ALITALIA Perché devono pagare i lavoratori?

Il 67% dei dipendenti Alitalia ha bocciato l’accordo firmato da CGIL CISL e UIL, che prevedeva un migliaio di licenziamenti e la riduzione delle retribuzioni dell’8%. E’ ora siamo – come sempre in questi casi – all’evocazione dell’Apocalisse. I media tuonano che un intervento dello Stato va escluso perché gli italiani, dopo aver sborsato quasi 8 miliardi per salvare l’Azienda, non sopporterebbero di pagarne altri (come se le soluzioni alternative non avessero un costo). Il Governo sembra orientato a commissariare Alitalia in vista di una vendita o della messa in liquidazione. La CGIL, dopo aver firmato l’accordo bocciato dai lavoratori, ora chiede un piano industriale credibile (ma se quello presentato non lo era perché la CGIL ha firmato?) insieme a USB e alle altre organizzazioni sindacali che avevano sostenuto il no. CISL e UIL appoggiano il commissariamento.

Lucia Annunziata scrive sull’Huffington Post che la scelta dei lavoratori equivale all’attraversamento di un Rubicone dell’umore pubblico e aggiunge: ‘Chi è il responsabile di tutto ciò? La risposta non l’abbiamo mai sentita. In compenso siamo alle solite: ci dicono che la società si salva solo se I lavoratori accettano dei sacrifici. Accidenti che novità. E’ la solita risposta cui si trova davanti ogni singolo lavoratore italiano oggi. C’è davvero da meravigliarsi che alla fine nelle urne vinca la più forte, la più radicale, la più rabbiosa risposta di un emerito Vaff?’ Per una volta non possiamo che essere d’accordo.

Ci troviamo di fronte allo stesso problema di tante altre aziende in crisi: Alitalia è stata amministrata da manager nominati dalla politica e da soci privati a cui la politica l’aveva affidata. Quei manager non hanno risolto i problemi, anzi li hanno aggravati’ e spesso, invece di pagare, sono stati premiati con buonuscite milionarie. Lo Stato ha aperto il mercato a operatori come Ryanair, che ricevono ogni anno circa 100 milioni di euro dalle regioni, a cui si sommano i fondi spesi per tenere aperti piccoli aeroporti, spesso privi di senso, dove le compagnie low cost fanno scalo. Un’azienda pubblica come Trenitalia fa concorrenza ad Alitalia concentrando il proprio business sull’alta velocità Roma-Milano e tagliando il servizio sulle altre tratte. Perché a pagare devono essere i lavoratori?

La nazionalizzazione attraverso l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti costerebbe miliardi, ma tagli e licenziamenti produrrebbero analogamente più disoccupazione, quindi più spese in ammortizzatori sociali e minori entrate fiscali per lo Stato, distruggendo allo stesso tempo un servizio pubblico fondamentale come il trasporto aereo. Ma è la condizione necessaria, anche se non sufficiente, per ripensare a una politica nazionale dei trasporti basata non sulla concorrenza tra  aziende pubbliche e private, ma tutte finanziate coi nostri soldi, in cui alla fine il più forte vince e chi perde scarica i costi della sconfitta sui lavoratori e sui cittadini a basso reddito. Per questa ragione solo l’introduzione di forme di controllo democratico da parte dei lavoratori e dei cittadini sull’operato delle aziende di trasporto (e più in generale delle aziende strategiche) è in grado di far sì che la gestione pubblica possa effettivamente funzionare.