Terremoti 5mila euro per rifare un tetto…

A 7 anni dal terremoto dell’Aquila ci un’altra tragedia. Tutti si stracciano le vesti e scoprono, come sempre troppo tardi, che qualcosa non ha funzionato, che gli interventi antisismici non sono stati fatti o sono stati fatti male. E intanto ci sono altri 300 morti e migliaia di persone hanno perso tutto. Renzi, a suo modo, si è mosso bene, precipitandosi sul posto, impegnandosi a ricostruire i paesi distrutti così com’erano, chiedendo all’Europa di poter spendere il necessario e spendendo retorica a piene mani verso la Protezione Civile. Ma sono solo parole. I fatti ci dicono che i soccorsi sono arrivati dopo 6 ore e ci si chiede quante vite si sono perse per questo. Certo non è colpa dei volontari, ma di un sistema che non funziona. L’Italia è un paese ad altissimo rischio sismico. Dato che non possiamo prevedere i terremoti l’unica soluzione è mettere in sicurezza, per quanto possibile, gli edifici e dotarsi di una Protezione Civile più efficiente, ma ciò richiederebbe investimenti enormi a carico dello Stato.

Così si è scelto di affrontare un problema di tutti lasciando ai singoli cittadini la scelta di affrontare o meno l’onere delle ristrutturazioni affrontando la roulette dei fondi regionali, gestiti da una mostruosa macchina burocratica. La Regione Lazio ha istituito una commissione di 12 membri (metà con gettone di presenza) che si riunisce ogni settimana per sorteggiare i progetti di lavori da sottoporre a controllo. L’Ordine degli Ingegneri di Roma ha calcolato che per rifare il tetto di un edificio di 30 mq si spendono oltre 5mila euro in burocrazia, parte dei quali va anticipata senza sapere se i soldi arriveranno. I tempi per le pratiche sono biblici e così i più rinunciano.

La soluzione alternativa ‘di mercato’ è l’assicurazione obbligatoria: rassegnatevi a perdere la casa e a ricostruirla. Siamo andati a vedere come funziona in California, zona ad altissimo rischio come l’Italia. Lo Stato aveva imposto alla assicurazioni di includere la copertura antisismica nelle polizze casa. Col risultato che la assicurazioni hanno smesso di stipularne, perché non sarebbe stato conveniente. Così è dovuto intervenire lo Stato, ma le polizze coprono solo una parte del rischio e a condizione che il proprietario dell’immobile dimostri di poter anticipare il 15% del suo valore di mercato. Se la tua casa vale 200mila dollari devi avere 30mila dollari in banca. Insomma lo Stato interviene a spese di tutti per ricostruire parzialmente la case dei più ricchi: anche i terremoti sono una questione di classe.

In Italia il risultato della subordinazione della vita umana al dio mercato è che secondo l’Ordine Nazionale degli Ingegneri dal terremoto del Belice (1968) le ricostruzioni sono costate l’equivalente di 120 miliardi di euro attuali, mentre la messa in sicurezza oggi ne costerebbe 90 (e se avessimo incominciato allora sarebbe costata molto meno). Si tratta del frutto di ‘errori’ o di un’incapacità della nostra classe politica? 7 anni fa tutti si scandalizzarono per le intercettazioni dei due imprenditori che festeggiavano la tragedia dell’Aquila pensando a quanto ci avrebbero guadagnato. Stessa cosa qualche settimana fa, quando Bruno Vespa si è lasciato scappare che il terremoto  è un’occasione per far crescere il PIL. Ma non si tratta di semplici gaffes ‘italiane’. L’economista Milton Friedman, dopo l’arrivo dell’uragano Katrina a New Orleans, disse che si trattava di una tragedia ma anche di un’opportunità. Il parlamentare Richard Baker aggiunse che ‘finalmente l’uragano ha spazzato via le case popolari. Noi non potevamo farlo. Lo ha fatto Dio per noi’. L’International Herald Tribune, dopo lo tsunami del 2004, osservò: ‘Lo tsunami che ha raso al suolo la costa come un bulldozer gigante ha offerto agli imprenditori edili un’opportunità che non osavano neppure sognare e loro si sono mossi rapidamente per coglierla’. I veri sciacalli sono loro. Finché saremo governati da rappresentanti del potere economico e finanziario continueremo a vedere morti a ogni scossa del suolo. Per evitare che ciò accada non basta la solidarietà nei confronti delle vittime. Bisogna lottare per togliere il potere dalle loro mani.