MIUR e McDonald’s in combutta per il lavoro gratuito

A partire da quest’anno la riforma della ‘Buona Scuola’ del governo Renzi, approvata nell’estate del 2015, rende obbligatori i tirocini gratuiti per tutti gli studenti delle scuole secondarie superiori. In particolare gli studenti degli istituti tecnici e professionali dovranno svolgere 400 ore di stage gratuiti in aziende pubbliche o private, mentre i liceali ne svolgeranno 200.

Il Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha più volte preso le difese della riforma contro gli attacchi da parte di studenti, lavoratori della scuola e genitori per spiegare come l’alternanza scuola-lavoro sia uno strumento molto utile per avvicinare le nuove generazioni al mondo del lavoro.

Il tirocinio può essere effettivamente un buon modo per imparare un lavoro sul campo, ma l’alternanza scuola-lavoro proposta da Renzi e Giannini, più che uno strumento di apprendimento pratico messo a disposizione degli studenti somiglia a uno strumento di usufrutto gratuito di forza lavoro messo a disposizione delle aziende.

Lo dimostra in maniera eclatante la recente notizia di un contratto stipulato tra il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) e la multinazionale americana McDonald’s. Sì avete capito bene: il colosso del fast-food. McDonald’s ha assicurato 10mila percorsi in 500 locali su tutto il territorio nazionale, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, e ha persino aperto una campagna ad hoc: “Benvenuti studenti”. L’obiettivo è quello di insegnare loro ‘le competenze di carattere relazionale e di comunicazione interpersonale fondamentali per approcciare al meglio il mondo del lavoro’.

Ma in che cosa consistono esattamente queste ‘competenze di carattere relazionare e di comunicazione interpersonale’ se non nel vendere panini, patatine fritte e bibite? Quali competenze specifiche possono acquisire gli studenti in un lavoro in cui gli addetti vengono cronometrati mentre servono e non possono superare un certo tempo di interazione con il cliente, perché la cosa importante è vendere il più possibile? La risposta è ovvia; non si tratta di acquisire delle competenze, si tratta di produrre profitto per l’azienda senza essere retribuiti!

Insomma è evidente che chi ne ricava qualcosa non sono certo gli studenti, ma le grandi aziende che hanno la possibilità di far lavorare gratuitamente migliaia di giovani ogni anno, senza nemmeno preoccuparsi di garantire loro dei rimborsi per eventuali spese di viaggio o vitto; infatti queste ultime vengono coperte dalla scuola e solo nel caso in cui essa abbia a disposizione soldi pubblici da destinare a tale scopo.

Attualmente in Italia la disoccupazione giovanile si attesta al 38 % e quasi un giovane su tre non studia e non lavora. In questo tragico scenario, il governo Renzi costringe gli studenti a lavorare gratuitamente per le aziende, condanna le nuove generazioni a lavori sempre più precari e sempre più mal retribuiti, taglia la spesa pubblica e privatizza i servizi pubblici come il trasporto e l’istruzione.

Quando quasi due anni fa abbiamo iniziato a contestare assieme a decine di migliaia di giovani il provvedimento, all’ora in preparazione e divenuto poi ‘Buona Scuola’, fummo tacciati di essere dei conservatori e di essere restii al cambiamento. Oggi possiamo dire che ci avevamo visto giusto e che dietro alla retorica che vorrebbe inserire sin dalla loro più giovane età gli studenti nel mondo produttivo per combattere la disoccupazione, si nascondono in realtà interessi e privilegi dei grandi gruppi industriali e finanziari internazionali, che dettano leggi anche in questo paese. Per questo motivo siamo anticapitalisti.