In memoria di Christiaan Georgievič Rakovskij

L’11 settembre è una data nota ai più come data di tristi commemorazioni. In tanti ricordano gli attentati terroristici dell’11 settembre del 2001 e il successivo sviluppo della “guerra preventiva” con l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq, avvenimenti tragici che hanno sconvolto le vite di decine di milioni di persone e che hanno contribuito a ridisegnare il mondo  così come lo conosciamo oggi. L’11 settembre è anche la data nella quale si ricorda il colpo di stato del generale Augusto Pinochet contro Salvador Allende e il governo di Unidad Popular in Cile. Il sanguinoso colpo di stato segnò la fine di quell’esperienza riformista e l’inizio di un lungo incubo per le masse popolari cilene e di tutto il continente. Questo 11 settembre abbiamo scelto di commemorare un altro triste evento, sicuramente meno noto, della storia del movimento operaio internazionale vale a dire il vile e barbaro omicidio del rivoluzionario internazionalista Christiaan Georgievič Rakovskij ad opera dello stalinismo.
Poche figure incarnano lo spirito del rivoluzionario di professione, del dirigente rivoluzionario disinteressato, del militante internazionalista del martire comunista come quella del rivoluzionario apolide Christiaan Georgievič Rakovskij.  La figura di Rakovskij,  troppo poco conosciuta, ha subito  nei decenni, un opera di rimozione e di cancellazione. La sua figura è stata volutamente cancellata da quelli che furono i suoi acerrimi nemici da vivo e da morto : lo stalinismo e la borghesia. La figura di Rakovskij è stata praticamente espulsa dai libri di storia, dalla storiografia stalinista e borghese. Nemico implacabile del capitalismo e della dittatura stalinista, Rakovskij pagò con il carcere, la deportazione, l’esilio, la tortura , la morte e la damnatio memoriae la sua fedeltà agli ideali del 1917, la sua fede nella democrazia operaia, il suo spirito di sacrificio e la sua rettitudine morale.

Rakovskij nacque nel 1873 in una famiglia benestante bulgara nella città di Kotel. La sua vita fu indissolubilmente legata ai grandi scoinvolgimenti del suo tempo. Nato bulgato si ritrovò ben presto rumeno a seguito dei cambiamenti di frontiera che la guerra russo-turca aveva generato. Dopo essere stato espulso per propaganda sovversiva dagli istituti scolastici che frequentò, Rakosvkij si recò in Francia dove si laureò in medicina alla Sorbona di Parigi.

A Parigi approfondì i legami con i principali esponenti della seconda internazionale. Divenne amico intimo di Jean Jaures che ne esaltò da subito le qualità ed il rigore teorico, conobbe i socialdemocratici russi Plechanov, Lenin e Vera Zassulich, frequentò l’austriaco Adler e il tedesco Liebknecht. Fu al centro dell’elaborazione politica e teorica della seconda internazionale negli anni che precedettero la prima guerra mondiale. Il giovane rivoluzionario divenne presto l’infaticabile organizzatore della sinistra socialista bulgara e rumena. Prima di aver compiuto trent’anni Rakovskij era già diventato il principale esponente della sinsitra rivoluzionaria balcanica.

Negli anni immediatamente precedenti allo scoppio del conflitto mondiale Rakovskij si recò nella capitale dell’impero ottomano a seguire gli sviluppi rivoluzionari. Lì, tentò senza successo, di costruire un sindacato tra i lavoratori del porto. Venne arrestato dalle autorità turche e deportato in Romania. Dalla Romania venne nuovamente espulso e fu costretto a trovare esilio nella vicina Bulgaria dove continuò la sua instancabile opera di organizzatore, propagandista e agitatore rivoluzionario. Durante le guerre balcaniche del 1912 e 1913, consegenza dello sgretolamento dell’impero ottomano e dello sviluppo di un forte sentimento nazionale nei balcani, Rakovskij si legò con il rivoluzionario russo Trotsky che stava documentando per il Kievskaja Mysl le atrocità commesse dalle truppe bulgare ai danni dei prigionieri di guerra turchi.

Allo scoppio della guerra Rakovskij fu uno dei principali organizzatori ed esponenti della conferenza di Zimmerwald nella quale la sinistra della seconda internazionale tentò di riaffermare i principi dell’internazionalismo e dell’opposizione alla guerra interimperialista. A seguito della conferenza, il rivoluzionario venne arrestato in Romania per propaganda pacifista e trascorse buona parte del 1916 e del 1917 in carcere. Liberato il primo maggio da un imponente manifestazione di soldati russi dal carcere nel quale era prigioniero Rakovskij tenne comizi e discorsi incitando le masse popolari rumene alla rivoluzione contro i latifondisti e la grande borghesia.

Il trionfo della rivoluzione russa lo vive in Russia a fianco di Lenin e Trotsky. Da lì venne spedito in Ucraina ad assistere il lavoro dei bolscevichi alle prese con l’offensiva militare tedesca e con l’opposizione dei socialisti moderati. Rakovskij assunse la carica di presidente del Consiglio dei Commissari del popolo Ucraino e lavorò alacremente alla riforma agraria. La durezza del comunismo di guerra che imponenva la pratica delle requisizioni forzate per alimentare i centri industriali e l’Armata Rossa impegnata nella difesa della rivoluzione portò allo sviluppo di malcontento e alla disaffezione dei confronti del potere bolscevico ucraino. Questo malcontento sfociò in un primo momento nella cacciata del governo sovietico successivamente restaurato con Rakovkij alla sua testa.

La guerra russo-polacca del 1920 e la definitiva sconfitta della bande di Pletjura e della armate bianche permise al governo sovietico di mantenere il controllo su l’intero paese. Rakovskij divenne così il primo presidente della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina riunificata. Consapevole per storia personale dell’importanza della questione nazionale, Rakoskij fu uno strenuo difensore del diritto all’autodeterminazione del popolo Ucraino. Su questa questione si scontrò con Stalin e con il suo fiduciario Ordzonikidze che difendevano sulla carta questo principio ma che in realtà applicarono in Georgia e Ucraina una politica di sciovinismo grande russo.

La XIII Conferenza del partito bolscevico tenutasi nel gennaio del 1924 vide l’affermazione della frazione stalinista che attaccò il blocco di sinistra capeggiato da Trotckij e Rakovskij esiliando quest’ultimo in Inghilterra con la carica di ambasciatore dell’URSS.

Dal suo esilio in Inghilterra, Rakovskij firmò nel 1926 la dichiarazione dei 46 del 1926 ritenuta l’atto costitutivo dell’opposizione di sinistra allo stalinismo. Di ritorno in Unione Sovietica da Parigi, dove aveva esercitato la carica di ambasciatore, Rakovkij venne espulso dal partito durante una riunione nella quale gli fu impedito di intervenire. Assieme a lui vennero espulsi altri rivoluzionari di primissimo piano che come lui erano stati protagonisti dei primi anni del potere sovietico. Tra gli espulsi figurarono Radek, Piatakov, Smilga e Smirnov. Intanto Zinoviev e Kamenev rispettivamente alla testa del partito a Mosca e Leningrado vennero licenziati senza troppe cerimonie dal Comitato Centrale in vista della loro immediata espulsione dal partito.

Deportato ad Astrachan, Rakoskij si dedicò allo studio e alla riflessione politica. A differenza di molti ex-oppositori che tornarono nel partito dopo umilianti abiure Rakovskij affrontò l’esilio con stoicismo e grande coraggio. Nel marzo del 1938 Rakovskij fu imputato al processo di Mosca accusato di essere un “nemico del popolo”, di essere implicato nell’omicidio di Kirov e nei falliti attentati contro Lenin e Stalin. Ironia della storia, ad accusarlo Rakosvkij e gli altri rivoluzionari di essere dei “nemici del popolo” vi era il perfido Vycinsky un procuratore “comunista” dell’ultima ora che era stato un collaboratore di Kerensky nel 1917 che si era opposto al potere sovietico durante i difficili anni della guerra civile.

A differenza di altri imputati come Bucharin, Rykov, Zinoviev e Kamenev che vennero condannati a morte e fucilati poco dopo, Rakovskij venne condannato ad una lunga pena detentiva. Nel settembre del 1941 nel momento in cui l’offensiva dell’asse puntava su Mosca e Leningrado Stalin diede l’ordine di fucilare tutti gli oppositori rimasti in vita. Rakoskij venne fucilato. Il suo corpo venne fatto a pezzi e le sue membra vennero disperse così che nessun comunista potesse ricordarsi di Christiaan Georgievič Rakovskij e raccogliersi sulla sua tomba.

Oggi è evidente a tutti che lo stalinismo ed il capitalismo hanno fallito. La nuova generazione che si sta educando alla lotta in questo contesto di grave crisi del capitalismo saprà rendere omaggio alla figura immortale di Christiaan Georgievič Rakovskij. Saprà rendere omaggio a lui e alle centinaia di miglaia di lavoratori e comunisti morti senza lasciare traccia nel tentativo di abbattere il capitalismo e di costruire una società socialista basata sui principi della democrazia operaia.

Giuliano Brunetti