di qualità e accessibile a tutti.