L’alternanza scuola lavoro non funziona!

Sono passati ormai due anni dall’introduzione della riforma dell’istruzione pubblica del governo Renzi. Tra i punti più controversi della “Buona Scuola” spicca certamente l’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro, che rende obbligatori i tirocini gratuiti per tutti gli studenti delle scuole secondarie superiori e prevede, in particolare, lo svolgimento di 400 ore di stage gratuiti in aziende pubbliche o private per gli studenti degli istituti tecnici e professionali e 200 per gli studenti liceali. Si tratta di 67 ore all’anno nei licei e 133 nei tecnici e professionali. Lo svolgimento delle ore è obbligatorio e necessario per il conseguimento del diploma di scuola superiore.

L’allora Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, ha più volte preso le difese della riforma contro gli attacchi da parte di studenti, lavoratori della scuola e genitori, spiegando come l’alternanza scuola-lavoro sia uno strumento molto utile per avvicinare le nuove generazioni al mondo del lavoro.

Il tirocinio può essere effettivamente un buon modo per imparare un lavoro sul campo, ma l’alternanza scuola-lavoro introdotta da Renzi e Giannini, più che uno strumento di apprendimento pratico messo a disposizione degli studenti somiglia a uno strumento di usufrutto gratuito di forza lavoro messo a disposizione delle aziende. Alla fine del secondo anno di applicazione dei tirocini gratuiti il quadro che emerge sulla loro presunta efficacia è impietoso.

Secondo un’inchiesta portata avanti dall’Unione degli Studenti, condotta su un campione di 15 mila ragazzi che frequentano le scuole superiori di nove regioni italiane (Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Toscana, Abruzzo, Sardegna, Sicilia, Campania, Puglia) il 57 % degli studenti intervistati “ha partecipato a percorsi di alternanza scuola-lavoro non inerenti al proprio percorso di studi” e 4 su dieci ammettono di essere caduti in situazioni in cui sono stati negati loro diritti, come quello di essere seguiti da un tutor o di non essere stati messi nelle condizioni di studiare.

Dunque non soltanto spesso gli studenti sono costretti a lavorare in aziende e settori totalmente scollegati dal loro percorso di studi, pensiamo per esempio al caso dei 10 mila “percorsi formativi” offerti da McDonald’s, ma sono anche obbligati a lavorare gratuitamente, senza che venga nemmeno garantito il rimborso delle spese di viaggio e di vitto durante le ore di stage. Infatti, sono le singole scuole a decidere se mettere a disposizione degli studenti dei fondi per il rimborso spese. Inutile dire che spesso questi fondi non ci sono e che i requisiti richiesti per chiedere il rimborso sono fortemente limitanti.

Inoltre le ore di lavoro gratuito tolgono tempo ed energie allo studio delle materie affrontate durante l’anno. In alcuni casi, soprattutto nei tecnici e nei professionali, gli studenti sono già anche dei lavoratori. In queste situazioni, non è previsto alcun esonero: il tirocinio gratuito è comunque obbligatorio, e si richiede allo studente lavoratore o di svolgere le ore di stage sul proprio posto di lavoro, fuori dall’orario di lavoro, oppure di trovare un’altra azienda per la quale lavorare gratuitamente. E per finire questo agghiacciante quadro, ricordiamo anche che nel caso in cui lo studente non sia in grado di svolgere le ore annuali previste durante l’anno scolastico, le deve recuperare nel periodo delle vacanze estive.

Insomma l’alternanza scuola-lavoro, non ha nessuna valenza didattica nè formativa, si tratta semplicemente di sfruttamento. Oggi le nuove generazioni che entrano nel mondo del lavoro trovano una situazione ostile e caotica, nella quale si fa a gara a chi offre di meno: minor salario per più ore, maggiore impegno e disponibilità da parte del lavoratore, maggiori conoscenze e competenze per meno diritti e peggiori condizioni lavorative, pensiamo ad esempio all’episodio dell’annuncio di lavoro in cui l’azienda offriva 600 euro al mese a un ingegnere, laureato con il massimo dei voti, che avesse fatto esperienza Erasmus e avesse padronanza della lingua inglese e tedesca.

I giovani vengono oggi abituati sin dalla più tenera età a lavorare senza diritti e senza tutele, addirittura senza retribuzione alcuna! Si parte dalle scuole superiori e lo stesso meccanismo si ritrova per chi poi ha la possibilità di accedere all’istruzione universitaria. Ormai in tutti percorsi di studio universitari sono presenti un numero variabile di ore di tirocinio da svolgere, obbligatorie per il conseguimento della laurea.

Inoltre, da poco è stata aumentata l’età massima entro la quale si può essere assunti come “apprendisti”, passando da 30 a 35 anni. Concretamente questo significa che fino ai 35 anni si può essere assunti per svolgere le stesse mansioni e gli stessi turni di un lavoratore con contratto regolare, ma si viene pagati la metà.

Il futuro dei giovani, degli studenti e dei lavoratori è oggi sotto pesante attacco. Diventa sempre più grande la necessità di organizzarsi e combattere contro lo smantellamento dei diritti degli studenti e dei lavoratori. Per questo Resistenze Internazionali ha lanciato lo scorso anno la campagna contro l’alternanza scuola-lavoro, rivendicando una retribuzione minima di 10 euro all’ora dei tirocini e la pertinenza didattica degli stessi. Il lavoro va sempre pagato! Per riprendere controllo del nostro futuro serve un movimento di massa di studenti, giovani e lavoratori che lottino assieme contro il peggioramento delle condizioni di lavoro, contro lo sfruttamento di studenti e lavoratori da parte delle aziende e delle multinazionali, contro il pesante attacco contro la scuola pubblica.