80 anni dalla morte di Antonio Gramsci

Un grande militante è morto: Antonio Gramsci

Con Queste Parole il rivoluzionario comunista Pietro Tresso ricordava il compagno di lotte Antonio Gramsci in occasione della sua morte,avvenuta nelle carceri fasciste il 27 Aprile 1937 e di cui quest’anno ricorrono gli ottant’anni.

In effetti Gramsci fu uno dei più grandi pensatori marxisti rivoluzionari del ‘900,un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla causa della rivoluzione socialista.

Ricordando Gramsci non vogliamo essere retorici facendo di lui una specie di santino intoccabile(nemmeno Lenin e Trotsky per noi lo sono)ma ricordare l’importanza e l’enorme contributo teorico e pratico che il rivoluzionario sardo diede al movimento operaio e socialista italiano e internazionale. Spesso Gramsci viene omaggiato dalle istituzioni, che ce lo presentano come un pensatore politico genericamente ‘democratico’ e ‘antifascista’, come se Gramsci fosse stato un pensatore liberale simile a Benedetto Croce o Gaetano Salvemini.

I suoi scritti e le sue azioni dimostrano senza ombra di dubbio che Gramsci non era genericamente democratico,era un rivoluzionario socialista il cui fine era l’abbattimento dello stato borghese(lo stesso stato che ieri ipocritamente gli ha reso omaggio attraverso la figura del presidente Mattarella)e l’edificazione di una società socialista e democratica.

Nel bienno 1919-1920 Gramsci,già da alcuni anni militante socialista, svolse la sua attività di giornalista a Torino dirigendo la rivista ‘Ordine Nuovo’,che costituiva l’ala marxista rivoluzionaria del PSI(Partito Socialista Italiano)la quale appoggiava la rivoluzione bolscevica e si stava avvicinando ad una concezione leninista del partito rivoluzionario. Nello stesso periodo partecipò alla formazione dei consigli di fabbrica durante le occupazioni del biennio rosso a Torino:Gramsci,forte della ‘lezione’ Russa,concepiva i consigli di fabbrica come organo di potere operaio nel futuro stato socialista,su modello dei soviet russi.

Nel 1921,di fronte al ‘tradimento’della rivoluzione da parte del PSI, Gramsci e l’ala rivoluzionaria dei socialisti italiani(formata fra gli altri dal marxista napoletano Amedeo Bordiga) uscirono dal partito socialista e fondarono a Livorno il PCD’I(Partito Comunista D’Italia) che subito divenne la sezione italiana dell’internazionale comunista.

Gli anni successivi Gramsci li passò fra l’Italia e Mosca, dove entrò in stretto contatto con i dirigenti bolscevichi Lenin e Trotsky.Lo stesso Lenin lo considerava il più grande marxista italiano e aveva piena fiducia in lui.Con l’avvento del regime fascista Gramsci cominciò ad organizzare l’opposizione comunista al regime, attirandosi l’odio dei fascisti che nel 1926,mentre era parlamentare, ordinarono il suo arresto. Dopo 11 anni di patimenti e sofferenze Gramsci morì nelle prigioni fasciste. Mussolini aveva ‘finalmente’ eliminato il ‘cervello’ dei marxisti italiani. Negli anni successivi Gramsci fu fra i primi comunisti italiani a denunciare la dittatura di Stalin in URSS, tanto che in una lettera del 1926 indirizzata ai dirigenti del Partito Comunista dell’Unione Sovietica affermò che Stalin stava distruggendo quello che Lenin aveva costruito e che i suoi metodi dittatoriali non dovevano essere tollerati dai comunisti(si pensi che Gramsci scrisse tale critica alla dirigenza sovietica all’inizio della dittatura staliniana,ben prima delle purghe e dei massacri di massa contro i Bolscevichi).

Togliatti,capo della fazione stalinista del PCD’I,pensò bene di intascarsi la lettera per non farla giungere alla dirigenza sovietica.Dopo la sua morte il pensiero Gramsci fu volutamente falsificato da Togliatti,il quale oltre a cancellare dai suoi scritti ogni critica allo stalinismo presentò Gramsci come un fautore dell’Unità nazionale e della via parlamentare al socialismo,una specie di anticipatore della Svolta di Salerno nella quale il PCI, per ordine di Stalin che era timoroso di una rivoluzione in Italia, abbandonò definitivamente ogni prospettiva rivoluzionaria.

Abbiamo visto dalla sua biografia e dai suoi scritti che presentare Gramsci come un riformista è impossibile.Ogni volta che rappresentanti dello stato borghese,dirigenti del PD e stalinisti gli rendono omaggio il povero Gramsci si rivolta nelle tomba.Sono ottant’anni che il suo pensiero viene mistificato,è giunto il momento per noi rivoluzionari di riprendere il pensiero di questo grande marxista, il pensiero del vero Gramsci e non di quello falsificato dagli stalinisti e dalla borghesia!