Unificazione tra CWI-CIL e Izquierda Revolucionaria

Uno storico rafforzamento delle forze del marxismo

Il CWI-CIL (Comitato per un’Internazionale dei Lavoratori) e Izquierda Revolucionaria hanno tenuto un congresso speciale di unificazione il 22 luglio scorso a Barcellona. Questo congresso ha rappresentato la concluzione di un intenso processo di discussioni e scambio e lavoro comune tra le due organizzazioni durato dieci mesi. I delegati eletti dalle strutture democratiche del CWI-CIL e IR hanno approvato all’unanimità questa unificazione e l’incorporazione di dirigenti di IR in Spagna, Messico e Venezuela nel Comitato Esecutivo Internazionale del CWI-CIL.

Questo congresso è avvenuto a seguito di una straordinaria scuola internazionale e rappresenta un momento storico per lo sviluppo della nostra organizzazione internazionale. Il CWI-CIL è un partito mondiale che lotta per la rivoluzione socialista, siamo una forza piccola che ha però vissuto una grande crescita e un grande successo negli ultimi anni, nei quali le nostre idee e i nostri metodi sono stati testati in un nuovo periodo di rivoluzione e controrivoluzione. Questa storica unificazione aumenterà la nostra possibilità di costruire su questi successi e di completare i compiti storici che ci siamo posti.

Per dare la più ampia diffusione di questo sviluppo e per chiarificare la base politica e programmatica di questa unificazione pubblichiamo il documento di unificazione approvato all’unanimità al nostro congresso speciale di unificazione:

Documento politico di unificazione tra CWI-CIL e Izquierda Revolucionaria

Questo documento si propone di delineare i fondamenti politici alla base di un processo di grande importanza per entrambe le nostre organizzazioni e per la lotta finalizzata a elaborare e sviluppare le idee del marxismo nel mondo: l’unificazione di Izquierda Revolucionaria (IR) e del CWI-CIL.

La discussione e l’approvazione di questo documento sia negli organismi democratici delle due organizzazioni sia durante il congresso di unificazione del 22 luglio rappresentano un passo decisivo di questo processo. Da cui deriverà l’incorporazione nel CWI-CIL di IR, delle sue strutture e delle sue sezioni nazionali in Spagna, in Messico e in Venezuela, nonché l’unificazione delle due organizzazioni in Spagna e in Venezuela.

Una nuova fase della lotta di classe nel mondo

Questa storica unificazione ha un’evidente base materiale nei profondi mutamenti della lotta di classe a livello internazionale seguiti alla crisi capitalistica mondiale iniziata nel 2008. Lungi dall’essere risolta, questa crisi ancora oggi continua, approfondendosi e acutizzandosi a ogni oscillazione dello scenario mondiale. Tali periodi di estremo cambiamento e confusione si riflettono inevitabilmente nei mutamenti del movimento operaio e della sinistra, inclusa la sinistra rivoluzionaria, dando luogo a scissioni, ricomposizioni, fusioni, perché le idee, le organizzazioni e i raggruppamenti sono messe alla prova da tali mutamenti. Sono la nostra comprensione comune, la nostra risposta a questa nuova fase, la condivisione del metodo con cui intervenirvi e degli obiettivi fondamentali che essa pone alla classe operaia e al marxismo a fungere da base della nostra unificazione.

La crisi che il capitalismo mondiale affronta è profonda e incurabile. Nessuno dei tentativi messi in atto da parte delle classi dominanti nel mondo per risolverla ha prodotto risultati, anzi hanno accresciuto la possibilità di nuove crisi e conflitti. Il pessimismo e l’inquietudine degli strateghi del capitalismo mondiale riflette questo dato. Un tema costante di questo periodo è la mancanza di “legittimità” del capitalismo nella sfera economica, in politica internazionale, in materia di ambiente e mutamenti climatici. Questo fatto si riflette, socialmente e politicamente, nella coscienza di milioni di persone. Soprattutto all’interno della classe dominante c’è la comprensione, seppur perlopiù inespressa, che il capitalismo si trova sul ‘cratere di un vulcano’ pronto a esplodere e a produrre sommovimenti di massa e perfino mutamenti rivoluzionari.

La crisi ha integralmente sconvolto l’equilibrio che ha reso possibile e relativamente più stabile la fase internazionale iniziata col crollo dello stalinismo. Ciò è dimostrato dalle crisi che stanno spazzando il mondo, minando la stabilità del sistema bipartitico postbellico nelle “democrazie” occidentali e dalle ombre che affliggono i governi del mondo postcoloniale. L’elezione di Donald Trump, contro la volontà della maggioranza della classe dei capitalisti, e la sfida lanciata da Bernie Sanders alle primarie democratiche sono un evidente sintonomo della crisi strutturale della maggiore potenza imperialistica nel mondo. In Europa i sistemi politici bipolari sono in crisi, un riflesso dell’enorme polarizzazione politica e sociale in atto. Ciò si manifesta a destra, con la nascita di piccoli Trump come Marine Le Pen e i suoi omologhi. A sinistra con l’emergere di nuovi partiti e movimenti come Podemos, il Bloque de Esquerda portoghese, France Insoumise di Melenchon in Francia, e, precedentemente, SYRIZA, ora scivolata a destra, tutti fenomeni che confermano come il processo che abbiamo appena descritto sia in corso. La crescita esponenziale di SYRIZA seguita dalla capitolazione e dal tradimento dei suoi leader nei confornti del movimento contro l’austerità, ha visto il partito trasformarsi in un partito dell’austerità. Questo un esempio di quello che succede a quei dirigenti che rifiutano di rompere con il capitalismo. In Amerca Latina il fallimento dei governi riformisti nati dai movimenti di massa e dalla rivoluzione Bolivariana, l’avanzata della controrivoluzione in Venezuela, e la risposta della classe lavoratrice e dei giovani alle politiche reazionarie di Macri, Temer in Brasile e Nieto in Messico, rappresentano una nuova fase nella lotta di classe.

In politica internazionale questo processo di cambiamento si è manifestato con la fine del mondo “unipolare” che ha seguito il disgelo post guerra fredda e il collasso dello stalinismo. L’avvento di un più instabile mondo multipolare, in cui gli USA hanno perso terreno rispetto all’emergente potenza economica cinese e, in certa misura, al militarismo russo, dà un’immagine dei nuovi rapporti di forza globali. Tutti i preesistenti blocchi e le alleanze della borghesia a livello internazionale, non ultima l’Unione capitalistica Europea, sono stati messi a dura prova e minati proprio perché il capitalismo non è riuscito a restaurare un equilibrio stabile nelle relazioni internazionali, l’equilibrio andato in fumo allo scoppio della crisi.

Oggi non siamo più vicini a una soluzione della crisi economica mondiale di sovrapproduzione, caratterizzata da un crollo degli investimenti e da una cronica carenza di domanda che affligge il commercio internazionale, di quanto non fossimo al suo inizio. Tutti i tentativi di affrontare i problemi di fondo sono falliti in modo disastroso. I miliardi di dollari iniettati nell’economia mondiale nella forma di quantitative easing in nessun paese hanno minimamente colmato la distanza tra la realtà e i risultati desiderati, cioè una ripresa degli investimenti e della domanda. Lungi dal rappresentare un nuovo motore per la crescita globale, come auspicato da molti analisti della borghesia, l’ultima fase della crisi ha visto le cosiddette economie emergenti – Cina in testa – precipitare anch’esse nel vortice della crisi globale. La caduta complessiva degli investimenti evidenzia gli ostacoli che la proprietà privata della ricchezza e dei mezzi di produzione, insieme con lo Stato-nazione, rappresentano per lo sviluppo economico mondiale.

NUOVE OPPORTUNITA’ PER IL MARXISMO RIVOLUZIONARIO

La crisi ha già determinato profondi mutamenti nello stato d’animo e nell’atteggiamento di tutte le classi sociali, in particolare della classe operaia, dei giovani e delle fasce oppresse in vari paesi del mondo. I marxisti avevano previsto l’inizio della crisi, che avrebbe spinto il mondo verso un periodo di rivoluzioni e controrivoluzioni e questa è stata effettivamente le tendenza in atto dall’epoca di quella previsione. Dai sollevamenti rivoluzionari della Primavera Araba nel 2011 ai movimenti di massa contro l’austerità e la Troika in Europa, fino all’attuale rivolta sociale contro il trumpismo nelle città americane, questo periodo è stato caratterizzato dall’ingresso delle masse sulla scena della storia.

Questa tendenza si è accompagnata a una polarizzazione della società e a uno scivolamento verso sinistra della coscienza politica ma allo stesso tempo, come conseguenza della bancarotta del riformismo e dei tradizionali partiti della borghesia, a una crescita elettorale dell’estrema destra. La nascita di nuovi partiti e formazioni di sinistra, come Podemos, France Insoumise e il Bloque de Esquerda, insieme coi movimenti di massa orientati politicamente a sinistra cresciuti attorno a Bernie Sanders e Jeremy Corbyn, rappresentano una potente ma complessa e ancora incompleta espressione di questa tendenza. I sondaggi d’opinione nel mondo ci mostrano una disillusione di massa nei confronti del sistema capitalistico e, in questo momento in particolare negli USA, la crescente ricerca di un’alternativa, con sempre maggior interesse e consenso all’idea del socialismo.

Queste nuove formazioni e movimenti di sinistra sono contraddittori e volatili, poiché riflettono la natura del periodo dal quale sono emersi. Perciò subiranno rapide trasformazioni e attraverseranno momenti di crisi, rovesciamenti di campo, svolte e scissioni. In questa fase, in cui per il capitalismo gli spazi per il riformismo sono infinitamente più ridotti che nei decenni passati, i tentativi di riformulare le idee “socialdemocratiche” difese dai leader riformisti sono destinati a fallire. Il compito dei marxisti è quello di intervenire con energia in questi processi, difendendo apertamente e coraggiosamente un programma socialista basato sulla lotta di classe. Nella costruzione della nostra organizzazione rivoluzionaria lavoriamo per sostenere lo sviluppo di queste formazioni in nuovi partiti di massa della classe operaia armati di un’alternativa rivoluzionaria al capitalismo.

Dopo un periodo storico di arretramento generalizzato per le forze del movimento operaio e del marxismo rivoluzionario nel mondo, questa nuova fase rappresenta chiaramente una svolta. Si apre una nuova era di opportunità per un cambiamento rivoluzionario mondiale. Le sezioni del CWI in Irlanda e negli USA hanno già giocato un ruolo in movimenti di massa della classe operaia che hanno ottenuto importanti vittorie (fermando la tassa sull’acqua in Irlanda e ottenendo il salario minimo di 15 dollari all’ora negli USA), mentre in Spagna i compagni di Izquierda Revolucionaria che dirigono il Sindicato des Estudiantes (SE) hanno vinto una battaglia contro la riforma della scuola che ne consolida la posizione come punto di riferimento combattivo nella lotta contro l’austerità.

Queste vittorie dimostrano la nostra capacità di impegnarci nelle mobilitazioni di massa e, in certe circostanze, di diventare un fattore reale nella situazione, cosa che ci distingue da altre organizzazioni marxiste. Ma si tratta solo di una piccola anticipazione di ciò che avverrà se manterremo un approccio, un metodo e un programma corretti. Nel periodo a venire la direzione dei movimenti di massa che lottano per la trasformazione della società, sarà a portata di mano dei marxisti rivoluzionari. La nostra unificazione rafforza la nostra capacità di svolgere questo compito e servirà come esempio per altri rivoluzionari, con cui potremo unire le forze per raggiungere quell’obiettivo.

L’unificazione tra il CWI-CIL e IR arriva dopo un periodo di separazione durato oltre 20 anni, dopo una scissione nel CWI-CIL avvenuta nel 1992. Una parte significativa delle ragioni di quella rottura sono da ricercarsi nel cambiamento della situazione mondiale derivata dal collasso dell’Unione Sovietica e dei regimi stalinisti nell’Europa dell’Est. I dirigenti di quella che all’epoca era la minoranza del CWI-CIL accusarono la maggioranza del gruppo dirigente britannico e del Segretariato Internazionale di essere una “cricca” contraddistinta da metodi “burocratici” e “amministrativi”. Queste accuse vennero respinte dopo una lunga discussione dalla schiacciante maggioranza del CWI-CIL. In realtà furono gli attacchi personali (contro il “taaffeismo”), ripetuti come mantra da parte del gruppo dirigente della minoranza, a rivelarsi impregnati di un metodo stalinista e burocratico. Metodo dietro al quale si celavano delle divergenze politiche: sulla natura del periodo che stavamo affrontando e sul processo di restaurazione capitalistica in Unione Sovietica, nei paesi dell’Est e in Cina, sulla nostra tattica e sull’approccio da adottare nei confronti della socialdemocrazia e della costruzione di partiti rivoluzionari, sulla questione nazionale e, infine, sulla formazione di una direzione collettiva, fondata su metodi democratici, contro un approccio personalistico e ossessionato dalla difesa del proprio prestigio.

La minoranza, che andò avanti costituendo la Tendenza Marxista Internazionale (TMI), non era pronta a riconoscere e a prendere atto del mutamento nella situazione mondiale provocato dal collasso degli ex regimi stalinisti. Quest’ultimo evento ebbe profonde conseguenze nell’accelerare i processi di “imborghesimento” e la deriva a destra dei tradizionali partiti di massa della classe operaia, in particolar modo delle formazioni socialdemocratiche, ma anche dei partiti con origini staliniste: il Partito Laburista, i socialisti francesi e spagnoli, il PD italiano ecc. Si trattò di un fenomeno generalizzato, nato come reazione a un mutamento profondo della situazione mondiale, che esercitò un impatto sulla coscienza della classe operaia, assestando un forte colpo all’idea del socialismo come alternativa praticabile al capitalismo e aprendo la strada a ogni tipo di idea reazionaria e confusa, spesso di origine piccolo-borghese.

Quel periodo storico pose nuovi compiti e sfide davanti ai lavoratori e ai marxisti, CWI_CIL compreso. La minoranza, diventata poi TMI, fallì nell’affrontare questi drammatici cambiamenti della situazione mondiale e rifiutò ripetutamente di riconoscere i propri errori. Non solo non capirono cosa stava accadendo nell’URSS, ma rifiutarono fino al 1997-1998 persino di ammettere che la restaurazione capitalistica aveva avuto luogo. Non ebbero mai il coraggio di ammettere questi errori, come sarebbe stato necessario nell’ambito di un metodo di analisi marxista finalizzato a formare una nuova generazione di quadri.

Tali errori vennero ripetuti anche su altri terreni, ad esempio con la riproposizione di vecchie formule sull’«entrismo» in una fase in cui non c’erano più le condizioni per lavorare all’interno di organizzazioni socialdemocratiche imborghesite, mentre si stavano aprendo opportunità per un lavoro di tipo indipendente. Tutti i documenti di questo dibattito tra maggioranza e minoranza sono disponibili sul sito marxist.net. Ma questi documenti non furono mai messi a disposizione degli iscritti della sezione spagnola del CWI-CIL, il che costituisce una dimostrazione dei metodi burocratici del gruppo dirigente della TMI.

Nel 2009 ci fu una scissione della sezione spagnola e della maggioranza delle sezioni venezuelana e messicana su una base politica di principio. Le ragioni di questa rottura furono, in sostanza, le stesse della rottura nel CWI-CIL nel 1992.

I compagni che hanno costituito IR avevano con la TMI differenze fondamentali sulla caratterizzazione del periodo storico che si era aperto con la grande recessione del 2008, sulla questione nazionale, sulla caratterizzazione della rivoluzione Bolivariana, su come costruire le forze del marxismo rivoluzionario in Venezuela. Oltre a ciò vi erano differenze di principio sulla costruzione del partito rivoluzionario e sulla tattica che i marxisti devono usare nei confronti dei nuovi partiti e delle formazioni di sinistra. Un altro aspetto centrale di questa scissione era la difesa da parte dei compagni spagnoli, messicani e venezuelani della democrazie interna e del carattere proletario dell’organizzazione contro un regime burocratico e l’ossesione del prestigio e il culto della personalità dei dirigenti principali della TMI che soffocava ogni serio tentativo di costruzione nel movimento operaio e tra i giovani.

 

La sezione spagnola e la maggioranza di quella venezuelana e di quella messicana, a seguito di queste esperienze, aprirono una discussione approfondita e un bilancio politico e teorico del lavoro svolto negli anni precedenti. Le conclusioni che ne traemmo come organizzazione indipendente, Izquierda Revolucionaria, così come sul piano dell’intervento pratico e dell’esperienza accumulata su come orientarsi al movimento reale dei lavoratori e dei giovani, hanno contribuito a mettere le basi per l’unificazione.

Perché e per fare cosa uniamo le nostre forze

La nostra unificazione ha radici in una condivisione generale sull’analisi delle prospettive del capitalismo mondiale e dei compiti che ne derivano per i marxisti. Tuttavia è il riflesso di qualcosa di ben più ampio. La nostra esperienza di discussione e di lotta fianco a fianco ha rivelato un accordo non solo in termini di idee e di analisi delle prospettive, ma anche di tattica, strategia, programma e orientamento. Come disse Lenin senza idee rivoluzionarie non c’è movimento rivoluzionario. Ma allo stesso modo idee e teorie senza prassi sono cieche.

Sia un esame delle nostre rispettive idee e iniziative sia la ricca, seppur breve, esperienza del nostro lavoro comune hanno confermato che esiste una base per la nostra unificazione a cui procediamo con entusiasmo e determinazione.

Il nostro compito è costruire un potente fattore soggettivo, una forza marxista di massa e un gruppo dirigente rivoluzionario per le battaglie di massa che verranno. A 100 anni dall’immortale Rivoluzione Russa l’esempio del Partito Bolscevico, la sua impostazione teorica lungimirante, unita alla lotta per una chiarificazione ideologica, alla flessibilità tattica e alla determinazione nell’azione, resta una guida per la nostra organizzazione unificata.

La nostra internazionale rivoluzionaria e le nostre sezioni sono orientate verso l’intervento nelle mobilitazioni di massa, nei sindacati e nelle organizzazioni politiche dei lavoratori. Allo stesso tempo teniamo fede all’idea che un partito rivoluzionario debba essere indipendente dal punto di vista politico e organizzativo, contro tendenze liquidazioniste e pressioni che cercano di cancellare il ruolo del partito rivoluzionario. Un’organizzazione rivoluzionaria rappresenta anche la memoria della classe operaia e la continuità della sua lotta rivoluzionaria contro il capitalismo.  La flessibilità tattica, combinata con la saldezza dei principi politici e del programma è il fondamento delle nostre radici e del metodo che condividiamo. Allo stesso tempo difendiamo l’idea di un partito rivoluzionario indipendente come spina dorsale, parte integrante e decisiva del movimento di massa dei lavoratori e dei giovani.

Siamo saldamente ancorati alla prospettiva della rivoluzione socialista, ci basiamo sui documenti principali dei primi quattro congressi della Terza Internazionale, rafforzati dall’esperienza dell’opposizione di sinistra, dalla battaglia contro lo stalinismo, dal programma di transizione, dal metodo e dalle idee di Marx, Engels, Lenin e Trotsky e del socialismo scientifico. L’asse di tale programma rimane la fine del capitalismo e del dominio della borghesia e la loro sostituzione con un governo dei lavoratori basato sulla proprietà pubblica dei mezzi di produzione e del settore bancario e finanziario sotto il controllo democratico dei lavoratori. Lottiamo per un’economia pianificata su scala mondiale e l’elaborazione con mezzi democratici di un programma socialista di produzione per l’economia mondiale come chiave per risolvere i più urgenti problemi dell’umanità: crisi economica, povertà, denutrizione, guerre e ogni forma di oppressione.

I marxisti lottano per stare in prima linea nella lotta contro ogni forma di oppressione, unendo i lavoratori e tutti gli oppressi attorno a una prospettiva socialista di cambiamento. Ci opponiamo all’oppressione nazionale in tutte le sue forme e difendiamo con decisione il diritto all’autodeterminazione, fino a rivendicare il diritto alla separazione delle nazioni oppresse. Allo stesso tempo però siamo per il massimo livello di unità dei lavoratori di tutte le nazionalità. Solo i lavoratori e gli oppressi, armati di un programma e di una prospettiva socialiste e internazionaliste, possono guidare in modo coerente la lotta per la liberazione di una nazione e più in generale contro qualunque forma di oppressione. Contrapponiamo alla retorica dell’unità nazionale da parte dei capitalisti l’unità della classe operaia contro i capitalisti di ogni paese nella lotta per i diritti nazionali e democratici intesa come momento della lotta per il socialismo. Rigettiamo un approccio schematico e unilaterale a questa questione fondamentale per i marxisti e comprendiamo che la natura complessa della questione nazionale e della coscienza richiedono un atteggiamento flessibile e un un’analisi scrupolosa di ogni singolo caso e del contesto in cui esso si sviluppa.

La lotta per la liberazione delle donne e contro l’aggressione alle conquiste strappate dalle lavoratrici al prezzo di dure lotte nei decenni passati è stata una delle espressioni più potenti della lotta di classe in questi ultimi anni. Noi siamo per un femminismo di classe e socialista, capace di porsi in relazione alla forza del movimento operaio, l’unico in grado di contrapporsi a questo sistema sociale, in cui sessismo e misoginia sono così profondamente radicati. Il nostro intervento nel movimento di massa delle donne si è sviluppato in antitesi all’inefficace femminismo borghese e piccolo-borghese. I marxisti aspirano a dirigere il movimento contro l’oppressione di genere, il razzismo e i diritti degli LGBTQ.

Per ogni organizzazione marxista in attività e impegnata politicamente tra i lavoratori e i giovani discussioni, polemiche, franche divergenze e persino rotture se necessarie non possono essere evitate. Un periodo tumultuoso inevitabilmente porta con sé ogni genere di pressione – opportunismo, sinistrismo e altri errori – sui rivoluzionari, pressioni da cui nessun partito né alcun gruppo dirigente sono immuni. La paziente, aperta e democratica gestione del dibattito e anche di eventuali divergenze di natura politica è parte fondamentale del metodo che condividiamo. Periodi come questo non sono solo periodi di fusioni e di unità, ma anche di discussione fatta in modo fraterno tra compagni. I rivoluzionari non fuggono da queste discussioni.

Il CWI, coi nostri nuovi compagni di IR, è un’organizzazione marxista internazionale con un insediamento reale tra i lavoratori e i giovani in diversi paesi chiave nel mondo. Tuttavia non proviamo neppure a proclamarci “la” internazionale rivoluzionaria di massa dei lavoratori. Il nostro obiettivo è giocare un ruolo determinante quale forza centrale nella costruzione di tale internazionale, insieme con molti altri che attualmente sono al di fuori della nostra organizzazione. Per questo a tutti i rivoluzionari seri lanciamo un appello sottolineando la necessità di un’unità fondata sui principi del marxismo e proponendo loro di aprire una discussione su come costruire un’internazionale in grado di guidare la rivoluzione che verrà.

Approvato all’unanimità al congresso di unificazione tra CWI-CIL e IR 22 luglio 2017, Barcellona.