IRLANDA Sguardo su uno stato corrotto

Jobstown, l’Operazione Mizen, il caso Maurice McCabe 
Alla fine di questo aprile è iniziato il processo ai sette imputati accusati di sequestro di persona per aver partecipato a un pacifico sit-in di protesta (nel novembre del 2014). Il presunto sequestro coinvolge l’ex vice primo ministro irlandese, Joan Burton, leader del partito laburista. Paul Murphy, membro della camera dei deputati irlandese con Solidarity e del Socialist Party (CWI in Irlanda), guarda al più ampio significato di questo processo in questo articolo, scritto poco prima dell’inizio del processo.

“Questa forza pubblica esiste in ogni stato. Non consiste solo degli uomini armati, ma anche di appendici materiali, prigioni e istituzioni coercitive di ogni genere…”

La “forza pubblica” istituita per proteggere gli interessi della classe dirigente, descritta in Origini della proprietà privata della famiglia e dello Stato da Friedrich Engels, (collaboratore permanente di Karl Marx), è pienamente espressa dalla situazione in Irlanda al giorno d’oggi. Dalle campagne di propaganda nera guidate dai vertici della Garda (il corpo di polizia irlandese), alle false accuse di #JobstownNotGuilty, si sta pian piano facendo luce sulla natura coercitiva dello stato capitalista.

In un contesto già segnato dal trattamento scandaloso degli informatori della Garda (come Maurice McCabe) e l’Inquiry di Charleton in corso, i processi degli imputati di #JobstownNotGuilty saranno storici. Legalmente, decideranno se le proteste di sit-in e la marcia lenta saranno ridefiniti come sequestro di persona e minaccie. Politicamente, metteranno in contrapposizione lo stato contro la classe operaia, e il partito laburista contro la crescita della sinistra.

La Polizia Politica e la Repressione

Quando si svolse la protesta spontanea a Jobstown, nel Tallaght, il 15 novembre 2014, nessuno avrebbe potuto prevedere la serie di eventi drammatici come le «irruzioni all’alba», un processo mediatico e 19 persone che si sarebbero trovate ad affrontare una serie di accuse di “sequestro” e “minaccia”. Tutto questo è accaduto perché la classe dirigente di questo paese, e quelli che la rappresentano in cima alla Garda Siochana e al governo, sono sempre più spaventati. Le loro forme di governo, basate sull’ideologia e sull’illusione di uno stato neutro e dello “stato di diritto” deciso da una maggioranza parlamentare, sono stati minacciati, costringendoli a mostrare il vero volto della repressione statale.

Graffiti dipinto su una ringhiera in Drimnagh Road, Dublino. (Mark Stedman/RoillingNews.ie. Fonte: www.thejournal.ie )

Quando gli imputati e Solidarity (in precedenza l’Anti-Austerity Alliance, AAA) hanno fatto tra l’altro riferimento alla “polizia politica” (una forza di polizia che opera per la prevenzione e la repressione dei reati contro la personalità interna ed internazionale di uno Stato), per descrivere ciò che stava accadendo, sono stati ridicolizzati dai media. Michael Clifford, più comprensivo della maggior parte dei giornalisti, ha scritto nell’Irish Examiner il 10 febbraio 2015:

“L’affermazione secondo cui ciò che è accaduto ieri è opera della polizia politica è scandaloso. Sotto-intende che chi tira le fila del governo è uno sciocco. Non possono essere così stupidi. L’unico capitale politico generato ieri è stato a favore dell’AAA, che, complimenti a loro, ha fatto un bel bottino”.

Nello stesso giorno Shane Coleman nell’Irish Independent ha affermato più esplicitamente: “Innanzitutto sgomberiamo il campo le sciocchezze. Il fatto che l‘accusa a carico Joe Higgins è stata una “repressione politica” e il fatto che il “partito laburista dovesse risponderne” è ridicolo e prevedibile. Altrettanto sciocca è l’affermazione che questo fa parte di un “tentativo orchestrato di danneggiare la campagna anti-tassa sull’acqua”. Non ci sono le basi per affermare che ci siano forze politiche in gioco, che forzino la mano della Gardaí ad agire”.

Tuttavia, se emergesse anche il 10% della verità, le accuse di repressione politica a opera della Gardaí rimarrebbero senza risposta. Si tratta di una repressione che serve gli interessi dell’istituzione politica e della classe dominante e viene svolta con questo obiettivo politico in mente. Per questa ragione, il processo ha il potenziale per provocare una grave crisi di legittimità per le istituzioni dello Stato, tra cui la Gardaí. Le condanne provocherebbero ragionevolmente rabbia e proteste, con ampie sezioni della società scioccata che qualcuno potrebbe essere condannato per sequestro di persona o minaccie a causa della partecipazione a una protesta pacifica. Le assoluzioni d’altro canto provocherebbero una diffusa incertezza sul perché lo Stato ha speso milioni cercando di vittimizzare i manifestanti.

La diffamazione degli informatori

Il primo processo per sequestro di persona è cominciato il 24 aprile, con il tribunale impegnato nel frattempo nella campagna di diffamazione contro gli informatori della Garda. Le rivelazioni degli informatori hanno fatto luce sul lato sporco della gerarchia della Garda. Anche se le questioni coinvolte nei due processi sono diverse, il parallelismo è chiaro e le storie di polizia politica e propaganda nera si intersecano tra loro in diversi punti. Centrale a entrambi gli scandali è il Commissario del Garda, Nóirín O’Sullivan.

Noirin O’Sullivan (fonte: www.irishtimes.com) e l’informatore Maurice McCabe (fonte: www.irishexaminer.com)

O’Sullivan si è fatta strada nella Gardaí come parte del cosiddetto Ramo Speciale. Operando fuori Harcourt Street, comprendono l’unità Crime and Security che è l’equivalente irlandese dell’MI5 (l’ente per la sicurezza e il controspionaggio del Regno Unito). Oltre a mirare ai gruppi repubblicani, hanno un gruppo che si occupa degli attivisti e dei partiti di sinistra. O’Sullivan è diventata Assistente Commissario in Crime and Security nel giugno 2009.

Il sergente Maurice McCabe è stato vittima di diffamazione per aver agito da informatore su una serie di casi di corruzione della Garda. Nell’agenzia statale di servizi familiari Tusla è stato addirittura aperto un fascicolo per una denuncia contro McCabe di violenza su minore. Quella falsa dichiarazione fu poi diffusa in ambito politico e mediatico per screditare le sue rivelazioni. Il predecessore della O’Sullivan, Martin Callinan, si incontrò personalmente con il presidente del Comitato dei Conti Pubblici, John McGuinness, facendo affermazioni che alimentavano il falso che McCabe avrebbe abusato dei propri figli. Questa campagna continuò sotto le istruzioni di Nóirín O’Sullivan, tra cui, presumibilmente, telefonate tra lei e vari giornalisti. Durante l’inchiesta di O’Higgins, i suoi avvocati, agendo sotto sue istruzioni, hanno tentato di portare la falsa accusa di abuso dei minori per far saltare McCabe.

È impossibile immaginare una più disgustosa accusa o campagna di diffamazione. Eppure, questo sembra essere stato un metodo testato e sperimentato per danneggiare chiunque oltrepassasse la linea. Un altro informatore della Garda, Keith Harrison, subì una falsa accusa inserita in un fasciolo della Tusla.

Quando allora il capo dell’ufficio stampa della Garda, il Sovraintendente Dave Taylor fu arrestato dal marito della O’Sullivan, Jim McGovern, i suoi telefoni furono confiscati. Fu sparsa la voce falsa che su uno dei sui telefoni si trovasse della pedo pornografia. Dopo 22 mesi di sospensione, Taylor è stato assolto dalle accuse per le quali era stato arrestato.

L’importanza di questi telefoni sta nel fatto che avrebbero contenuto prove che sarebbero devastanti per O’Sullivan. Dopo che Taylor le scrisse un messaggio per dirle che il giornalista di cronaca criminale dell’Irish Independent, Paul Williams, aveva intervistato le vittime delle false accuse, lei, secondo quanto riferito, avrebbe risposto: “perfetto”. Dopo essere stato sotto il controllo del marito per 22 mesi, quali sono le probabilità che fossero rimaste ancora delle prove?

Le tasse sull’acqua e le proteste di Jobstown

L’11 ottobre 2014 il movimento contro la tassa sull’acqua esplose per le strade con 100.000 manifestanti in marcia a Dublino. Allo stesso tempo, l’Alleanza di Anti-Austerità vinceva le elezioni a Dublino Sud Ovest. La tassa sull’acqua ha assunto un ruolo predominante, essendo la richiesta di una disobbedienza civile di massa, attraverso il mancato pagamento della tassa, un fattore chiave per la mia elezione. Tre settimane dopo, fino a 150.000 marciarono con manifestazioni locali senza precedenti, di cui circa 3.000 a Tallaght. L’installazione dei contatori dell’acqua ha ricevuto una forte spinta dalla determinata ed efficace opposizione delle comunità della classe operaia a Dublino e Cork. Il governo era chiaramente sotto forti pressioni.

Manifestazione a Jobstown contro la tassa sull’acqua. (fonte: http://www.irishtimes.com)

La protesta di Jobstown è avvenuta il 15 novembre 2014. Racchiudeva tutto ciò che la classe dirigente temeva – un’area precedentemente a supporto del partito Laburista abbastanza temeraria da impegnarsi in una protesta spontanea contro il leader Labursita e Tanáiste, per esprimere rabbia e disobbedienza civile sotto forma di proteste di sit-in e marce lente. Lo temevano, ma lo vedevano come un’opportunità per cercare di dividere il movimento anti-tassa, dipingendolo come una movimento violento. I media sono andati in tilt, con l’isteria generale meglio racchiusa dal titolo del frontespizio del Daily Mail il 18 novembre: “I democratici che credono nel potere delle masse” – riferendosi a Ruth Coppinger TD (Solidarity TD e membro del Partito Socialista).

In questo contesto, è stato deciso di procedere ad un’indagine “sequestro”, stabilire una sede operativa Tallaght e assegnare quattro Gardaí a lavorarci a tempo pieno. Data l’alto profilo del caso e il fatto che le accuse di “sequestro” non erano mai state mosse contro manifestanti, sembra molto probabile che questa discussione abbia raggiunto i vertici della Gardaí.

Qui la chiave di lettura è il tempismo. Il giorno della protesta, O’Sullivan stava agendo come commissario interinale, dopo che il suo predecessore era stato effettivamente licenziato dal Primo Ministro irlandese per uno scandalo di troppo. Dieci giorni dopo la protesta, O’Sullivan è stata nominata Commissario. Sembrerebbe che lei abbia deciso che questa era un’occasione d’oro per sferrare un colpo contro il movimento anti-tassa e contro la sinistra ingraziandosi il governo, i cui membri della camera dei deputati avevano già parlato di «sequestro». […]

Ruth Coppinger ha catturato bene il ruolo di alcuni dei giornalisti di cronaca descrivendoli come “giornalisti incorporati nel sistema” con il Gardaí nel Parlamento Irlandese. Il Gardaí detiene il monopolio sulle informazioni chiave intorno alla criminalità, lasciando trapelare queste informazioni in modo selettivo a certi giornalisti. Questo consente a certi giornalisti di essere i primi a riferire su un aspetto chiave di una storia del crimine. In cambio, i giornalisti pubblicano indiscrezioni che soddisfano il Gardaí e fanno generalmente girare la notizia a loro favore. […]

In questo contesto si è anche svolta presumibilmente la cosiddetta Operazione Mizen a opera della Gardaí. Lo scopo della Mizen sembra essere stato non solo raccogliere informazioni sulle strategie e le tattiche del movimento anti-tassa sull’acqua e sulla sinistra, ma anche raccogliere informazioni personali sui destinatari dell proteste – per essere utilizzati in seguito come ritenuto opportuno per danneggiarli. A conferma della quasi ossessione di O’Sullivan per la sinistra, un commissario della Garda, John Fintan Fanning, che si stava candidando alla carica di vice commissario, ha dichiarato di aver ricevuto domande da parte di O’Sullivan in merito ai suoi punti di vista “sull’estremismo politico a sinistra In Irlanda” e sui alcuni politici di sinistra.

Alcune mele cattive?

L’argomentazione ci sono “giusto un paio di mele cattive” nel Gardaí diventa molto difficile da sostenere, quando che accade che proprio due di queste “mele marcie” sono due Commissari Garda uno dopo l’altro! Questo è uno dei motivi per cui il governo non si è mosso per forzare le dimissioni  di O’Sullivan – dimostrerebbe che tutto il cesto della gerarchia della Garda è marcio. […]

Al livello più elementare, la Garda Siochana, come le forze di polizia in tutti i paesi capitalisti, è, in definitiva, uno strumento ad uso dalla classe dirigente per difendere i propri interessi. Anche in Irlanda è sempre stato così. Qualsiasi lotta che ha minacciato gli interessi dell’1% ha visto il Gardaí e la legge contro di sè: dall’incarcerazioni degli attivisti anti-guerra Rossport Five ai manifestanti anti-tassa sui rifiuti all’aeroporto di Shannon. […]

Poliziotti della Garda durante una manifestazione (fonte: www.newstalk.com)

La crisi dell’«estremo centro»

Il fatto che queste istituzioni e poteri repressivi siano stati addestrati a colpire sempre più la sinistra è un segno, non di forza dello stato irlandese, ma della sua debolezza. Il Irlanda, come altrove le politiche dell’«estremo centro» sono in crisi. I partiti tradizionali, Fianna Fáil e Fine Gael, sono scesi sotto il 50% dei consensi. Ancor più preoccupante per la classe dirigente, hanno visto un’ascesa del movimento operaio. La disobbedienza civile comincia a diffondersi e ad avere successo.

Il 73% delle persone che rifiutano di pagare la rata finale della bolletta dell’acqua presenta un grosso problema alla classe dirigente. Una così diffusa violazione dello stato di diritto li mette in crisi – soprattutto quando sono costretti a ritirarsi e a rimborsare chi ha già pagato. La lezione è chiara – la disobbedienza civile di massa può funzionare e il governo può essere sconfitto. L’identificazione del partito Solidarity e del Socialist Party con il boicottaggio è una delle ragioni evidenti per il loro accanimento nei confronti della sinistra.

Con i loro tradizionali modi di dominare minacciati, e un movimento di classe operaia in aumento, è chiaro che hanno deciso di dare una lezione alle masse con una repressione senza scrupoli. I processi di #JobstownNotGuilty sono in parte una punizione per il ‘crimine’ di costringere l’establishment a fare un passo indietro sulla tassa sull’acqua. Ancora più di quello, però, è di impartire una lezione a tutti coloro che desidererebbero alzare la testa su qualsiasi problema.

Difendere i manifestanti di Jobstown non è solo dare un segno di solidarietà con quei pochi che sono stati presi di mira in quello che è un movimento di massa. Si tratta di difendere il diritto di protesta per tutti. In tal modo, offre ai socialisti un’opportunità senza precedenti dare una sempre maggiore consapevolezza sul ruolo e le operazioni dello stato capitalista. La sua repressione può essere contrapposta alla visione alternativa di una società veramente democratica e socialista, gestita nell’interesse della maggioranza, con una polizia controllata e di cui è responsabile la comunità della classe operaia.

(il presente è una traduzione dell’articolo originale di Paul Murphy, tratto da: socialistworld.net)