E’ morto Fidel Castro

Fidel Castro si è spento. Il principale leader, assieme a Che Guevara, della rivoluzione cubana è morto all’età di novant’anni. Su questo controverso protagonista della storia del ‘900 si è detto e scritto moltissimo; in molti lo hanno considerato un grande rivoluzionario, altri un dittatore spietato.

Dal nostro punto di vista è difficile separare il personaggio dall’opera. Un giudizio su Castro è essenzialmente un giudizio sulla rivoluzione cubano. Come marxisti e rivoluzionari difendiamo convintamente tutte le conquiste sociali della rivoluzione cubana del 1959. Tra queste conquiste l’istruzione pubblica completamente gratuita, la casa e il lavoro per tutti, lotta contro l’analfabetismo e la mortalità infantile. Difendiamo inoltre gli indubbi benefici che il popolo cubano ha avuto grazie alla pianificazione economica, che ha permesso un miglioramento della qualità della vita del popolo cubano, la nazionalizzazione dei principali mezzi di produzione del paese strappati dalle mani delle multinazionali, la riforma agraria progressista che portò alla distribuzione delle terre ai contadini e alla lotta contro la mafia e il narcotraffico. Riconosciamo infine a Fidel il merito di aver combattuto il criminale imperialismo statunitense che prima della rivoluzione controllava l’isola e ne sfruttava le risorse e gli abitanti per arricchire le multinazionali, un imperialismo che per i suoi scopi si serviva di dittature criminali e reazionarie come quella di Batista, dittature sostenute dai capitalisti e dalla mafia del paese.

I meriti della rivoluzione cubana e di Fidel Castro non devono però farci dimenticare le grandi contraddizioni nel processo rivoluzionario a Cuba e gli errori di Castro e del partito comunista cubano. Fidel instaurò sin dai primi anni sessanta una dittatura burocratica e autoritaria, fondata sul partito unico e sul modello sovietico, una dittatura che represse ogni opposizione e incarcerò migliaia di dissidenti; non solo esponenti della destra reazionaria e filoimperialista ma anche tanti che criticavano il regime cubano da sinistra, ovvero ne criticavano gli aspetti autoritari e burocratici lottando per un’autentica democrazia socialista sul modello di Lenin e Trotsky. Centinaia di marxisti rivoluzionari(trotskisti) furono arrestati a Cuba negli anni ’60 con le false accuse di essere ‘servi dell’imperialismo americano’ o ‘fascisti mascherati’. Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 inoltre il regime castrista attuò delle criminali repressioni contro i cittadini omosessuali, arrestandone parecchi e condannandoli in alcuni casi ai lavori forzati.

E’ nostro dovere difendere la rivoluzione cubana dall’imperialismo e da ogni tentativo di restaurazione capitalistica ma questo non ci deve portare a chiudere gli occhi. Difendere Cuba dall’imperialismo significa per noi attaccare al tempo stesso la burocrazia castrista denunciandone i cedimenti controrivoluzionari. La storia insegna che le burocrazie degli stati operai nati da rivoluzioni proletarie e poi degenerati in dittature burocratiche sono le prime a desiderare, in certe condizioni, la restaurazione del regime capitalistico. Così è avvenuto in URSS e sta avvenendo oggi in Cina; dobbiamo evitare che ciò avvenga anche a Cuba perché ciò farebbe ripiombare il popolo cubano alla mercè dell’imperialismo statunitense.

Lottiamo per una rivoluzione politica a Cuba che cacci la burocrazia castrista e stabilisca nell’isola un socialismo autentico e democratico, basato sul potere dei lavoratori e degli studenti, un socialismo che garantisca piena libertà a tutte le organizzazioni democratiche e socialiste.

Massimo Amadori