Alcune riflessioni sulla fase politica

Pubblichiamo questi sintetici punti di valutazione sulla situazione politica italiana a poche settimane dalla fine del 2017 in una situazione generale caratterizzata da grande incertezza e instabilità sul fronte politico ed economico.


 

1) A pochi mesi dal voto per le elezioni politiche la situazione politica italiana resta dominata da una grande incertezza e da una grande instabilità. A pesare sono sopratutto le conseguenze della crisi economica, l’assenza di una vera e propria ripresa e un generale sentimento di sfiducia e di disaffezione nei confronti della cosa pubblica in tutti gli strati della popolazione. Le stime più ottimistiche di crescita parlando di una possibile crescita su base annua dell’1,5%. Questo dato è probabilmente eccessivo e non prende in considerazione il fatto che il sistema economico e industriale italiano ha vissuto negli ultimi anni un vero e proprio collasso con una perdita di un quarto della produzione industriale.  Secondo autorevoli fonti del capitalismo internazionale, questo significa che serviranno all’Italia almeno vent’anni di politiche di ‘sacrifici’ per raggiungere i livelli di occupazione e produzione industriale pre-crisi. Il PIL dell’Italia oggi è fermo ai valori degli anni 90. Il problema della crescita anemica del sistema paese è un vecchio problema e rimanda alla prima repubblica. Negli ultimi vent’anni in fatti, il PIL dell’Italia è cresciuto a una media annua dello 0.46%.

2)Sul fronte del sistema bancario e finanziario si registra come moltissime banche godono ancora di pessima salute. Monte dei Paschi di Siena, già salvata con 20 miliardi di fondi pubblici e Unicredit sono risultate ultima e quartultima nella classifica della banca europee più solide. I fallimenti di Veneto banca e Banca popolare di Vicenza, che sono stati pagati con 17 miliardi di fondi pubblici, alimentano nuove preoccupazioni nel settore. La salute del sistema bancario italiano è motivo di preoccupazione per la classe dominante e per i suoi omologhi internazionali. La percentuale di “crediti spazzatura” è in Italia del 17% contro una media europea del 5%. Un fallimento del sistema creditizio avrebbe conseguenze incalcolabili e metterebbe in discussione la tenuta della zona euro. Intanto, le erogazioni alle banche privati stanno pesando ulteriormente sul debito pubblico che ha raggiunto il 132,6% del Pil il secondo più alto dell’eurozona dopo quello greco.

3) Sul fronte dell’occupazione, si registra nel 2017 una crescita dello 0.2%, equivalente a 35.000 nuovi occupati. Il tasso di disoccupazione, un dato falso che non censisce i sottooccupati o chi lavora ad esempio una sola ora a settimana, non dice nulla sulla crescita del lavoro a chiamata. Nei primi tre mesi del 2017, i contratti a chiamata sono aumentati del 13,5%, nel secondo trimestre il numero dei lavoratori intermittenti è salito al +73,7%. Il tasso di disoccupazione ufficiale è all’11,7% di molto superiore al 9,5% dei livelli pre-crisi. L’emorragia di posti di lavoro continua mentre assistiamo alla svendita di quanto può essere venduto alle cordate internazionali. Nel solo settore alimentare l’Italia ha perso negli ultimi mesi Birra Peroni, Ferrarelle, i salumifici Rigamonti, Perugina, Garofalo ecc… Anche Ducati e Lamborghini si sono trasferite all’estero. Per quanto riguarda la siderurgia, il governo si è impegnato a cedere Ilva, alla multinazionale Arcellor Mittal che presenta il suo conto: 4000 licenziamenti, perdita dell’anzianità per i lavoratori e riassunzione sotto il Jobs Act. I casi di Alitalia, anche lei alla ricerca di compratori, e di Ilva sono emblematici perché mostrano la natura parassitaria del capitalismo italiano. In entrambi i casi ex aziende pubbliche sono state vendute al privato per essere poi parzialmente rinazionalizzate con soldi pubblici in attesa della loro futura svendita al privato.

Il tessuto produttivo italiano fatto essenzialmente di microscopiche aziende a conduzione familiare non riesce a reggere la concorrenza con i grandi gruppi nazionali e internazionali. La situazione è particolarmente critica nel ricco nord-est, dove come conseguenza di questa situazione crescono le spinte autonomiste e la radicalizzazione di un ceto medio privo di punti di riferimenti. Da un punto di vista generale, la radicalizzazione della piccola borghesia impoverita è uno degli aspetti centrali della situazione polItica nazionale. Questa situazione si traduce in una crescita dell’astensionismo ma anche di quei partiti come Lega Nord e Movimento cinque stelle che hanno nella piccola borghesia il loro naturale punto di riferimento.

4) Dal punto di vista politico, registriamo una sostanziale affermazione di un sistema tripolare con uno scacchiere politico diviso abbastanza equamente tra Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle e il blocco costituito da Lega Nord e Forza Italia. Dal punto di vista dei lavoratori tutti e tre i poli sono da rigettare in quanto applicano convintamente misure antipopolari. Da un punto di vista delle politiche economiche proposte e della visione generale del mondo e della società non ci sono differenza apprezzabili tra i tre poli. Questa situazione e il rigetto della politica tradizionale produce una situazione di vero e proprio trionfo dell’astensionismo, sopratutto tra settori di ex sostenitori di partiti di sinistra. L’astensionismo sembra privilegiare le forze di centro destra e del Movimento Cinque Stelle. I risultati delle elezioni regionali in Sicilia o del secondo turno delle elezioni per il sindaco di  Ostia sottolineano questa crescita dell’astensionismo (peraltro già evidente in tutte le recenti tornate elettorali). Questo dato è particolarmente significativo sopratutto in quelle regioni che come l’Emilia Romagna e la Liguria hanno sempre visto un altissimo livello di partecipazione alle elezioni.

5) Al momento, Il centrodestra sembra avere il vento in poppa. Alla crescita della Lega Nord, ormai stabilmente attorno al 15% si affianca infatti una ripresa di Forza Italia e un rinnovato protagonismo mediatico di Silvio Berlusconi che potrebbe, corte di giustizia europea permettendo, addirittura guidare la coalizione di centrodestra alle prossime politiche. Accanto a queste due forze è da segnalare anche la significativa crescita di Fratelli d’Italia un partito nazionalista di destra costituito da rottami di Alleanza Nazionale che è riuscita ad ottenere risultati importanti, tra questi il passaggio al secondo turno alle elezioni comunali a Ostia. In questo scenario di rinnovato protagonismo per la destra italiana è utile sottolineare i risultati della formazione neofascista CasaPound. Pur essendo una forza ancora marginale, il partito neofascista è cresciuto considerevolmente nell’ultimo periodo sul versante elettorale, mediatico e del radicamento sociale. Oltre al 9% ottenuto a Ostia, CasaPound ha eletto consiglieri comunali in città storicamente rosse come Lucca, dove hanno preso il 7,8%. CPI Ha eletto consiglieri comunali a Bergamo ed è ormai riconosciuta come una forza di tutto rispetto da parte dell’establishment giornalistico nazionale. I recenti successi del partito neofascista non significano necessariamente che CasaPound ha un’autostrada vuota davanti a sé. Non possiamo tuttavia negare che il movimento va di successo in successo in un contesto nel quale la situazione oggettiva sembra favorirli. La prospettiva di una loro ulteriore crescita e di un loro futuro ingresso anche in parlamento non può essere sottovalutata o presa sotto gamba.

6) Nonostante il carattere eterogeneo della propria proposta politica, nonostante l’incompetenza e l’inefficacia dimostrata ad esempio al governo di Roma, il M5S continua ad attrarre un bacino consistente di voti. Le proiezioni elettorali danno il M5S come il possibile vincitore delle prossime elezioni. La nuova legge elettorale, che attribuisce un premio di maggioranza alla coalizione vincente rende tuttavia abbastanza improbabile l’ipotesi di un governo a 5 stelle.E’ chiaro poi che la scelta di puntare sulla candidatura di Luigi di Maio come candidato presidente del consiglio traduce una certa istituzionalizzazione del movimento in vista di un possibile approdo al governo.Questa istituzionalizzazione è stata ottenuto dopo un confronto interno che ha visto prevalere la fazione “governista” su quella “ribelle” di Fico e Di Battista. Ma non è detto che sarà sempre così. Gli interventi di Di Maio al forum Ambrosetti, l’appuntamento annuale della grande borghesia italiana, le sue dichiarazioni antisindacali : “o si riformano o lo facciamo noi al posto loro“e il suo recente viaggio a Washington sottolineano da un lato la volontà del M5S di volersi accreditare come una forza credibile nel sistema politico italiano, dall’altro la natura economica del loro programma. La campagna elettorale deve ancora iniziare ma appare già chiaro come alcune rivendicazioni come l’introduzione di sgravi fiscali per le aziende italiane, l’introduzione della flat tax al 15% e l’abbassamento del “costo del lavoro” saranno dominanti rispetto a rivendicazioni tradizionali del M5S come quella legata all’introduzione del reddito di cittadinanza.

7) Dal canto suo, il partito Democratico fiaccato dalla batosta del referendum costituzionale, dalla grave sconfitta in Sicilia e dai mal di pancia che si sono registrati contro la direzione di Renzi da parte delle correnti interne di Orlando e Emiliano tenterà di ritornare al potere provando a rinnovare la sua immagine. Per far ciò, non possiamo escludere una candidatura dello stesso premier Gentiloni, visto come meno divisivo e più concilianti di Renzi o dell’attuale ministro degli interni Marco Minniti. Minniti, che è figlio e nipote di generali, che vanta solidi legami con i servizi segreti, è stato alla testa della commissione parlamentare sui servizi segreti, e che ha dimostrato di poter e voler applicare le stesse ricette della destra potrebbe essere il candidato ideale attorno al quale costruire un rassemblement legalitario e securitario in un’ipotetica nuova grande coalizione tra centrodestra e centrosinistra per scongiurare l’ipotesi di un governo a 5 stelle.

8) Dal punto di vista della sinistra e del movimento operaio, gli ultimi cinque anni hanno registrato un ulteriore indietreggiamento delle forze della classe lavoratrice. I vertici di CGIL, CISL e UIL hanno proseguito con la scellerata politica di sostegno ai “governi amici” avvallando la cancellazione dell’articolo 18, la riforma delle pensioni, l’introduzione di Jobs Act e della “buona scuola” hanno continuato a perdere iscritti e ad allontanare i lavoratori dal sindacato ad esclusivo beneficio delle controparte padronale. Purtroppo anche il gruppo dirigente della FIOM si è piegato alla retorica della pace sociale. La firma dell’ultimo CCNL da parte della FIOM rappresenta una dura batosta per i lavoratori metalmeccanici e un chiaro segnale di arretramento per tutta la classe lavoratrice. All’arrendevolezza del sindacato confederale fa da contraltare la disponibilità alla lotta dimostrata in questi mesi da sigle sindacali minori. In alcuni settori ad alto livello di sfruttamento, come la logistica o la grande distribuzione Si Cobas, SLAI Cobas e USB sono riusciti ad ottenere importanti vittorie come il pagamento di salari dovuti, la riassunzione di operai licenziati per la loro appartenenza sindacale o l’elezione di RSU in feudi storicamente controllati dalla CGIL (vedi il risultato dell’USB alla GD di Bologna). Purtroppo però, il monopolio quasi assoluto della rappresentanza dei lavoratori da parte dei sindacati confederali e l’assenza di una credibile alternativa di sinistra significa che queste generose esperienze di lotte rischiano di restare isolate e senza punti di riferimento.

9) La tragicità della situazione politica italiana sta nella scomparsa quasi totale della sinistra sia dal punto di vista elettorale, che del radicamento sociale che dell’immaginario collettivo. A sinistra del PD sono in corso trattative per ricostruire un soggetto politico. E’ probabile che la prospettiva elettorale facili e acceleri questo sviluppo. Tuttavia è altrettanto probabile immaginare che una fusione a freddo tra MDP-Art 1, Possibile, Sinistra Italiana e non produca nessun risultato apprezzabile dal punto di vista della ricostruzione di una sinistra di lotta in questo paese. L’orizzonte naturale al quale guardano Bersani, D’Alema, Fratoianni e Pisapia è la partecipazione al governo con il PD. Abbiamo già visto negli scorsi anni a cosa portano i tentativi di condizionare a sinistra la borghesia con il governo. Errare è umano perseverare è diabolico. In questo contesto la discussione avviata dal centro sociale napoletano Ex opg con PRC per costruire la lista “potere al popolo” è un elemento di novità. La possibile nascita di questa lista indubbiamente frutto del radicamento e della credibilità conquistata sul campo in questi anni dall’Ex opg è uno sviluppo potenzialmente positivo. Tuttavia, esiste il rischio concreto che questo progetto nasca morto e che percorra strade fallimentari già percorse. Le illusioni sulla democrazia diretta, sul rifiuto dei partiti, sulle città ribelli, sul bilancio partecipativo e sulla partecipazioni dal basso sono già naufragate impietosamente. Senza una chiara prospettiva di rottura con il capitalismo il rischio è quello di creare confusione, e alimentare aspettative insostenibili. Staremo a vedere come evolverà questo progetto.

10) La situazione politica italiana è dominata su tutti i fronti dall’incertezza e dall’instabilità. Questa incertezza e questa instabilità rischiano di approfondirsi nei prossimi mesi sopratutto se, come sembra probabile, nessuno dei tre poli riuscirà ad ottenere una maggioranza tale da costruire un governo. Oltre a ciò, il fatto che si andrà a votare con due sistemi elettorali diversi per camera significa che esiste il rischio concreto che vi siano due

distinte maggioranze: una alla camera e una al senato. In questo contesto sottolineiamo la volatilità della situazione e la presenza di diverse prospettive egualmente valide. Se non si può escludere l’ipotesi di una vittoria del centrodestra alle elezioni non si può neppure escludere una rinascita delle “grandi intese”, con un nuovo governo PD-Forza Italia. La situazione è in rapida transformazione. Il nostro compito oggi è quello di sfruttare ogni crepa nello schieramento avversario costruendo pazientemente un solido gruppo di quadri rivoluzionari da mettere al servizio dell’inevitabile ripresa del conflitto di classe in Italia.