8 Marzo contro oppressione di genere e capitalismo

Oggi riprendiamo il significato originale dell’8 marzo – una giornata di lotta internazionale contro l’oppressione delle donne in tutte le sue forme. Oggi in più di 40 paesi nel mondo scioperiamo, manifestiamo, scendiamo in piazza per dire NO alla violenza di genere, alla disuguaglianza economica, alla discriminazione, al sessismo e al rifiuto dei diritti riproduttivi.

Questo sollevamento internazionale delle donne marca una svolta importante del movimento femminista. Non è un caso che sia esploso proprio adesso. La crisi finanziaria globale scoppiatasi nel 2008 ha portato all’elezione di governi populisti (USA, Polonia) e a gravi conseguenze economiche che minacciano i diritti già conquistati da lotte precedenti.

Le politiche di austerità seguite dai governi di ogni colore colpiscono soprattutto le donne, limitano la nostra autonomia e rafforzano problemi come la violenza di genere. Come sfuggire alla violenza se non hai un lavoro, se la paga è così bassa da non permetterti di vivere indipendentemente o il comune taglia i fondi destinati ai centri-antiviolenza e alle case rifugio? Come combattere il sessismo quando il sistema capitalistico trasforma tutto in merce da vendere per fare profitti incluso il corpo delle donne?

Per questo pensiamo che la lotta contro l’oppressione di genere debba andare di pari passo con una lotta anti-capitalista finalizzata ad una trasformazione radicale della società. Solo una rivoluzione strutturale può garantire l’eliminazione di ogni forma di disuguaglianza e oppressione. È per questo che lottiamo in più di 50 paesi dove la nostra organizzazione internazionale anti-capitalista (CWI) è presente.

In Irlanda siamo coinvolte in una lotta importante per cancellare il divieto all’aborto scritto nella costituzione mentre in Polonia siamo state attive nel movimento per evitare la cancellazione totale di questo diritto; in Russia partecipiamo alla campagna contro la decriminalizzazione della violenza domestica; negli Stati Uniti la nostra rappresentante nel consiglio comunale di Seattle, Kshama Sawant è stata in testa a un movimento di massa che ha ottenuto un salario minimo di $15 all’ora; in Inghilterra i nostri sindacalisti giocano un ruolo importante nella lotta contro l’austerità; in Svezia la nostra associazione ha lanciato una campagna contro il sessismo nelle scuole; in Pakistan le nostre donne attiviste sono riuscite, in condizioni molto difficili, a mobilitare e sindacalizzare migliaia di donne lavoratrici del settore tessile e del sistema sanitario. Questi sono solo alcuni esempi delle lotte nelle quali siamo impegnate per trasformare il nostro presente e il nostro futuro.