UNGHERIA 1956: LA RIVOLUZIONE DEI CONSIGLI OPERAI

Il 23 Ottobre del 1956 cominciava la rivolta della classe operaia ungherese contro lo stalinismo. Milioni di lavoratori e di studenti scesero in piazza in tutto il paese per contestare la dittatura totalitaria del Partito Dei Lavoratori Ungherese, il partito ‘comunista’ legato agli interessi della burocrazia sovietica. Quella che era cominciata come una semplice manifestazione assunse molto presto un carattere rivoluzionario: in tutto il paese infatti si formarono consigli operai e comitati studenteschi che presero nelle loro mani la direzione della lotta, questi consigli popolari assomigliavano in tutto e per tutto ai soviet russi del 1917. A Budapest i manifestanti distrussero la statua di Stalin nella principale piazza della città, simbolo del totalitarismo.

I rivoluzionari Ungheresi chiedevano un socialismo democratico, basato sul potere dal basso dei lavoratori e degli studenti ungheresi, e criticavano i mostruosi privilegi della burocrazia stalinista che governava il paese. Questo tentativo rivoluzionario in un paese retto da un regime stalinista va messo in relazione con gli avvenimenti che avevano scosso il blocco sovietico nei primi anni cinquanta. Pochi mesi prima della rivolta il presidente sovietico Kruschov, che successe a Stalin dopo la morte di quest’ultimo nel 1953, denunciò davanti al mondo intero i crimini del suo predecessore; questo evento accese grandi speranze nelle masse popolari dell’est Europa che si illusero che Kruschov volesse liquidare completamente lo stalinismo. Si accorsero però presto che si trattava di una illusione: il presidente sovietico infatti operò una condanna di Stalin solo formale e non toccò assolutamente i privilegi della burocrazia sovietica, che continuò a governare in maniera autoritaria senza nulla concedere alle masse.

La forte disillusione nei confronti della cosiddetta ‘destalinizzazione’ fu una delle principali cause della rivoluzione ungherese. Sin dalle prime manifestazioni il governo rispose con la violenza, ordinando alla polizia politica (AVH) di sparare sulla folla inerme. La polizia uccise numerose persone, compresi donne e bambini. Questa brutale repressione non fece che rafforzare la radicalizzazione della masse popolari che formarono comitati rivoluzionari armati per difendersi dalla polizia politica: la furia popolare portò al linciaggio di diversi stalinisti e agenti di polizia responsabili della tortura e della morte di operai e studenti. Nel giro di pochi giorni l’intero paese cadde nelle mani dei consigli operai e studenteschi e fu instaurato il controllo operaio sulla produzione.

Senza saperlo i rivoluzionari ungheresi stavano mettendo in pratica le idee di Trotsky, portando avanti una rivoluzione politica in un paese retto da un regime stalinista, cacciando la burocrazia al potere per edificare una autentica democrazia operaia, basata sul potere dei consigli popolari. Il governo ungherese richiese l’intervento delle truppe sovietiche, che giunsero nel paese il 4 Novembre con il compito di sedare nel sangue la rivoluzione. Fu una carneficina: i carri armati sovietici spararono sulle masse popolari in rivolta sterminando in poche settimane oltre trentamila persone; nei mesi successivi altre migliaia di persone furono uccise o incarcerate. I consigli operai furono sciolti e fu restaurato il potere del partito ‘comunista’ filosovietico.

Le cause della sconfitta di tale rivoluzione furono molteplici, prima fra tutte il fatto che mancasse un partito rivoluzionario che potesse svolgere la funzione che assunsero i bolscevichi nella Russia del 1917. I rivoluzionari ungheresi avevano illusioni sul comunista Imre Nagy, che pur criticando lo stalinismo faceva parte dell’apparato statale e non aveva intenzione di rompere completamente con i sovietici ma sperava in una riforma del sistema. Avendo illusioni in questo personaggio i rivoluzionari ungheresi non liquidarono completamente lo stalinismo ma temporeggiarono, dando il tempo ai sovietici di organizzarsi per la repressione.  Più male dei carri armati sovietici fecero forse le calunnie di cui questa rivoluzione è stata oggetto per decenni. Gli stalinisti presentarono la rivolta delle masse popolari ungheresi come un golpe fascista che voleva restaurare nel paese il capitalismo, gli stessi occidentali diedero man forte alle menzogne staliniste dipingendo tale rivoluzione come una rivolta anticomunista.

Abbiamo visto che si tratta di una falsità perché la rivoluzione ungherese fu una grande rivoluzione operaia, che intendeva rigenerare il regime sovietico senza mettere in discussione l’economia pianificata, stabilendo un socialismo democratico. Lo stalinismo è finito nella pattumiera della storia mentre i rivoluzionari ungheresi del 1956 rimarranno per sempre nel grande libro degli eroi della rivoluzione proletaria!

Massimo Amadori