Il business dell’immortalità

Chi non ha mai sognato di poter vivere per sempre? Sognato sì, ma di certo mai nessuno avrebbe potuto pensare che l’immortalità potesse diventare un traguardo raggiungibile e peggio ancora un business su cui investire. Anche se a prima vista può sembrare fantascienza è proprio di “immortalità” che si inizia a discutere nei più prestigiosi laboratori di ricerca degli Stati Uniti e non solo. Equipes di scienziati stanno lavorando a progetti finanziati con cifre da capogiro per allungare l’aspettativa di vita e rallentare, se non persino invertire, il processo di invecchiamento. Ecco uno dei campi in cui i potenti e i ricchi del mondo oggi investono. Nel cuore della Silicon Valley, non sono contemplati limiti biologici e anche la morte viene considerata un problema “tecnico” e dunque “risolvibile”.

L’agosto scorso un gruppo composto da Amazon di Jeff Bezos, Founders Fund di Peter Thiel (creatore di Pay-Pal), Fidelity e altri investitori, ha finanziato per 116 milioni di dollari la Unity Biotechnology, società che lavora su una molecola che eliminando cellule “senescenti” impedisce o ritarda l’artrosi. Parallelamente alcuni studi sulla “senescenza”, fenomeno dovuto all’invecchiamento che porta le cellule ad accumulare danni irreparabili al DNA e a diventare tossiche per l’organismo, hanno dimostrato che nei topi l’eliminazione di queste cellule senescenti consente di allungare la vita del 25%.

Quattro anni fa il fondatore di Google Ventures, Bill Maris, assieme a Sergey Brin e Larry Page, hanno dato vita alla California Life Company (Calico), una società che ha accordi con tutti i più noti laboratori degli Stati Uniti e un miliardo di dollari da investire in ricerca sui topi per individuare i “biomarcatori” dell’invecchiamento e intervenire sui geni. Lo stesso Mark Zuckemberg, il sesto uomo più ricco al mondo con un patrimonio personale di 44,6 miliardi di dollari, ha recentemente dichiarato di voler investire gran parte delle azioni di Facebook per lasciare un “mondo migliore” in cui la generazione di sua figlia “possa vivere vite più lunghe e salutari”.

Le parole di Zuckemberg più che rassicurare, dovrebbero far rabbrividire, poiché il mondo che questo giovane multi-miliardario vuole costruire è un mondo di sfruttamento e orrore senza fine. Una vita più lunga e più sana, ma non per tutti, anzi solo per l’1 % della popolazione che ha qualche decina di migliaia di dollari di troppo da investire nella propria salute. Mentre nel mondo 1 persona su 3 non ha accesso alle cure mediche e ai farmaci essenziali e oltre 100 milioni di persone ogni anno si riducono in povertà per far fronte alle cure mediche, mentre il 64 % della popolazione mondiale, pari a 4,5 miliardi di persone, non ha accesso ai servizi igienico-sanitari adeguati, i capitalisti più ricchi al mondo investono le loro enormi ricchezze, accumulate sfruttando barbaramente risorse umane e ambientali, per poter “vivere per sempre”.

Emblematico in questo senso è la sconcertante storia della start-up Ambrosia. Ex studente di Stanford, Jesse Karmazin, dopo esser venuto a conoscenza degli studi sul “parabiosis”, ovvero il fenomeno per cui le trasfusioni di sangue giovane, sperimentate nei topi, si sono rivelate utili nella riparazione dei tessuti, ha deciso di fondare il proprio “business” su questa tecnica sperimentale e ha dato vita ad Amborsia (l’elisir di eterna giovinezza nella mitologia greca). Karmazin offre ai suoi clienti trasfusioni di sangue, prelevato da persone di età compresa tra i 15 e i 22 anni, per la modica somma di 8 mila dollari a trasfusione.

Nell’attuale sistema economico, in cui il divario tra ricchi e poveri aumenta in maniera vertiginosa ogni anno (6 persone detengono metà della ricchezza mondiale, due anni fa erano 62), chi ha le risorse economiche può comprare tutto, persino la giovinezza.

Lo scorso marzo il chief medical officer di Human Longevity ha sostenuto che entro il 2060 l’uomo potrà tranquillamente vivere fino a 140 anni. Ci crede anche lo storico israeliano Yuval Noah Harari che sostiene che entro il 2050 chi sarà in possesso di un buon conto in banca potrà avere la possibilità di sconfiggere la morte, dieci anni alla volta, grazie al ricorso all’ingegneria genetica, alla medicina rigenerativa e alle nanotecnologie.

È davvero questo il mondo migliore possibile? A che cosa servono le grandi scoperte scientifiche se solo l’1 % dell’intera popolazione mondiale ne può beneficiare? Mentre il progresso tecnologico avanza a una velocità vertiginosa, il sistema sociale rimane indietro, troppo obsoleto per poter reggere ai cambiamenti repentini a cui stiamo assistendo.

Ed ecco che dalle ombre di un mondo che sta morendo prima che sia nato quello nuovo, escono i mostri: ricchissimi vampiri che vogliono vivere per sempre, che sono disposti a succhiare le energie e la vita di milioni di persone a cui tolgono ogni risorsa, il tempo e il futuro, individualisti estremi che fanno dell’egoismo la loro bandiera, che vogliono costruire la loro “felicità” sullo sfruttamento della stragrande maggioranza.

Per le frontiere tecnologiche che la scienza oggi sta abbattendo serve una società diversa, in grado di valorizzare al massimo gli straordinari frutti dell’ingegno umano, una società in cui questi strumenti possano essere alla portata di tutti e servano al miglioramento delle condizioni di vita dell’intera popolazione mondiale.

Valeriya Parkhomenko