Iran ennesimo sindacalista in carcere

Jafar Azimzadeh, presidente del sindacato Free Union of Workers of Iran, è stato condannato a 5 anni di reclusione per aver agito la sicurezza nazionale del suo paese e la pace sociale e a un anno per propaganda contro la Repubblica Islamica. Inoltre gli è stato proibito di fare attività politica e sindacale e di usare internet per 2 anni. Nei documenti processuali lo si accusa anche di essere ‘nato con idee marxiste’. Jafar è un sindacalista che si batte per l’aumento del salario minimo, per la libertà di organizzazione sindacale e di promuovere liberamente manifestazioni, scioperi e comizi pubblici, come quello tenutosi il Primo Maggio del 2009 nel Parco Laleh a Tehran. Dalla fine di aprile Jafar è in sciopero della fame e il 21 maggio è stato ricoverato in ospedale. Le sue condizioni sono ormai critiche.

Questo è il trattamento che viene riservato ai lavoratori e ai loro rappresentanti in un paese dove – secondo  i nostri media – oggi governa il moderato Rohani e con cui i nostri governi e le nostre aziende sono in procinto di rimettersi a fare affari (ammesso che abbiano mai smesso) dopo l’Accordo sul nucleare e la revoca dell’embargo internazionale. Un provvedimento richiesto per anni ad alta voce da partiti italiani di governo e di opposizione. Ad aprile, poche settimane dopo la visita ufficiale di Rohani in Italia, Renzi è stato a Tehran, accompagnato tra gli altri dall’amministratore delegato ENI, Claudio De Scalzi, Stefano Cao ad di Saipem, Alberto Nagel ad di Mediobanca, Renato Mazzoncini ad di FS, Alessandro Castellano ad di Sace, Giampietro Benedetti presidente e ad di Danieli. ‘L’Italia è un grande amico dell’Iran – ha dichiarato – e qui ci sono molte occasioni di business per le nostre aziende’. Affari fatti sulle spalle dei lavoratori iraniani grazie alla violazione dei loro più elementari diritti. Il capitalismo italiano e i suoi rappresentanti politici hanno le mani sporche del sangue dei lavoratori iraniani.

La solidarietà nei confronti di Jafar e dei numerosi lavoratori e sindacalisti iraniani detenuti nelle carceri del Regime è un dovere di tutti i lavoratori e delle organizzazioni della sinistra, che spesso, quando si parla di Iran, balbettano e magari ci spiegano che la Repubblica Islamica è un ‘baluardo contro l’imperialismo’. Far circolare l’informazione circa questa barbara repressione è il modo più semplice per fare qualcosa. Per questo invitiamo tutti a condividere e diffondere questa nota. Altre notizie si trovano su http://free-them-now.blogspot.it/, blog della campagna per al liberazione dei lavoratori iraniani in carcere.