Elezioni in Gran Bretagna effetto Corbyn

A volta capita nella storia che i vincitori diventino i perdenti  e chi perde il vincitore. Questo e’ quello che è successo nelle elezioni politiche tenutesi in Gran Bretagna l’8 giugno scorso. Il primo ministro Theresa May aveva preso la decisione di andare ad elezioni anticipate, fiduciosa com’era di poter aumentare significativamente la sua maggioranza parlamentare e rafforzare così il governo nelle trattative sulla Brexit. In realtà, questa scelta si e’ rilevata una seconda scomessa disastrosa per i conservatori. Adesso May si trova alla testa di un governo di minoranza, debole e instabile. Un governo che dipende dai voti di una manciata di politici protestanti reazionari del nord dell’Irlanda organizzati nel DUP e da un partito spaccato in due sulla Brexit: “un morto che cammina” secondo l’ex cancelliere dell’ex PM conservatore Cameron.

Il leader del Labour Jeremy Corbyn invece e’ riuscito ad assestare un duro colpo contro l’establishment, recuperando un vantaggio di piu’ di 20 punti a favore dei conservatori, resistendo a due anni di offensiva mediatica senza precedenti e superando l’opposizione aperta della maggior parte dei propri deputati. Ha ottenuto il 40% dei voti,  raccogliendo 3,5 milioni di consensi in piu’ rispetto alle elezioni precedenti, la crescita di voti piu’ importante dal 1945. Radicalizzati dal messaggio politico di Corbyn, migliaia di giovani si sono affrettati a registrarsi per il voto (il 70% ha votato Labour) portando a una vittoria laburista in seggi come Canterbury, in mani ai Tories da un secolo. Subito dopo le elezioni a Glastonbury, il piu’ grande festival di musica in Inghilterra (150.000 persone), Corbyn (68 anni) e’ stato accolto come una rock star, facendo un discorso radicale davanti a un pubblico piu’ numeroso di quello  che ha ascoltato i principali gruppi che suonavano al festival.

L’effetto Corbyn si e’ esteso al livello internazionale. Adesso tutti i politici di ‘sinistra’ vogliono essere  ‘Corbynistas’. In Italia, Pisapia ha adottato lo slogan “nessuno escluso”, un patetico tentativo di copiare lo slogan elettorale di Corbyn “for the many not the few” (per i tanti non per i pochi). “La ricetta di Corbyn e’ la ricetta vincente” ha dichiarato Romano Prodi  “il vecchietto ha conquistato i giovani”. Che Prodi, architetto delle privatizzazioni, cerchi di evocare Corbyn e’ uno scherzo schifoso. La ricetta di Corbyn si è basata proprio sul rifuito della politica di austerita’ introdotta da Prodi e da tutti i governi di ogni colore in ogni paese europeo negli ultimi anni. Corbyn vuole tassare i ricchi per aumentare la spesa pubblica per scuola, alloggio e sanita’, vuole la nazionalizzazione dell’energia, dell’acqua e delle ferrovie, rivendica l’introduzione di un salario minimo di £10 all’ora, la cancellazione del lavoro a chiamata, piu’ diritti per i lavoratori, l’abolizione delle tasse universitarie e la reintroduzione delle borse di studio per i liceali con piu’ di 16 anni. Non e’ sicuramente un programma rivoluzionario ma nel contesto di anni di controoffensiva neoliberista questo ha avuto un effetto radicalizzante, incanalando a sinistra una parte importante della rabbia accumulatasi nella societa’.

Quella rabbia e’ scoppiata di nuovo 6 giorni dopo le elezioni quando l’orrendo incendio alla torre di Grenfell a Londra ha ucciso almeno 80  persone (probabilmente molte di piu’). La torre bruciata di Grenfell e’ diventato un simbolo della disuguaglianza sociale, della noncuranza di un’establishment sprezzante nei confronti dei poveri, e dell’effetto devastante dei tagli pubblici sulla vita  della gente comune. Le vittime, tutti degli strati piu’ poveri, abitavano a Kensington e Chelsea, la zona piu’ ricca del Paese. Sono stati sacrificati sull’altare dell’austerita’, da un governo che ha rifiuto di introdurre le norme di sicurezza nelle case popolari; dai governi, Labour e Tory, che hanno tagliato i fondi destinati alla spesa pubblica; da un comune che per risparmiare qualche soldo in piu’ ha sostituito un rivestimento infiammabile al posto di uno a prova di fuoco. Dall’altra parte, Grenfell ha dimostrato la solidarieta’, la generosita’ e lo spirito collettivo della gente comune. In seguito all’incendio, e in una situazione in cui è mancata l’assistenza ai superstiti da parte dell’amministrazione locale, e’ stata la comunita’ a riempire il vuoto. Questa e’ la gente per cui Corbyn ha lottato costantamente per 40 anni. Corbyn ha immediatamente proposto che le case vuote dei ricchi nella zona di Kensington e Chelsea vengano requisite per le personne lasciate senza tetto e che il governo abolisca il tetto sui salari nel settor pubblico per potere pagare un salario dignitoso ai vigili di fuoco che hanno rischiato la loro vita per salvare la gente.

Vista la debolezza di May, ulteriori elezioni sono possibili e i sondaggi danno il Labour in vantaggio. L’establishment britannico giustamente teme l’effetto radicalizzante che un primo ministro Corbyn potrebbe avere nell’alzare le aspirazioni e nel mobilitare la classe lavoratrice. Corbyn ha dimostrato cosa puo’ succedere quando un politico genuino e onesto di sinistra presenta un’alternativa radicale. Il Socialist Party In Inghilterra e Gales, nostro partito fratello, e’ stato l’unico a credere che  un programma radicale potesse portare ad una vittoria per Corbyn.

Ovviamente, ci sono ancora tante altre battaglie importanti da combattere. Di fronte a un risultato elettorale cosi’ spettacolare il 60% dei deputati che hanno sfidato Corbyn l’anno scorso hanno dovuto ingoiare la pillola, ma le manovre per minarlo non sono finite. Questi, insieme ai tanti consiglieri locali che hanno implementato l’austerita’ senza alzare un dito in opposizione, sono i rappresentanti della classe dominante all’interno del partito, i manager del capitalismo. Il Labour rimane sempre ‘un partito composto da due partiti’: da una parte gli eletti e l’apparato che vogliono un partito del quale la classe capitalista puo’ fidarsi, dall’atra parte le decine di miglaia di nuovo iscritti inspirati da Corbyn che cercano un’alternativa anti-capitalista.

Per uscire da questa contradizione, il Socialist Party propone le seguenti misure: pieno sostegno alla politica anti-austerita’ di Corbyn e la sostituzione di ogni consigliere o parlamentare che vi si oppone; democratizzazione delle strutture del partito, coinvolgimento delle migliaia di nuovi iscritti al partito, diritto di ritorno dei socialisti espulsi in passato e diritto di affiliazione per le organizzazioni anti-austerita’ incluso il Socialist Party; mobilitazioni dei sindacati e dei milioni di lavoratori che hanno votato Labour per cacciare via i conservatori e far eleggere un governo Labour su un programma anti-capitalista e socialista.

La manifestazione del 1 luglio organizzata contro il governo con lo slogan “Non un giorno di piu’”, che ha mobilitato centinaia di migliaia di personne a Londra, rappresenta un primo passo in quella direzione. Allo stesso tempo, proteste e scioperi si stanno svolgendo contro il tetto sui salari nel settor pubblico e in opposizione ai tagli sulla sanita’ e le scuole. Solo sulla base di una tale mobilitazione sociale sara’ possibile costruire intorno a Corbyn una vera alternativa anti-capitalista.

Christine Thomas