ILVA in piazza per il lavoro e la dignità

Martedì 10 ottobre gli operai dell’Ilva hanno scioperato contro la prospettiva di 4000 esuberi su 14000 lavoratori del gruppo. 3300 esuberi soltanto a Taranto questo prevede il piano di acquisizione dell’accaio italiano da parte Arcellor Mittal il primo gruppo siderurgico al mondo. Oltre a questo l’acquisto di Ilva da parte di Arcellor Mittal porterebbe alla perdità dell’anzianità, alla riassunzione sotto il Jobs act di Renzi e ad una cospicua perdita di salario. Lo sciopero ha visto una partecipazione pressoché totale a Taranto, Genova e a Novi Ligure. A Taranto sono stati paralizzati tutti gli impianti della fabbrica con assemblee e presidi continui. A Genova un corteo operaio con in testa dei mezzi pesanti si è diretto dal sito di Cornigliano verso la prefettura. Migliaia di lavoratori dell’Ilva hanno ricevuto la solidarietà attiva da parte di lavoratori di altre aziende e dei vigili del fuoco.

Durante lo sciopero era previsto un incontro al Ministero dello Sviluppo economico (Mise) tra la AM InvestCo Italy (la nuova società di Arcelor Mittal e Marcegaglia) e il ministro Calenda. Di fronte allo sciopero Il ministro Calenda è stato costretto ad annullare il vertice con la multinazionale. La multinazionale si dice “sorpresa” per la decisione del ministro. Per i rappresentanti di Fim, Fiom, Uilm e Usb anche loro al Mise il ministro si è detto “pronto a mettere in campo tutto quanto nelle prerogative del governo per il rispetto degli impegni presi“.

Una cosa è chiara, se ci si affida al ministro Calenda, sostenitore del TTIP, per difendere il lavoro dalla rapacità di una multinazionale come Arcellor Mittal si ci affida ad una sconfitta certa. Soltanto la lotta dei lavoratori può far indietreggiare il gruppo. Come si è visto con la gestione Riva la borghesia italiana non è meno inetta e vorace di quella internazionale. I lavoratori devono affidarsi soltanto alla propria forza.