Decreto Minniti: il volto poco democratico dello stato borghese

L’approvazione, da parte del Senato, del decreto Minniti-Orlando sulla sicurezza rappresenta una grave violazione dei diritti collettivi della classe lavoratrice e dei cittadini poveri che risiedono sul territorio nazionale, un durissimo attacco lanciato contro l’esercizio dei diritti civili e un pericoloso precedente che istituzionalizza la negazione dell’esercizio delle libertà democratiche in questo paese.

Il decreto firmato dai ministri di Interno e Giustizia prevede innanzitutto l’allargamento della rete dei ‘Centri di identificazione ed espulsione’ i (Cie) e la loro trasformazione in ‘Centri di permanenza per il rimpatrio’ (Cpr). I quattro Cie attualmente presenti sul territorio nazionale verranno così sostituiti dai venti Cpr che dovranno essere istituiti in ogni regione d’italia e che serviranno ad incarcerare i migranti in attesa del loro improbabile rimpatrio. L’introduzione dei Cpr, oltre ad essere lesiva della dignità umana, è assolutamente inutile alla realizzazione dell’obiettivo preposto vale a dire il contrasto dell’immigrazione irregolare. Si tratta di una misura spot introdotta dal Pd per scopi elettorali che risponde a logiche di consenso e che mira a contendere alla Lega a Forza Italia e al M5S la speculazione sulla paura e sui timori della gente comune.

Il decreto ‘sicurezza’ che allunga i tempi della detenzione in struttura, si passa dagli attuali novanta giorni ai centotrentacinque, prevede inoltre la possibilità di impegnare i migranti, anche senza il loro consenso, in attività lavorative svolte senza compenso sul territorio nazionale.

Un’altra delle ‘innovazioni’ previste dal decreto Minniti-Orlando contiene una norma che prevede l’abolizione del secondo grado di giudizio e cioè del diritto di appello nelle procedure che riguardano le richieste di asilo. In altri termini, un migrante economico oppure un rifugiato politico al quale un magistrato avrebbe rifiutato il permesso di soggiorno per motivi umanitari non ha la possibilità di esercitare uno dei diritti fondamentali previsti dalla costituzione borghese italiana, vale a dire il diritto di fare appello contro una decisione giudiziaria ritenuta sbagliata.

Secondo Orlando, il ministro della ‘giustizia’ che si candida a sfidare Renzi ‘da sinistra’, la soppressione dell’appello servirà a sveltire le procedure di esame delle richieste di asilo. Non occorre essere esperti di diritto per comprendere come questa limitazione dei diritti dei migranti potrebbe in futuro aprire la strada alla negazione di diritti per altre categorie della popolazione.

La negazione del diritto di appello ai migranti, non è un semplice atto amministrativo, ma un pericoloso precedente che potrebbe portare alla negazione sistematica della presunzione di innocenza, prevista in Italia, fino al terzo grado di giudizio. Forse un domani nel tentativo di sveltire i procedimenti penali si potrà decidere di negare il diritto d’appello alle persone scomode: piccoli delinquenti, senzatetto, militanti politici e sindacali.  Limitando per legge i diritti di alcune categorie di persone il decreto introduce una giustizia ‘ad personam‘ niente affatto uguale per tutti e che crea le condizioni future per la negazioni di altri diritti per altre categorie di persone.

Il decreto contiene anche norme atte a punire ‘chiunque  ponga  in  essere condotte che limitano la  libera  accessibilità  e  fruizione  delle infrastrutture ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto  pubblico  locale,  urbano  ed extraurbano, e delle relative pertinenze’ anche in questo caso è evidente come dietro alla retorica sulla sicurezza si nasconda in realtà la negazione di un diritto, in questo caso quello di scioperare ed il ricorso a sanzioni pecuniarie o addirittura all’allontanamento: foglio di via, divieto di dimora e residenza per quanti non ottempereranno a quanto previsto dal decreto.

In futuro dobbiamo prepararci alla distribuzione di daspo nei confronti di quanti allo stadio piuttosto che in una piazza, per strada, in una fabbrica o nella propria scuola si saranno resi indesiderabili agli occhi delle autorità. Misure come l’introduzione del daspo o la distribuzione di fogli di via a militanti scomodi non sono dovute alla fervida immaginazione di Minniti ma sono già in vigore da tempo.

La visione securitaria e liberticida che Minniti propone e che si sta imponendo in questi tempi è in realtà la stessa visione repressiva che abbiamo visto applicata in questi anni in Val Susa o in questi giorni a Melendugno in provincia di Lecce dove gli attivisti ambientalisti No Tap si sono confrontati con polizia, carabinieri, guardia di finanza ed esercito.

La logica disumana di criminalizzazione del dissenso e di ‘legalitarismo astratto’ è la logica che porta la polizia ad intervenire brutalmente in una biblioteca universitaria a Bologna, che alimenta l’organizzazione di ronde antimmigrati, che invita la polizia nelle scuole con i cani antidroga per scovare, terrorizzare e stigmatizzare il ragazzino che fuma erba. La logica del decreto Minniti è una logica di brutalizzazione della vita comune, una logica che porta a disprezzare il senzatetto, il rom, il migrante, insomma chi è più povero, chi esprime apertamente il proprio dissenso o chi vive ai margini della comunità. La logica di Minniti è quella che vuole abolire il reato di eccesso colposo di legittima difesa e che ritiene ad esempio che nella difesa della proprietà privata tutto, omicidio incluso, sia lecito.

Giuliano Brunetti