Viaggio ad Auschwitz-Birkenau: la storia insegna ma non ha scolari

Riceviamo e pubblichiamo questo articolo scritto da un insegnante di Storia di una scuola di Bologna recatosi recentemente in visita con i suoi studenti nel campo di concentramento di Auschwitz.

L’orrore e la barbarie sono purtroppo una costante della storia umana, tuttavia solo nel ‘900 genocidi e stermini di massa hanno raggiunto il loro apice in quanto ad ampiezza e sono stati organizzati e pianificati su larga scala in tutto il mondo. Il punto di arrivo di questa barbarie compiuta da uomini contro loro simili è stato di certo l’universo concentrazionario nazista, con i suoi campi di sterminio in cui morirono oltre 12 milioni di persone e di cui Auschwitz-Birkenau è stato il centro maggiormente operativo (circa 1 milione e mezzo di morti in appena 3 anni di attività).

È difficile descrivere le sensazioni che si provano visitando un campo di sterminio nazista: in quel luogo si percepisce ancora oggi un orrore così grande, che per comprendere ciò che si prova le parole non bastano: Occorre visitare il campo di persona. Non so se suscitino più impressione le camere a gas, i resti dei capelli e dei denti delle vittime, gli oggetti personali dei bambini uccisi o le fotografie di intere famiglie destinate allo sterminio; ciò che è certo è che la visita di Auschwitz tocca profondamente ogni persona.

La Shoah non è tuttavia l’unico esempio di genocidio nella storia: c’è un filo rosso che lega l’orrore nazista con i gulag staliniani, i massacri dei Khmer rossi di Pol Pot in Cambogia, lo sterminio di interi popoli compiuto dalle potenze coloniali europee, il genocidio del popolo armeno e i ‘desaparecidos’delle dittature militari in America Latina. In questi e in altri episodi, infatti, milioni di persone innocenti sono state trucidate solo per il fatto di appartenere ad un popolo, ad una etnia reputata inferiore o perché considerati ‘nemici’dallo stato. Fra tanta barbarie il primato spetta tuttavia al lager nazista, in quanto fu l’unico caso nella storia in cui lo stermino di massa non fu semplicemente il frutto di una politica, per quanto criminale, di uno stato o di un governo, ma fu un genocidio del tutto pianificato e portato avanti con una metodicità e una perfezione spaventosa. In questo senso i crimini nazisti costituiscono un ‘unicum’nella storia umana.

L’orrore di Auschwitz, comunque, non venne dal nulla: esso non fu il frutto irrazionale di una presunta malvagità innata nell’uomo, il campo di sterminio è anzi l’emblema stesso della razionalità dei tempi moderni, una razionalità che ha perso ogni valore umanitario e che giudica gli individui solo in base al profitto che possono produrre per la società. Nella camere a gas venivano sterminate, oltre agli ebrei, tutte quelle persone che non erano più produttive per il Reich, fra cui portatori di handicap e malati. In questo senso Auschwitz è anche il frutto della moderna società capitalistica, che mette il profitto al primo posto, anche prima della vita umana. Troppe volte sentiamo dire che deboli e malati sono un costo per lo stato poiché sono improduttivi; sentendo questi discorsi dovremmo allarmarci immediatamente e ricordarci dove può condurre una simile mentalità utilitarista se portata alle sue conseguenze più estreme.

Auschwitz fu tuttavia soprattutto il prodotto dell’odio razziale, che considera i cosiddetti ‘diversi’ (ebrei, omosessuali, Rom ecc.) come feccia da eliminare.

Dallo studio di questi avvenimenti non dobbiamo trarre meri fatti storici, occorre anche riflettere e cercare di migliorare ed affinare il nostro senso di umanità, parola-chiave di questa esperienza.

Auschwitz deve diventare il simbolo stesso della violazione dei diritti umani, troppe volte calpestati nel corso della storia.

Pensiamo ad Auschwitz tutte le volte che apprendiamo della morte in mare di migliaia di migranti e profughi nell’indifferenza dell’occidente, pensiamo ad Auschwitz quanto vediamo le immagini di bambini siriani brutalmente uccisi dai bombardamenti dell’occidente e della Russia, pensiamo ad Auschwitz quando apprendiamo che innocenti sono stati uccisi dai tagliagole fondamentalisti dell’Isis nel corso di attentati terroristici ed esecuzioni, pensiamo ad Auschwitz quando alcuni paesi europei costruiscono muri per impedire l’acceso dei profughi, pensiamo ai campi di sterminio nazisti tutte le volte che vediamo violazioni dei diritti umani ed episodi di barbarie compiuti da uomini contro altri uomini.

La memoria è fondamentale poiché se comprendere Auschwitz è impossibile, conoscere è necessario, come è indispensabile riflettere su questi fatti storici per capire il presente e cercare di migliorarlo, combattendo ogni giorno contro il razzismo e contro ogni discriminazione.

Il nazismo non è morto ma vive in tutti coloro che propagandano l’odio razziale contro immigrati e Rom, in tutti coloro che pensano che il profitto sia più importante dei diritti umani.

Come diceva Primo Levi, discriminare interi gruppi etnici e religiosi conduce inevitabilmente al lager, ritenere interi gruppi di persone inferiori e dunque indegne di vivere è il primo passo per la loro eliminazione fisica. L’indifferenza verso la sofferenza di altri uomini è deleteria, anzi è proprio l’indifferenza che ha portato gli uomini ad accettare e a non battersi sin da subito contro il nazifascismo e i suoi orrori.

Nel 1938 i grandi della terra si incontrarono negli USA presso il presidente F. D. Roosvelt per decidere le sorti dei centinaia di migliaia di ebrei e dissidenti politici che scappavano dal nazifascismo: le grandi potenze decisero di non accogliere o comunque di limitare al minimo l’accoglienza di questi profughi…vogliamo davvero che la storia oggi si ripeta quando milioni di uomini, donne e bambini scappano da guerre, terrorismo e miseria?

Lasciare morire in mare decine di migliaia di persone non è poi così diverso da sterminarle con le camere a gas!