Bologna: gioco sporco dalla campagna per il ‘SI’

Il dipartimento di  Giurisprudenza dell’Università di Bologna ha recentemente organizzato nei suoi locali un ciclo di seminari sulla riforma costituzionale e sul referendum del 4 dicembre. La particolarità di questi seminari risiede nel fatto che la partecipazione ad essi garantisce agli studenti 3 crediti formativi universitari (CFU).

Come ogni studente universitario sa, l’ottenimento di 3 CFU extra curriculari può avvicinare notevolmente al traguardo della Laurea e può significare la differenza tra il pagare o il non pagare le tasse d’iscrizione per un intero anno universitario. Si tratta quindi di una questione molto importante per tutti gli studenti. Ma il ‘convegno’ non ha nulla di accademico, infatti, come hanno scoperto gli studenti partecipanti al seminario ‘capire la riforma costituzionale’ sette dei nove professori che terranno gli otto incontri sono firmatari del manifesto ufficiale a sostegno delle modifiche della Carta Costituzionale pubblicato sul sito internet del comitato ‘Basta un Sì’.

Si tratta quindi di un’iniziativa fortemente propagandistica organizzata e finanziata dall’Alma Mater Studiorum, l’università più antica del mondo occidentale, per raccogliere consensi attorno al Si’ attraverso la distribuzione di premi, in questo caso i 3 CFU ai partecipanti. Prendendo spunto dal governo Renzi che governa distribuendo premi sotto le elezioni a determinate categorie, cosi’ l’Alma Mater distribuisce CFU agli studenti che partecipano ai convegni per il ‘Si”  L’Alma Mater che si fa vanto di essere da quasi un millenio custode della neutralità della scienza e del sapere non poteva cadere più in basso.

Le università dovrebbero essere un luogo di libera partecipazione e discussione e non uno strumento ideologico al servizio della classe dominante. Gli organizzatori di questo convegno dovrebbero vergognarsi. Quello che è certo è che questo goffo tentativo di camuffare un’iniziativa elettorale in un convegno accademico sortirà un effetto opposto a quello desiderato. Se i baroni dell’università e i rettori che hanno avvallato le controriforme nell’istruzione e l’apertura dei senati accademici ai rappresentanti delle aziende e dei privati sono cosi’ sfacciatamente schierati per il Si’, noi, studenti e giovani precari non possiamo che votare NO!