FRANCIA Macron vince di misura al primo turno

I media esultano per l’affermazione di Macron ai danni di Marine Le Pen alle presidenziali francesi, ma hanno veramente di che esultare? Per le classi dominanti in realtà gli aspetti positivi di questo primo turno sono pochi. Non c’è stato il crollo della partecipazione come in altri paesi europei: sono andati a votare quasi il 70% dei francesi, solo un punto meno dell’ultima volta. E anche se tutto è possibile, la vittoria del Front National al secondo turno non è lo scenario più probabile. Di fatto tutti i candidati hanno già dato indicazione di voto per Macron al secondo turno, a parte Melenchon.

D’altro canto l’avanzata del Front National e la sconfitta dei tradizionali partiti di riferimento dell’establishment sono evidenti. Il partito di Marine Le Pen batte il suo record di voti (quasi 7 milioni) e soprattutto ha imposto la sua agenda politica agli altri schieramenti, consolidando il suo ruolo centrale nella politica francese. L’UMP, tradizionale partito di centrodestra, vede il proprio candidato Fillon sconfitto al primo turno e paga l’aver scelto un personaggio debole e subito al centro di uno scandalo giudiziario che ne ha fortemente pregiudicato i risultati e il non aver avuto il coraggio di sostituirlo in corso d’opera. Sul versante opposto, la scelta dei socialisti di candidare un esponente della loro ala sinistra non li ha salvati dal prevedibile bagno di sangue, logica conseguenza di 5 anni di governo, in cui il PSF è riuscito a scontentare praticamente ogni segmento della società francese: imprenditori e finanzieri, ceto medio, giovani, sindacati e lavoratori. Col risultato che il Partito Socialista, dopo aver governato la seconda potenza economica e militare europea, è ridotto come il suo omologo greco, il Pasok, senza avere le stesse attenuanti.

Il fatto che il voto ai primi 4 candidati sia compreso in una forbice di poco più del 4% è indice del grado di frammentazione e di instabilità con cui la Francia si presenterà alle elezioni del Parlamento il prossimo giugno. Col rischio, comunque vada il secondo turno, di un forte conflitto istituzionale tra il prossimo Presidente della Repubblica e il nuovo Parlamento. Il risultato della sinistra di Melenchon, del tutto inaspettato fino a qualche mese fa, riflette le potenzialità di una sinistra alternativa sia ai socialisti sia ai conservatori sia all’estrema destra. E d’altra parte l’immediata divaricazione tra il suo candidato, che non ha dato indicazione di voto al secondo turno, e il maggiore partito della coalizione, il PCF, che già ieri sera invitava gli elettori di sinistra a ‘fare da argine’ contro la vittoria del Front National, conferma ancora una volta come creare una forza politica a partire da una lista elettorale sia un’impresa pressoché impossibile.