Sinistra: Vecchi tromboni alla riscossa?

Scomponendo e ricomponendo le tessere di un brutto puzzle non si ottiene un bel puzzle. E’ questa la riflessione che ci viene spontanea leggendo le cronache della scissione del PD (sarà la volta buona?), della nascita di Sinistra Italiana e della discesa in campo di Pisapia come ennesimo ‘federatore’ della sinistra. Tutti i personaggi che oggi si presentano come possibile alternativa (o stampella?) a sinistra del PD renziano in realtà sono stati i maggiori responsabili dell’ascesa di Renzi. Il quale infatti ha scalato il PD presentandosi come il più coerente interprete della sua vocazione liberista e della sua ‘svolta a destra’. Con una ‘sinistra’ che per anni ha continuato ad allearsi col PD, presentandocelo come il ‘male minore’ rispetto a Berlusconi. Che chi ha fondato il PD come partito delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, del rigore di bilancio, dei servizi pubblici fatti a pezzi, della cancellazione dell’articolo 18 oggi improvvisamente rispolveri le bandiere rosse per infiammare i cuori di qualche illuso che si ostina a vedere in Bersani ed Emiliano gli uomini della possibile riscossa è patetico.

Ci ricordiamo della stretta di mano tra il Presidente del Consiglio D’Alema e l’allora capo di Confindustria Abete in nome del superamento del posto fisso? Nel 2006-2007, quando noi ci battevamo con la FIOM per bloccare la quotazione in Borsa di Fincantieri, Bersani era ministro dell’Economia e Nicola Fratoianni sosteneva il Governo. Quando a Genova e a Torino eravamo in piazza coi lavoratori del trasporto pubblico contro i progetti di privatizzazione del centrosinistra, dov’erano SEL e la ‘sinistra Dem’? Nelle scorse settimane, ancora a Genova, quasi 2mila lavoratori del gruppo AMIU hanno bloccato la privatizzazione della loro azienda, mandando in crisi una giunta ‘arancione’ guidata dal sindaco Marco Doria, vicino a Pisapia e presente al congresso fondativo di Sinistra Italiana con un messaggio augurale e sostenuto a spada tratta dal PD, senza alcun distinguo al suo interno. Allora che ci stiamo a raccontare? Proprio questa vicenda dimostra che il futuro della sinistra è nelle lotte dei lavoratori e di chi le sostiene, non in una rimpatriata di vecchi tromboni che cercano di salvare la faccia e di far dimenticare il passato facendo appello ai sentimenti ed evocando lo spettro del ‘trumpismo’. Comincino a stare dalla parte dei lavoratori e poi ne parliamo!