GENOVA Comunarie: la crisi nel M5S

Che a Genova il candidato sindaco dei 5 Stelle ‘doveva’ essere Pirondini, il musicista incoronato ieri da Grillo dopo la scomunica inflitta alla vincitrice delle ‘comunarie’, Marika Cassimatis, noi lo sapevamo da dicembre. E dunque non ci stupiamo. Ma in città l’impatto del golpe grillino sul suo potenziale elettorato potrebbe essere devastante. Dopo l’uscita di 3 consiglieri comunali (su 5) e di un consigliere regionale questo ulteriore trauma potrebbe spingere gran parte di quegli elettori che avrebbero votato i 5 Stelle più per fischiare fallo ai partiti  che per convinzione (e sono tanti) a lasciar perdere. Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, che governano in perfetta armonia la Liguria, godono: tra le macerie del PD e le faide dei 5 Stelle potrebbero fare il colpaccio e, dopo essersi presi la regione e Savona, prendersi anche Genova e La Spezia (Imperia è loro da sempre). Tanto più che i fuorusciti del M5S sono orientati a un’alleanza con la ‘sinistra’, che toglierebbe voti al Movimento e al PD ma non alla destra.

Ma, aldilà dei riflessi locali, la vicenda segna l’inizio della parabola discendente dei 5 Stelle e ne accelera il processo di disgregazione. Nel chiedere ai suoi un atto di fede Grillo rivela la sua disperazione e la confusione di un leader che, per tenere a galla la propria creatura, è costretto a sconfessarne i miti fondatori: la democrazia del mouse travolta dall’epurazione della vincitrice sgradita, la trasparenza a prova di webcam spazzata via dalle decisioni prese dal ‘garante’ perché ‘gli hanno riferito che…’. Al passo di lato del ‘capo’ politico segue, a distanza di pochi mesi, il ritorno salvifico del ‘garante’ che difende a sciabolate le sacre tavole di una legge ignota e decisa non si sa da chi. Il figlio prediletto Di Maio un giorno incontra in giacca e cravatta i rappresentanti della finanza londinese e il giorno dopo allenta il nodo della cravatta ed evoca la violenza delle piazze. Come la rottamazione renziana, insomma, la rivoluzione civica 2.0 grillina dà luogo alla logica dell’uomo solo al comando e ai trucchetti da politicante. D’altra parte la disciplina e il carisma del leader sono l’unico collante in grado, almeno per un po’, di tenere insieme e dare forma a un movimento che non è né di destra né di sinistra, che non ha riferimenti sociali definiti e che cambia programma politico e regole a seconda della temperatura e dell’umidità atmosferica.

Noi siamo di sinistra. Ci rivolgiamo ai lavoratori e a chi oggi studia per potersi guadagnare da vivere (lavorando) domani, ma anche a quel pezzo di ceto medio massacrato dalla crisi e dai governi di centrodestra e di centrosinistra. Abbiamo un programma politico che difende gli interessi di questa parte, maggioritaria, della società. E un’idea di democrazia basata su regole certe e costanti nel tempo: si discute, se non si è d’accordo si vota alzando la mano e si segue la decisione della maggioranza e non abbiamo ‘garanti’ a darci o toglierci il bollino. Roba vecchia si dirà, ma in questo modo, proprio a Genova, abbiamo costruito una forza che ha logorato la giunta di centrosinistra e messo fine alla carriera politica del sindaco Doria, e lo ha fatto sviluppandosi nelle lotte: dai 5 giorni di ‘sciopero selvaggio’ dei tranvieri e dagli assedi del consiglio comunale da parte dei lavoratori delle partecipate, fino alla clamorosa sconfitta inflitta a Doria sulla fusione IREN-AMIU. Intanto che i 5 Stelle scrivevano emendamenti, facevano interrogazioni e presentavano proposte che se governassero probabilmente non sarebbero in grado di attuare. Se tra gli attivisti 5 Stelle oggi c’è qualcuno che ha voglia di provare un modo di fare politica meno ‘postmoderno’ ma in termini pragmatici più efficace, noi siamo pronti a discuterne.