Igiene ambientale c’è ancora chi dice no!

Arrivano col contagocce notizie e dati sull’andamento dello sciopero nazionale dell’igiene ambientale convocato lunedì da alcune sigle del sindacalismo di base su richiesta del Coordinamento Nazionale per il NO al Contratto formatosi il 16 ottobre a Firenze, per iniziativa di gruppi di lavoratori e delegati sindacali provenienti dalla Liguria, dalla Lombardia, dalla Toscana e dal Lazio. L’adesione non è stata altissima, come era prevedibile. Gran parte dei lavoratori, dopo la beffa del referendum ‘aggiustato’ da CGIL CISL e UIL, considera la battaglia sul contratto un capitolo chiuso. Le organizzazioni firmatarie hanno fatto del loro meglio per boicottare l’iniziativa che mette a nudo la loro perdita di credibilità nel settore. A Genova qualche sindacalista della CGIL è arrivato a dire ai lavoratori che partecipare allo sciopero sarebbe stato pericoloso perché si trattava di uno sciopero ‘non autorizzato’.

Tuttavia il segnale che arriva in particolare da alcune città indica che nelle aziende di alcune grandi città quei nuclei di lavoratori e delegati sindacali che avevano condotto la straordinaria battaglia sul referendum non hanno smobilitato e ciò significa che il dissenso non è stato neutralizzato e può generare ulteriori momenti di conflitto. A Roma l’adesione ha raggiunto circa il 10% (con punte del 50% in alcune sezioni secondo l’Unione Sindacale di Base). Una settantina di lavoratori AMA in tutto ha partecipato ai presidi ai cancelli delle sedi di Tor Pagnotta e Ponte Malnome, incontrando anche la (a questo punto) ex assessore Paola Muraro, uno dei suoi ultimi atti prima delle dimissioni. A Firenze una cinquantina di dipendenti della Quadrifoglio ha manifestato davanti alla direzione. A Bologna si parla di punte del 20% di adesione allo sciopero.

A Genova una settantina di lavoratori ha dato vita a un breve corteo fino alla sede centrale di AMIU. I dati sullo sciopero parlano di un’adesione del 16,5%, ma non è chiaro se si tratta di una percentuale sul numero dei dipendenti o su quelli in turno, il che potrebbe far crescere la partecipazione reale tra il 20% e il 25%. Un’ulteriore conferma della bancarotta di CGIL CISL e UIL in una città in cui il sindacalismo di base è tradizionalmente assente dal settore e dunque il risultato è espressione di una rottura tra un settore significativo di lavoratori e le politiche di quelle organizzazioni. In un comunicato diffuso lunedì sera dalla sezione genovese del Coordinamento Nazionale per il NO si ringraziano le ‘organizzazioni sindacali che hanno aderito all’appello del Coordinamento Nazionale per il NO, garantendoci la possibilità di realizzare questa giornata di lotta a livello nazionale’ – ma prosegue la nota – ‘continueremo in ogni caso la nostra battaglia da lavoratori nei confronti dell’intero sindacato perché vengano messe in campo iniziative adeguate a respingere l’attacco messo in campo nei confronti nostri e dei nostri colleghi della altre città’.

E forse non è proprio casuale che il blitz tentato dal sindaco Doria per portare in giunta e in consiglio comunale la cessione di AMIU a IREN (si era parlato addirittura di un voto previsto per il 27 dicembre…) sia naufragato rapidamente. La delibera verrà presentata in giunta venerdì, ma la discussione in aula alla fine dovrebbe slittare a dopo le vacanze. Lo sciopero di lunedì manda un messaggio chiaro a Doria e a un PD reduce dalla batosta  del 4 dicembre e in vista delle amministrative di primavera: Comune, AMIU, IREN e sindacato possono mettersi d’accordo come vogliono, ma poi se la dovranno vedere coi lavoratori, che – come hanno scritto nel comunicato di lunedì – sono ‘stufi di pagare il prezzo di politiche aziendali e di settore che non hanno deciso loro’. CGIL CISL e UIL non sono più in grado di far digerire loro qualsiasi rospo.