GENOVA Vincono i lavoratori: fusione AMIU-IREN bocciata

Il sindaco ci aveva messo un carico da 90 rilasciando due interviste al SecoloXIX e Repubblica, in cui minacciava scenari apocalittici se la privatizzazione di AMIU (la società dei rifiuti del Comune), attraverso la cessione a IREN, non fosse passata. E cercando di delegittimare il voto dei lavoratori che la settimana precedente avevano bocciato l’accordo sindacale firmato da CGIL, UIL e FIADEL (le ultime due dopo il voto hanno ritirato la firma) che sarebbe stato espressione di una ‘minoranza’ dei dipendenti e frutto di un ‘clima di tensione e minacce fisiche’. E già che c’era aveva pure denunciato un lavoratore che durante la seduta del consiglio comunale gli aveva urlato ‘coglione’, dicendo ciò che in città ormai pensa il 90% dei genovesi, inclusa buona parte di chi lo votò 5 anni fa.

L’Unione Lavoratori AMIU (ULA), vero motore delle lotte di questo ultimo anno gli aveva risposto sfidandolo a dimostrare di avere lui la maggioranza in consiglio comunale (vedi Genova24 e SecoloXIX) e mobilitando i colleghi, che ieri, con la copertura di un’assemblea sindacale indetta da CISL, UIL e FIADEL, si sono assiepati in più di 300 davanti al Comune blindato dalla Questura su richiesta della giunta per poi dare vita a un corteo che ha attraversato la città e bloccato per alcuni minuti la sopraelevata. Le interviste di Roberto Delogu a Primocanale e a Fabrizio Nigro su Genova24 spiegano le ragioni dei lavoratori.

La pressione esercitata dai lavoratori, lasciati soli da una CGIL che ha avuto come unica preoccupazione quella di salvare il sindaco (ma molti iscritti e delegati CGIL erano in piazza) e con al loro fianco alcune organizzazioni sindacali smarcatesi tatticamente dalla CGIL solo negli ultimi giorni, è riuscita a fare la differenza. La loro forza, saldatasi già nelle scorse settimane a quella delle associazioni ambientaliste e pronta a saldarsi anche con quella dei commercianti in agitazione per gli annunciati aumenti della TARI, ha spaccato anche la maggioranza di centrosinistra (3 consiglieri della Lista Doria non hanno seguito le indicazioni del sindaco) e spinto il centrodestra, che fino alla mattina sembrava intenzionato a salvare Doria astenendosi, a votare contro. Il risultato 19 contrari e 14 a favore, è un sonoro schiaffo, segna la fine politica di Doria e potrebbe spingerlo nelle prossime ore ad annunciare le dimissioni.

Doria ha risposto come al solito in modo isterico, definendo il no una ‘scelta irresponsabile’ ed evocando forti aumenti della TARI e lo spacchettamento di AMIU. Ma il peso delle conseguenze del voto di ieri non può essere fatte ricadere sui lavoratori. Se AMIU rischia il fallimento non è perché la delibera di eri è stata bocciata, ma perché la politica del PD alleato del sindaco e quella dello stesso sindaco hanno spinto sull’orlo del baratro un’azienda che non ha mai avuto problemi di bilancio. 4 anni fa ControCorrente aveva denunciato inefficienze e sprechi in un dossier sulle aziende partecipate diffuso in centinaia di copie tra i lavoratori e in consiglio comunale e finito sulla scrivania di Doria e dello stesso gruppo dirigente di AMIU. Un’inchiesta in cui tra l’altro anticipavamo alcuni degli scandali rivelati pochi mesi dopo dalla magistratura e che hanno visto finire indagati numerosi dirigenti dell’Azienda di igiene ambientale. I giornali avevano dato ampio spazio alla nostra denuncia senza provocare alcuna reazione da parte del Comune. Qualche tempo dopo il sequestro della discarica di Scarpino, che costringe AMIU a spendere milioni di euro ogni mese per il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti fuori regione e che sta affossando i bilanci aziendali e che è anch’esso il frutto delle inadempienze della politica, inclusa quest’ultima giunta.

Con la loro lotta ULA e i lavoratori di AMIU hanno mandato alla politica un messaggio semplice ed efficace: nessuno può chiedere loro di rispondere per scelte fatte da chi ha amministrato il Comune e l’Azienda. I lavoratori, almeno fino a che non sia riconosciuto loro il diritto di essere padroni e di governare le proprie aziende, non possono che difendere i propri diritti (e quelli degli utenti dei servizi pubblici) facendo opposizione a chi governa (male) la cosa pubblica. E ieri hanno dimostrato di saperlo fare meglio di tanti baracconi politici e sindacali ‘di sinistra’ che hanno affrontato questa vicenda badando solo ai propri interessi politico-elettorali. Lo hanno fatto maturando una coscienza politica, organizzandosi, impiegando il loro tempo libero per scrivere volantini, preparare manifestazioni, combattere dentro i loro sindacati e in azienda. Per questo pensiamo che siano un modello per tutti i lavoratori italiani.