Falsi miti : Enrico Berlinguer

L’11 Giugno del 1984 moriva Enrico Berlinguer, lo storico dirigente del Partito Comunista Italiano che guidò il PCI dai primi anni ’70 fino alla sua morte. In occasione dell’anniversario della sua scomparsa anche quest’anno, come del resto ogni anno, la stragrande maggioranza della sinistra italiana ha reso omaggio a questo personaggio, divenuto un vero e proprio ‘mito’ per la sinistra nel nostro paese, mito in cui Berlinguer viene presentato come un vero comunista che ha lottato per il socialismo democratico e contro lo stalinismo sovietico.

Come spesso accade però il mito è ben diverso dalla realtà: Berlinguer infatti non è mai stato realmente antistalinista poiché sotto la sua direzione il PCI rimase un partito legato all’Unione Sovietica e, malgrado le forti critiche che il dirigente ‘comunista’ fece all’URSS, il suo partito continuò a prendere soldi dai sovietici fino alla fine. A ciò dobbiamo aggiungere che tutta la politica del ‘compromesso storico’ di Berlinguer, che coinsisteva in un’alleanza di governo fra il PCI e la borghesia mafiosa della Democrazia Cristiana, fu in perfetta continuità con la politica del suo predecessore Palmiro Togliatti, stalinista di ferro che molto prima di Enrico promosse una politica di ‘Unità nazionale’ con le forze della borghesia. Del resto lo stesso Stalin aveva fatto di tutto per evitare la rivoluzione socialista mondiale, facendosi promotore di una politica riformista di collaborazione fra le classi sociali che ebbe il suo apice nei fronti popolari degli anni ’30, alleanze fra i partiti comunisti legati a Mosca e la borghesia liberale, e sempre nel medesimo periodo nelle alleanze dell’Unione Sovietica con paesi imperialisti ‘democratici’ come Francia e Inghilterra.

La politica stalinista di  alleanze fra i partiti comunisti e la borghesia capitalistica toccò il suo apice nella vergognosa alleanza fra Hitler e Stalin nel 1939, tramite il patto Molotov-Ribbentrop, con cui i due dittatori si spartirono la Polonia. La politica berlinguerista del ‘compromesso storico’ fu quindi in perfetta continuità con la politica riformista portata avanti da Togliatti e da Stalin negli anni precedenti. Certo con questo non vogliamo mettere sullo stesso piano Stalin e Berlinguer, il contesto era molto diverso ed è evidente che il dirigente del PCI italiano non si rese mai colpevole o complice di atrocità e stermini di massa come fecero invece Stalin e Togliatti. Ma il nostro giudizio politico su Berlinguer non muta: è evidente che l’eurocomunismo del PCI degli anni ’70 pur presentando se stesso come alternativo al ‘socialismo reale’, attuò la stessa politica riformista dello stalinismo duro e puro degli anni precedenti.

La tesi secondo la quale il PCI sarebbe stato alternativo allo stalinismo in quanto contrario alla rivoluzione non regge alla prova dei fatti storici: come abbiamo visto Stalin fu il primo ad essere contrario alla rivoluzione. Per noi marxisti rivoluzionari riformismo e stalinismo sono strettamente collegati, due facce di una stessa medaglia. Del resto la critica di Berlinguer all’URSS si limitava ad una formale critica di ‘mancanza di democrazia’, cosa senz’altro giusta ma limitata rispetto alla critica molto più radicale che invece i marxisti, primo fra tutti Trotsky, fecero della società sovietica sin dagli anni ’20. Berlinguer pur criticando alcuni aspetti l’URSS continuò a presentare i paesi del blocco sovietico come paesi socialisti invece che come brutali dittature burocratiche e totalitarie, seguitando ad ingannare la gente come fecero Stalin e Togliatti prima di lui.

Alla fine il ‘compromesso storico’ non andò in porto fino in fondo in quanto non si ebbe mai nel nostro paese un governo PCI-DC. Ciò nonostante Berlinguer appoggiò la politica di lacrime e sangue imposta al paese dalla DC dopo la crisi del ’73, esortando i lavoratori italiani a fare dei sacrifici nel nome dell’interesse nazionale, interesse che per un marxista non esiste essendo la nazione divisa in classi sociali che hanno interessi contrapposti. Inoltre il PCI berlingueriano collaborò con lo stato borghese nella repressione della sinistra rivoluzionaria dopo il 1977, arrivando persino ad etichettare come ‘fascisti’ studenti e operai rivoluzionari che volevano rovesciare il potere capitalistico; mettendo inoltre sullo stesso piano i terroristi delle BR con i rivoluzionari di Lotta Continua e di altri gruppi marxisti-leninisti, trotskisti e anarchici della sinistra extraparlamentare che mai avevano praticato i metodi del terrorismo individuale.

In conclusione Berlinguer sarà stato anche una brava persona e non un assassino come Stalin e Togliatti, ma da qui a definirlo comunista ce ne passa! Non ci interessa darne un giudizio da un punto di vista umano ma politico; per noi marxisti rivoluzionari un comunista, o socialista che dir si voglia, è chi lotta contro il capitalismo e lo stato borghese, nella migliore tradizione di Marx, Lenin, Trotsky, Gramsci e Rosa Luxemburg! Lasciamo dunque volentieri l’onere di spartirsi l’eredità di Togliatti e Berlinguer al PD, Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista e a tutto il resto della sinistra riformista italiana!

Massimo Amadori