Immigrazione 60 anni fa il disastro di Marcinelle

L’8 agosto del 1956, nella miniera di Bois du Cazier a Marcinelle, nei pressi della città di Charleroi in Belgio si verificò il più grande disastro minerario che il Belgio abbia mai conosciuto. Vi furono 262 vittime, di dodici diverse nazionalità, di cui più della metà furono italiani. Si trattò d’un incendio, causato dalla combustione d’olio ad alta pressione innescata da una scintilla elettrica. L’incendio, sviluppatosi inizialmente nel condotto d’entrata d’aria principale, riempì di fumo tutto l’impianto sotterraneo, provocando la morte di 262 persone delle 274 presenti.

A morire furono immigrati italiani e non trattati come bestie e come vera e propria merce da scambio da parte dei governi italo-belgi. Il 23 giugno 1946 venne infatti firmato dai governi dei rispettivi paesi il Protocollo Italo-Belga che prevedeva l’invio di 50 000 lavoratori in cambio di alcune tonnellate di carbone.

Tra il 1946 e il 1949, 77.000 italiani furono reclutati per lavorare nelle miniere di carbone del Belgio. Oltre alle condizioni di lavoro molto difficili, i minatori vennero letteralmente ammassati in capanne senza acqua corrente che erano servite come campi per prigionieri di guerra durante la seconda guerra mondiale. I minatori italiani furono spesso vittime di razzismo e dovettero subire il disprezzo da parte dei datori di lavoro belgi per i quali la vita dei minatori italiani valena davvero poco.

I razzisti, gli xenofobi, tutti quelli che gridano contro ‘l’invasione’ dei profughi e dei migranti, tutti quelli che vorrebbero rimpatriare i ‘clandestini’ farebbero bene a ricordare che 60 anni fa, 262 minatori quasi tutti operai migranti, ‘rital o maffiosi’ come venivano chiamati con disprezzo gli italiani emigranti, morirono sottoterra nell’indifferenza delle autorità e dei padroni nel tentativo di portare a casa il pane per le loro famiglie. L’indifferenza nei confronti dei minatori italiani è la stessa con la quale si guarda all’immane tragedia quotidiana del Mar Mediterraneo. Il ‘mare nostrum’ nel quale sono morte nel solo 2016 300 persone al mese. Esseri umani, giovani, donne e bambini, alla ricerca come i minatori di Marcinelle di una via di fuga dalla povertà e dalla miseria del loro paese.