80 anni fa l’insurrezione operaia di Barcellona

Sono trascorsi esattamente ottant’anni dalla rivolta operaia scoppiata a Barcellona nel Maggio del 1937, una rivolta che vide sollevarsi in piena guerra civile (1936-1939) la classe operaia di Barcellona contro il governo repubblicano della capitale catalana, composto da una coalizione di partiti di sinistra che comprendeva gli stalinisti del PSUC (Partito Socialista Unificato Catalano) e i liberali della Esquerra Repubblicana (Sinistra Repubblicana).

Per quale motivo gli operai catalani si rivoltarono contro un governo di sinistra che, almeno teoricamente, si richiamava al socialismo e al comunismo? Per capire ciò dobbiamo fare un passo indietro e analizzare la politica che gli uomini di Stalin attuarono in Spagna al momento dello scoppio della guerra civile, che vide le forze della sinistra spagnola scontrarsi con la destra filofascista del generale Francisco Franco.

I comunisti spagnoli, legati mani e piedi a Mosca, avevano da tempo abbandonato ogni proposito rivoluzionario: Stalin infatti stava attuando in Unione Sovietica una vera e propria controrivoluzione che portò allo sterminio dell’intera vecchia guardia bolscevica. In politica estera il Komintern (la terza Internazionale) aveva abbandonato ogni velleità rivoluzionaria, diventando soltanto uno strumento della burocrazia stalinista del Cremlino per conservare i propri privilegi. Nel 1935 la politica controrivoluzionaria dello stalinismo si fece ancora più evidente con la teorizzazione dei fronti popolari, alleanze fra i partiti comunisti con le socialdemocrazie e con la borghesia liberale in funzione antifascista. Questa politica significava nei fatti per i comunisti rinunciare alla rivoluzione e ad ogni politica di classe indipendente. Dopo appena 18 anni dalla rivoluzione bolscevica Stalin aveva completamente rinnegato ogni principio leninista. Rinunciare alla rivoluzione significò non solo rinunciare al socialismo ma aprire anche la strada al fascismo, come infatti avvenne in Spagna.

In terra iberica la politica nefasta del fronte popolare staliniano fu particolarmente evidente: il Partito Comunista Spagnolo (PCE) infatti alla scoppio della guerra civile contro i fascisti invece di sostenere una politica rivoluzionaria nelle retrovie, come qualsiasi partito socialista e comunista autentico avrebbe fatto, divenne il paladino dell’ordine capitalista e sostenne l’alleanza dei comunisti spagnoli con la borghesia liberale rappresentata dai partiti della Sinistra Repubblicana. Tuttavia la rivoluzione sociale scoppiò nelle retrovie repubblicane sin dagli inizi della guerra civile; nel Luglio del 1936 contadini e operai spagnoli tentarono ‘l’assalto al cielo’ distruggendo completamente lo stato borghese ed espropriando ai capitalisti e ai proprietari terrieri fabbriche e terreni, che vennero poi gestiti democraticamente da operai e contadini. Questo processo rivoluzionario fu sostenuto dagli anarcosindacalisti della CNT(Confederazione Nazionale del Lavoro) e dai marxisti del POUM (Partito Operaio di Unificazione Marxista), organizzazione semplicisticamente definita ‘trotskista’ dagli staliniani ma che in realtà aveva con Trotsky numerose divergenze.

Pur sostenendo la rivoluzione tuttavia queste forze attuarono una politica centrista, in quanto invece di portare il processo rivoluzionario fino in fondo conducendo al potere i comitati popolari e antifascisti nati nel Luglio del ’36 (del tutto simili ai soviet russi del 1917) continuarono a sostenere ‘criticamente’ il fronte popolare, gli anarchici divennero addirittura ministri del governo borghese-stalinista di Madrid. Vista l’impreparazione della sinistra rivoluzionaria spagnola stalinisti, socialdemocratici (PSOE) e liberali del fronte popolare, con l’aiuto anche dei dirigenti anarchici, ricostruirono lo stato borghese che la rivoluzione aveva distrutto e lentamente strapparono il potere dalle mani degli operai disarmando le milizie antifasciste, distruggendo il controllo operaio sulla produzione, sciogliendo le ‘comuni agricole’ e i comitati popolari con la forza. Malgrado l’immobilismo del POUM e della CNT la classe operaia non si arrese alla controrivoluzione stalinista-borghese senza combattere: la resa dei conti finale fra rivoluzionari e stalinisti si ebbe a Barcellona nel Maggio del 1937.

Il 3 Maggio la polizia della capitale catalana, controllata dagli stalinisti, disarmò la centrale telefonica di Barcellona, occupata dagli operai anarchici fin dallo scoppio della guerra civile. A questa ennesima provocazione degli stalinisti gli operai di Barcellona risposero con una rivolta che assunse subito i caratteri di un’insurrezione rivoluzionaria. Gli scontri durano parecchi giorni, inizialmente gli operai rivoluzionari della CNT e del POUM ebbero la meglio sugli stalinisti del PSUC e sulla forza pubblica, tuttavia i dirigenti della CNT sconfessarono l’insurrezione e intimarono gli operai a lasciare le barricate: Così i dirigenti anarchici spagnoli tradivano la rivoluzione proletaria! Il POUM avrebbe potuto porsi alla testa dell’insurrezione ma purtroppo fu titubante e venne quindi travolto dagli eventi. L’8 Maggio i lavoratori abbandonarono definitivamente le barricate: la controrivoluzione aveva vinto! I Mesi che seguirono furono mesi di sanguinose repressioni attuate dagli stalinisti contro tutto ciò che ‘puzzava’ di rivoluzionario: Migliaia di operai anarchici, di dirigenti poumisti e trotskisti furono sterminati dall’NKVD, la polizia segreta sovietica, che in Spagna poteva agire quasi come a casa propria.

Andres Nin, dirigente del POUM, venne barbaramente torturato e assassinato dalla polizia stalinista nel Giugno del 1937. Di questi crimini orrendi ordinati da Stalin furono complici anche Togliatti e tutti i massimi dirigenti dello stalinismo internazionale. Ricordando questi fatti vogliamo non solo rendere omaggio agli eroici combattenti della rivoluzione spagnola, ammazzati dal fuoco congiunto del fascismo e dello stalinismo, ma soprattutto ricordare cosa è stato lo stalinismo e quanto male ha fatto al movimento operaio e socialista del ‘900. Per questo siamo antistalinisti!

Massimo Amadori