ZIMMERWALD Cento anni dopo

Un passaggio decisivo per la ricostruzione del movimento operaio internazionale durante la prima guerra mondiale
Cento anni fa i socialisti che si opponevano al massacro della prima guerra mondiale tennero tra il 5 e l’8 settembre una conferenza a Zimmerwald in Svizzera. La riunione discusse delle modalità per mobilitare i lavoratori contro il massacro imperialista. Robert Bechert analizza questi eventi importanti, e in particolar modo il ruolo di Lenin e Trotsky.

Avanzate e ritirate, vittorie e sconfitte: questa è stata la storia dei socialisti e del movimento operaio. La brusca svolta della direzione di Syriza in Grecia, un tradimento, e il rifiuto di lottare contro l’imposizione di altra austerità non è il primo né certamente l’ultimo esempio di tradimenti da parte di leader socialisti che rifiutano di rompere con il capitalismo e che finiscono per applicare politiche antipopolari. In queste situazioni è fondamentale per gli attivisti imparare le lezioni politiche e organizzative di queste esperienze e usare questa comprensione per rimettere in sesto il movimento operaio e preparare l’offensiva contro il capitalismo.

Quest’anno in Grecia si sono perse molte opportunità che hanno portato a una sconfitta del movimento operaio greco nella sua lotta contro gli effetti della crisi capitalistica. Ma non si tratta di una sconfitta schiacciante e il movimento operaio greco si riprenderà. I socialisti greci devono tirare le somme di quello che è successo, raggruppare le loro forze e iniziare una campagna per popolarizzare il loro programma politico.  Il caso vuole che ci troviamo a commemorare il centesimo anniversario di un passaggio significativo per la ricostruzione del movimento operaio e socialista dopo una sconfitta ben peggiore di questa; dopo che quasi tutta l’Europa era sprofondata nella prima guerra mondiale. Esattamente un secolo fa, all’inizio del settembre del 1915, quarantadue delegati provenienti da undici paesi parteciparono alla prima conferenza internazionale dei partiti socialisti e delle correnti opposte alla guerra. Il manifesto della conferenza scritto da Leon Trotsky svolse un ruolo fondamentale nella costruzione della lotta contro i dirigenti pro-guerra del movimento operaio, contro la guerra e contro il capitalismo.

Nell’agosto del 1914 la grande maggioranza degli attivisti socialisti furono scioccati nello scoprire che i loro dirigenti sostenevano le proprie classi dominanti all’inizio della guerra. Furono scioccati perché fino ad allora quei partiti e la Seconda Internazionale, alla quale appartenevano, avevano dichiarato ripetutamente che non avrebbero preso parte ad un conflitto inter-imperialista, ma al contrario mano a mano che ci si avvicinava alla guerra la maggioranza dei leader delle organizzazioni operaie da entrambi i lati si mosse rapidamente verso la cooperazione con i proprii capitalisti. Questa situazione era dovuta ad una ritirata di forte alla grande ondata patriottica che era stata lanciata in preparazione della guerra, ma rifletteva soprattutto il fatto che quei leader erano stati assorbiti dal capitalismo e non avevano nessuna intenzione di combatterlo. Questo tradimento rappresentò il rigetto dei fondamentali principi politici sui quali il movimento operaio si era costruito precedentemente, principi che includevano l’opposizione alle guerre inter-capitaliste e inter-imperialiste.

Nel 1912 durante la penultima crisi internazionale, prima della deflagrazione del ’14, la Seconda Internazionale, l’organizzazione che legava i partiti socialisti a livello mondiale, tenne una conferenza speciale per discutere sul da farsi di fronte ai pericoli della guerra.  Durante quel congresso, che si tenne a Basilea, si affermò che: ‘se si manifesta il rischio dell’esplosione di un conflitto, è compito delle organizzazioni del movimento operaio e delle loro rappresentanze parlamentari, coordinati attraverso il bureau socialista internazionale, di mettere in campo ogni sforzo in maniera da prevenire l’esplosione della guerra con ogni mezzo necessario, questi mezzi variano naturalmente a seconda dell’approfondimento della lotta di classe e della situazione politica generale’.

Nonostante lo shock generale per la giravolta rispetto alla posizione anti-guerra, quasi immediatamente si svilupparono scioperi e lotte all’interno di molte organizzazioni del movimento operaio grazie al lavoro di opposizioni, spesso piccole, che lottavano per cambiare la politica di sostegno alla guerra. Ma non si trattava semplicemente di una battaglia politica, era anche una battagli organizzativa. Questo perché la guerra aveva rivelato come organizzazioni costruite faticosamente per aiutare l’emancipazione della classe operaia erano diventate , nelle mani dei leader pro-capitalisti, strumenti per aiutare la classe dominante a conservare il potere. Non si trattava solo di cambiare linea politica, ma di cacciare i leader pro-guerra e forgiare organizzazioni dedite con serietà alla lotta contro il capitalismo.

L’abbandono completo della politica pacifista da parte dell’Internazionale nel momento in cui iniziò il massacro pose in maniera molto cruda la questione del ‘che fare’. Iniziò una dura battaglia di idee. All’epoca il movimento operaio nei vari paesi aveva una cosciente tradizione internazionalista, questo faceva sì che molti militanti contro la guerra vedevano nella loro lotta lo strumento per la ricostruzione di un’Internazionale che avrebbe lottato a livello mondiale contro il capitalismo.  Prima della guerra la Seconda Internazionale era stata vista come il simbolo e lo strumento dell’unità dei lavoratori in lotta per cambiare il mondo.

In questa battaglia politica Lenin e il partito bolscevico russo chiedevano di trarre le conclusioni politiche e organizzative dal collasso dell’agosto 1914. Politicamente questa catastrofe derivava dall’adattamento al capitalismo, che portò alla nascita di uno strato di dirigenti pro-capitalisti all’interno del movimento operaio. La ricostruzione del movimento passava quindi da una chiara delimitazione ideologica sulla quale ricostruire nuove organizzazioni. Allo stesso modo non si trattava solo di far girare indietro le lancette dell’orologio e ricostruire la vecchia Internazionale. I bolscevichi sostenevano che era necessario costruire una nuova Internazionale, un’Internazionale che avesse fatto propria le lezioni del fallimento della Seconda. Fu con queste idee che i bolscevichi parteciparono alle azioni per raggruppare le forze socialiste ostili alla guerra e si mossero nella direzione concreta della ricostruzione di un movimento internazionale. Questa passava dalla cooperazione con altre forze che non avevano un’opposizione rivoluzionaria alla guerra.

Nel 1915 i socialisti italiani e svizzeri convocarono una conferenza internazionale dei partiti socialisti per riaffermare il principio dell’opposizione alla guerra. Questa conferenza, tenutasi a Zimmerwald, fu preceduta da meeting internazionali contro la guerra delle donne socialiste e dei giovani nel marzo e nell’aprile del 1915.

I partiti socialisti che sostenevano la guerra si opposero alla conferenza senza indebolirne il significato. La conferenza, composta da diverse formazioni politiche, fu animata da dibattiti molto duri. L’ala destra, per esempio, non voleva condannare quei partiti socialisti che avevano sostenuto finanziariamente lo sforzo bellico. La sinistra, guidata dai bolscevichi, denunciava quei ‘leader socialisti’ che avevano sostenuto la guerra e lottava per ‘una lotta rivoluzionaria contro i governi capitalisti’, per una rottura completa sia con le correnti pro-capitaliste sia con le correnti centriste del movimento operaio e affermava la determinazione ad utilizzare la crisi causata dalla guerra per porre fine al capitalismo.

La schiettezza del linguaggio di Lenin era necessaria per creare chiare linee di demarcazione sia dagli esitanti leader pro-capitalisti sia per riaffermare i principi socialisti necessari nella lotta contro il capitalismo. Nonostante la risoluzione di sinistra della conferenza di Zimmerwald sia stata sconfitta, i bolscevichi e la sinistra votarono a favore del manifesto della conferenza perché era un appello all’azione. Nonostante la repressione, il manifesto ebbe un grande effetto. La sua pubblicazione venne proibita in Austria-Ungheria, Francia, Germania e Russia. Ma questo non gli impedì di diventare uno strumento fondamentale non solo nell’opposizione alla guerra, ma nella ricostruzione di un’Internazionale di lotta dei lavoratori. Dopo qualche mese aveva già ottenuto il sostegno di numerosi partiti e organizzazioni socialiste. Divenne un grido di guerra nella lotta contro il militarismo e le forze pro-capitaliste.

La conferenza di Zimmerwald fu allo stesso tempo fonte di grande ispirazione per coloro che lottavano per riprendersi dal collasso della vecchia Internazionale e parte della necessaria discussione per trarre le conclusioni dal fallimento della stessa. In questo senso, fu un trampolino di lancio nella costruzione di un movimento rivoluzionario mondiale che si sviluppò dopo la prima guerra mondiale e la Rivoluzione russa del ’17. Un movimento la cui esperienza contiene importanti lezioni per quegli attivisti che stanno lottando per sbarazzarsi una volta per tutte della maledetta dominazione capitalista.