Dichiarazione di Izquierda Revolucionaria CWI/CIL Stato Spagnolo

Martedi 10 ottobre, Carles Puigdemont, Presidente della Generalitat (parlamento catalano), si è arreso alla pressione dello Stato spagnolo, della borghesia catalana e dell’UE. La risposta del Partito Popolare (PP) di Ciudadanos e della direzione del PSOE e’ stato immediata: attivare l’articolo 155 della costituzione che prevede la cancellazione dell’autonomia catalana. La crisi rivoluzionaria che vive la Catalogna entra in una nuova fase.

L’unica cosa che la borghesia spagnola è disposta a discutere è come portare avanti i suoi piani per fermare il movimento rivoluzionario delle masse in Catalogna, con o senza la collaborazione  di Puigdemont. Nella loro forte opposizione a una repubblica catalana, il grande capitale catalano, insieme alla borghesia dello Stato spagnolo hanno fatto ricorso a un ricatto brutale minacciando il caos economico e la fuga  delle imprese. In una situazione di crisi rivoluzionaria come quella attuale, il PDeCAT di Piugdemont hanno preferito schierarsi con l’oligarchia catalana piuttosto che rispettare la volontà democratica delle masse.

La capitolazione di Puigdemont ha causato delusione, diasagio e rabbia fra milioni di personne. I politici del PDeCAT che sono stati i rappresentanti parlamentari e instituzionale della borghesia catalana si sono arresi nel momento decisivo.

Una crisi rivoluzionaria

Il 1 ottobre milioni di cittadini pacifici, familigie e giovani, hanno resistito in modo esemplare alla brutale repressione messa in atto da migliaia di uomini della Guardia Civile, mandati dal governo del PP per annullare il diritto di decidere di un popolo intero. Nella storia della cosidetta “democracia” spagnola, questa giornata sarà vista come un atto di barbarie autoritaria. La cosa più importante di questa giornata, però, non è stata la crudeltà mostrata dalla polizia che ha prodotto quasi 1.000 feriti, ma l’immagine di un popolo senza paura, determinato a lottare fino alla fine, protagonista di un movimento rivoluzionario senza precedenti negli ultimi 40 anni. Questa giornata è stata seguita dallo sciopero generale del 3 ottobre, una mobilitazione così massiccia ha un solo precedente simile nella storia della Catalogna: il 18 e 19 luglio del 1936 quando il popolo e gli operai si mobilitarono per combattere il golpe fascista, riuscendo dopo ore di accanita battaglia a disarmare le forze reazionarie.

La crisi rivoluzionaria attuale della Catalogna è generata da due principali fattori politici: l’oppressione nazionale da parte  della borghesia spagnola e del suo Stato centralista, che rifiuta di riconoscere alla Catalogna il diritto all’autodeterminazione; e la frustrazione generata dalla recessione capitalistica, dalla disoccupazione di massa, dagli sfratti, dalla precarietà e dai bassi salari, e dal mancato futuro per i giovani. La lotta contro l’oppressione nazionale e l’oppressione di classe si intrecciano, come in altre epoche (1909, 1931, 1934, 1936, 1977…)  generando uno staordinario potenziale rivoluzionario.

I dirigenti di Izquierda Unida e Podemos, hanno ripetutamente fatto appello  al dialogo e hanno chiesto un “referendum pacifico e legale”  allo stesso Stato e allo stesso governo che ha già ribadito chiaramente che non ha intenzione di concedere alla Catalogna il diritto all’autodeterminazione e che è disposto a utilizzare tutto il suo arsenale repressivo per dimostrarlo. Questi dirigenti di sinistra parlano di “dialogo” con la reazione e rinunciano a basarsi sulla forza di milioni di lavoratori e giovani in Catalogna. L’esperienza di questi tremendi avvenimenti dimostra che non possiamo fidarci nè della borghesia spagnola nè della borghesia catalana. Si tratta anche di una lezione molto importante per la CUP (partito anti-capitalista catalano). I compagni della CUP hanno giocato un ruolo di spicco nell’organizzazione dei Comitati di Difesa del Referendum e nella resistenza alla repressione, nelle mobilitazioni studentesche e nello sciopero generale. È fondamentale che i compagni della CUP rompano completamente con il PDeCAT e con la borghesia catalana.

Per una repubblica socialista catalana

In questo momento diversi scenari sono possibili e gli scenari possibili molteplici. Ma tutte le strade portano verso lo stesso punto. L’accordo strappato da Rajoy al leader del PSOE Pedro Sanchez, rappresenta una frode. È solo una patetica manovra da parte della socialdemocrazia per cercare di nascondere il suo comportamento basato sul sostegno al PP e allo Stato spagnolo contro il popolo catalano.

Izquierda Revolucionaria fa appello alla direzione del CUP, Podem y Catalunya en Comú, ERC… al movimento studentesco  e alle sue organizzazioni (Sindicato d’Estudiantes, SEPC), al movimento operaio e ai suoi sindacati di classe in Catalogna per formare uno Fronte Unico di Sinistra basato sui Comitati di Difesa del Referendum e su tutte le organizzazioni emerse nelle ultime settimane in Catalogna, per organizzare comitati per la repubblica nelle imprese, nelle fabbriche, nei quartieri, nei centri di studio, e per coordinarli con l’obiettivo di riattivare il movimento di massa, denunciando l’applicazione dell’articolo 155 e il resto delle misure che sta preparando Rajoy, lanciando uno sciopero generale in grado di resistere a qualsiasi azione violenta organizzata dallo Stato e di conquistare una repubblica catalana con un governo di sinistra. Questo Fronte di Sinistra dovrebbe rompere con la subordinazione alla destra e alla borghesia catalana, al PDeCAT e  Puigdemont,dovrebbe fare appello alla solidarietà attiva del movimento operaio e dei giovani nel resto dello Stato.

L’unico modo per chiarire la situazione, per porre fine alla confusione e per unire i lavoratori e i giovani nel resto dello Stato con i fratelli e sorelle di classe in Catalogna, è attraverso una mobilitazione di massa contro il governo del PP. Le classi dominanti spagnole e catalane vedono con terrore la proclamazione di una repubblica catalana, non solo perchè questo distruggerebbe l’idea di una sola Spagna grande e libera. Loro sanno che questa conquista da parte del popolo sarebbe il preludio di una lotta ancora più intensa a favore degli oppressi, contro la dominazione dei capitalisti, contro l’ordine sociale esistente e per una repubblica socialista in Catalogna e per una repubblica socialista federale basata sull’unione libera e volontaria dei popoli e delle nazioni che attualmente compogono lo Stato spagnolo. Una lotta che sta gia’ guadagnando la solidarieta’ attiva delle masse oppresse di Europa e di tutto il mondo.

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