Cinema 7 minuti: la coscienza di classe irrompe sullo schermo

Regia: Michele Placido Cast: Cristiana Capotondi, Ambra Angiolini, Ottavia Piccolo, Fiorella Mannoia, Violante Placido, Michele Placido, Balkissa Maiga

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Ispirato alla vera lotta delle operaie francesi di Yssingeaux, 7 minuti, film di Michele Placido tratto dall’omonimo spettacolo teatrale di Stefano Massini, portato sulle scene l’anno scorso da Ottavia Piccolo per la regia di Alessandro Gassman, è un film coraggioso, intelligente, politicamente scorretto e pieno di poesia. Una fabbrica con 300 operaie viene acquistata da un’azienda francese. L’azienda è sana. La nuova proprietà si impegna a mantenere salari e posti di lavoro, ma chiede un ‘piccolo sacrificio’: la riduzione della pausa pranzo di 7 minuti. Le 11 delegate del consiglio di fabbrica devono decidere se accettare la proposta. Ottavia Piccolo, la loro portavoce, una vecchia delegata sindacale che negli anni ha accettato troppi compromessi e ha sperimentato come, a furia di piccole rinunce, la condizione operaia sia precipitata, propone di respingerla, ma si trova di fronte a un muro. Come lei da giovane le altre esponenti del consiglio di fabbrica pensano che pur di mantenere il lavoro sia giusto accettare. Ognuna ha le sue ragioni. C’è la madre di 4 figli, meridionale, che ha dovuto accettare l’elemosina della parrocchia per poter comperare i libri alla figlia universitaria, ci sono le  immigrate, disposte a tutto pur di salvare ciò per cui hanno abbandonato i propri paesi, c’è una giovane operaia 20enne, che non se la sente di perdere il suo primo impiego e altre, che non sanno come spiegare alle colleghe già in festa fuori della fabbrica che bisogna dire di no a un piccolo compromesso. E’ la rappresentazione realistica di una classe operaia divisa da contraddizioni etniche, anagrafiche, culturali.

Mentre padroni francesi e italiani aspettano sempre più nervosamente l’esito della riunione, la discussione in consiglio di fabbrica, drammatica e a tratti addirittura violenta, cambia le carte in tavola. La vecchia delegata, accusata da un’altra delegata africana di essere complice del padrone, si dimette e abbandona la sala. Ma l’idea che i 7 minuti siano semplicemente un modo per aprire la strada a ulteriori ‘sacrifici’ a poco a poco si insinua tra le lavoratrici rimaste e all’ultima definitiva votazione il voto della lavoratrice 20enne risulterà decisivo (un’indicazione anche politicamente intelligente).

Se in Francia ormai da anni il filone del cinema sociale, che guarda con interesse al mondo del lavoro e alla classe operaia industriale, è una realtà consolidata (si pensi ai film di Robert Guédiguian e Laurent Cantet), in Italia è la prima volta che il grande cinema si occupa di una lotta di fabbrica. Il testo di Massini e la regia di Placido hanno il merito di raccontare una storia difficile, l’incontro-scontro delle storie di 11 operaie (bravissime tutte le attrici, più e meno note), tratteggiate in modo essenziale e senza indulgere alla retorica. Ognuna di loro ha le sue ragioni. Chi le racconta le fa venire a galla senza giudicarle, ma alla fine tifa per la lotta. Che le grandi case di produzione nostrane si orientino verso questo tipo di film è emblematico. Il cinema è business, ma se in Italia si cominciano a fare affari con film e spettacoli teatrali come questi significa che forse qualcosa nell’aria sta cambiando.