Sul referendum Lombardo-Veneto del 22 ottobre

Il prossimo 22 ottobre si terranno in Veneto e Lombardia i referendum per l’autonomia regionale. In questi referendum, consultivi e senza necessità di quorum, gli elettori saranno chiamati ad esprimersi sul seguente quesito : “Vuoi che alla Regione Veneto/Lombardia siano attribuiti ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”.

In caso di vittoria le regioni, otterranno il diritto di trattare in materia fiscale direttamente con il governo per mantenere una parte della tassazione sul territorio. Il pomo della discordia è proprio questo: le due regioni cedono ogni anno allo stato, tra l’Irpef e altre tasse un residuo fiscale, la differenza tra entrate e spese, di 70 miliardi (53,9 miliardi la Lombardia e 18,2 il Veneto). Ma la questione fiscale non esaurisce il problema; le amministrazioni di Lombardia e Veneto rivendicano maggiore autonomia nei settori dell’istruzione, della tutela e della salvaguardia del territorio, della viabilità, dei beni culturali e dei fondi europei.

Il referendum è stato fortemente voluto dalla Lega ed in particolar modo da Maroni e Zaia, governatori di Lombardia e Veneto, intenzionati a ritornare ad una Lega maggiormente autonomista e federalista per bilanciare le aperture di Salvini al sud. Questa consultazione prevista a pochi mesi dalle elezioni politiche è uno strumento per dare forza e radicamento alla campagna elettorale della Lega nel territorio.

Essendo il referendum senza quorum, per vincere basta la semplice maggioranza. La probabile vittoria del ‘Sì’ significa che tutte le forze politiche lavoreranno in quella direzione. Questo vale anche per PD che volendo evitare un tracollo elettorale e dovendo combattere con il sostegno all’autonomia regionale da parte dei sindaci e dei presidenti di provincia, si trova costretto a sostenerlo. Come ha dichiarato Debora Serrachiani, governatrice del Fiuli Venezia Giulia e componente della segreteria PD: “Va bene, Roberto Maroni. Siamo tutti per sì. E adesso che fai? Vuoi dirci quali competenze vuoi che lo Stato ti trasferisca?”

La battaglia della Lega Nord per l’autonomia ed il federalismo è storica e va avanti da quasi trent’anni. Questa battaglia fa leva su un sentimento radicato in un settore di popolazione del nord d’Italia, soprattutto nel nord est che rivendica autonomia e separatismo dallo stato centrale e da ‘Roma ladrona’.

Negli ultimi vent’anni, la Lega è stata al governo nazionale per oltre dieci anni e ha espresso in soluzione di sostanziale continuità le maggioranze politiche di parecchie regioni del nord. La battaglia per l’autonomia ed il ‘federalismo fiscale’ è servita a coprire le varie ruberie e gli scandali leghisti: il fallimento di Credieuronord, i milioni di euro di rimborsi elettorali finiti nelle tasche del capo, i diamanti dell’ex tesoriere Belsito, la laurea albanese di Renzo Bossi ecc…

Ma soprattutto in questi anni al governo la Lega ha dimostrato di essere un vero incubo per le popolazioni che ha amministrato. Malgoverno, privatizzazioni, riduzioni dei servizi, tagli alla spesa pubblica, introduzione di misure repressive e autoritarie, propaganda razzista, istigazione alla guerra tra i poveri sdoganamento dei neofascisti. Questo è il lascito politico della Lega Nord fino ad oggi.

Esiste sicuramente in alcune regioni italiane un sentimento di maggiore identità e di affinità. Questo sentimento deriva dall’insofferenza nei confronti dello stato centrale ma a volte può avere anche avere radici linguistiche, culturali e persino etniche. Questi sentimenti non vanno ignorati ma vanno presi in considerazione.

In una situazione nella quale lo stato centrale negozia i tagli a Bruxelles, introduce misure come il pareggio di bilancio in costituzione ed il patto di stabilità interno, che di fatto nega alle realtà territoriali una reale autonomia di spesa, comprendiamo che esista una volontà di affrancarsi dal suo controllo.

Comprendiamo anche che alcuni lavoratori possano genuinamente pensare che se i soldi derivanti dalle loro tasse venissero spesi il più vicino possibile a loro, questi ne beneficerebbero. Non è necessariamente così. Una maggiore autonomia per le regioni Lombarde e Venete in una situazione nella quale le maggioranze e le opposizioni concordano con l’impostazione neoliberista dei tagli e dell’austerità può portare semplicemente ad una maggiore autonomia per il taglio dei posti letto negli ospedali e degli asili nido.

Dal nostro punto di vista questo referendum rappresenta una scaramuccia in chiave elettorale tra settori di classe dominante. Si tratta di una pantomima, di un finto piccolo braccio di ferro fatto da Maroni e Zaia sulla pelle delle popolazioni Lombarde e Venete per negoziare con il governo alcune misure che potrebbero rafforzare i loro poteri.

I lavoratori, i giovani precari, i disoccupati, chi lotta per sopravvivere e ha bisogno di soluzioni concrete a problemi concreti non hanno nulla da guadagnare dall’esito di questa consultazione che è tutta interna al fronte dei nostri avversari di classe.

Giuliano Brunetti