FRANCIA Macron vince Le Pen prima tra gli operai

Emmanuel Macron ha battuto Marine Le Pen con uno scarto significativo e più alto di quanto previsto: solo un francese su tre ha votato per la candidata del Front National. Lasciamo agli altri il compito di festeggiare la salvezza della democrazia e di entusiasmarsi per la giovane età del presidente ‘Il più giovane presidente dopo Napoleone Bonaparte’ ha commentato il Tg La7. Noi preferiamo partire da un’analisi del voto.

Hanno votato circa 36 milioni di elettori, il 75% circa, a cui va sottratto un altissimo numero di schede bianche e nulle (quasi il 12%). Era dal 1969 che il tasso di astensione non era così alto e che al ballottaggio non votava meno gente che al primo. Il Front National, che al primo turno aveva battuto il record storico dei 7 milioni di voti, al secondo vede la sua candidata superare la soglia dei 10 milioni di consensi. Tuttavia Marine Le Pen conserva i suoi bacini elettorali tradizionali, il sud e il nord est della Francia e le piccole città, ma non sfonda altrove. In 6 delle 10 delle città più grandi Macron supera l’80% e in 168 dei 174 comuni con più di 25mila aventi diritto batte la sua avversaria.

Un’indagine IPSOS (Sociologie de l’électorat) pubblicata ieri ma realizzata prima del secondo turno rivela invece la distribuzione del voto per classi sociali. Macron è all’82% tra quadri e dirigenti, all’81% tra chi ha un livello d’istruzione superiore, al 75% tra i più ricchi, al 74% tra i pensionati, al 79% tra chi ‘arriva agevolmente alla fine del mese’. Inoltre batte Marine Le Pen in tutte le classi di età a prescindere dalla condizione sociale. La sconfitta è prima tra gli operai (56%) e al 69% tra chi alla fine del mese ci arriva con difficoltà. Nel 2002, l’anno del ballottaggio tra Jean-Marie Le Pen e Chirac, il Front National rappresentava circa un terzo degli operai (31%).

Per chi come noi considera le elezioni non tanto il fattore determinante di ciò che succederà nei 5 anni successivi, quanto la registrazione e la sintesi politica di quanto è avvenuto nei 5 anni precedenti il significato sociale di questa vittoria appare chiaro e permette di fare alcune previsioni attendibili sul futuro.

Queste elezioni segnano la rottura forse definitiva del rapporto tra i socialisti e la classe operaia e il ceto medio francesi. Macron ha un consenso sociale che, al netto dei voti anti Le Pen, è estremamente basso ed è espressione delle classi dominanti. Il politologo francese Marc Lazar ha dichiarato che Macron sarà il primo presidente francese a non poter beneficiare di una luna di miele nei primi mesi del suo mandato. Formatosi alla École nationale d’administration (una Bocconi al quadrato) e successivamente dirigente della Banca Rotschild, il neopresidente nel 2014 era stato nominato Ministro dell’Economia legando il proprio nome a una legge con cui aveva tentato di cancellare la settimana lavorativa di 35 ore. E’ noto che tra i suoi progetti ci sono finire il lavoro interrotto nel 2016 abolendo appunto le 35 ore, una nuova Loi Travail più radicale di quella di Hollande e la cancellazione di migliaia di posti di lavoro nel settore pubblico. Per questo la Gauche Révolutionnaire, sezione francese del CWI, ha lanciato immediatamente un appello a prepararsi a una mobilitazione contro i primi provvedimenti del governo che nascerà a giugno, dopo le elezioni legislative, con lo slogan Il n’est pas notre Président (Non è il nostro Presidente). Lasciare la bandiera dell’opposizione sociale al Front National significherebbe rischiare di far fare al partito di Marine Le Pen (o al nuovo movimento, più largo, la cui nascita è stata annunciata ieri subito dopo la notizia della sconfitta) un ulteriore salto in avanti.

(Photo Credit: REUTERS/Christian Hartmann/File Photo)