Giovani senza fiducia nelle istituzioni

L’Unione delle emittenti europee, che raggruppa le televisive pubbliche del continente, ha recentemente reso noti i risultati di un nuovo sondaggio, condotto su un milione di giovani europei, di età compresa tra i 18 e i 35 anni sulla fiducia nelle istituzioni.

Alla domanda: “Parteciperesti attivamente ad una grande rivolta contro la generazione al potere se dovesse accadere nei prossimi giorni o mesi?“ il 53% degli intervistati ha risposto di sì. La formulazione della domanda rischiava, com’è evidente, di creare confusione e di spostare l’accento dalla lotta sociale ad un conflitto intergenerazionale. In realtà, le risposte alle altre domande sgomberano il campo da ogni possibile lettura generazionale.

A domanda “E’ vero che le Banche e il denaro governano il mondo“, quasi 9 giovani 10 giovani hanno risposto affermativamente. Allo stesso modo trovandosi a dover rispondere alla domanda “Ritenete che la forbice tra ricchi e poveri si stia allargando?“ l’89% degli intervistati ha dato una risposta affermativa.

Ovviamente non sorprende che la maggioranza degli intervistati manifestino in maniera così netta il proprio sdegno nei confronti delle istituzioni che governano questa società e nella sua élite economica e politica. In un mondo nel quale 8 supermiliardari detengono la ricchezza complessiva di mezza umanità é logico e naturale che si sviluppino sentimenti di distacco e di vero e proprio disgusto verso i potenti e i riccastri. E’ normale insomma che la fiducia nelle istituzioni sia ridotta a 0.

Purtroppo l’impressione è che questa grande consapevolezza non si accompagni necessariamente da una ricerca di quegli strumenti organizzativi necessari a rovesciare il sistema. Spesso, sopratutto tra i più giovani, prevale un sentimento di rassegnazione ed impotenza nei confronti delle organizzazioni politiche, dei partiti, dei movimenti ma anche dei sindacati.

Anche di questo non possiamo sorprenderci. Le pratiche burocratiche, l’opportunismo sconsiderato ed il carrierismo che hanno dominato la vita interna delle organizzazioni politiche di sinistra hanno comprensibilmente allontanato i giovani ed i precari dalla politica e dall’organizzazione sociale bruciando in pochi anni decine di migliaia di giovani attivisti e militanti. Ma sotto la superficie dell’apparente rassegnazione e della passivizzazione sociale sta crescendo, in una generazione di studenti, precari e disoccupati, la consapevolezza che questo stato di cose non può più durare. La consapevolezza che soltanto la lotta collettiva può permettere di modificare il rapporto di forza all’interno della società.

Il nostro ruolo di militanti anticapitalisti è precisamente quello di organizzare attorno a parole d’ordine chiare e attorno ad un progetto di generale rovesciamento del sistema tutte quelle persone che non hanno nulla da guadagnare dal mantenimento dello status quo.

I dati sulla fiducia di questo sondaggio parlano chiaro, le giovani generazioni che il capitalismo condanna a diventare divisioni nell’esercito di riserva dei senza lavoro, dei mal pagati o dei lavoratori poveri non sono disposte ad accettare un peggioramento costante delle loro condizioni di vita.

Questi giovani, questi lavoratori precari, questi laureati alla ricerca di una prima occupazione sapranno stupire per il livello di mobilitazione e di scontro che metteranno in campo. La lotta per chi non ha nulla da perdere è, e sarà, sempre una questione di autodifesa, una pratica necessaria alla propria sopravvivenza! Sarà lo stesso capitalismo a spingere i giovani verso la strada della lotta e dell’organizzazione. Questi giovani senza speranze o esperienze ci sorprenderanno e creeranno, a cent’anni dalla rivoluzione russa, le condizioni politiche per una nuova grandiosa rottura rivoluzionaria contro il capitalismo e le classi dominanti.