A cent’anni dalla Rivoluzione Russa

Sono passati cento anni da quel fatidico 7 novembre del 1917 nel quale le masse popolari russe diedero il grande “assalto al cielo” conquistando il potere politico e avviando la costruzione di una società socialista. In questi cento anni gli sviluppi storici sono stati numerosi e contraddittori, ma la rivoluzione d’Ottobre rimane uno degli eventi più importanti del secolo ventesimo e probabilmente di tutta la storia umana: per la prima volta le classi subalterne divennero le protagoniste degli eventi storici e presero il proprio destino nelle loro mani, avviando la costruzione di un mondo senza padroni e senza sfruttamento.

La rivoluzione bolscevica del 1917 si inserisce all’interno di un processo rivoluzionario più ampio che si aprì in Russia nel febbraio del 1917, quando le masse popolari stremate da quasi 3 anni di conflitto mondiale scesero in piazza contro la guerra imperialista. Questo movimento di massa passato alla storia come Rivoluzione di febbraio condusse alla caduta dello Zar e alla formazione di un governo provvisorio, formato da una coalizione fra i partiti della borghesia liberale (i cadetti) e i partiti della sinistra riformista (menscevichi e socialrivoluzionari).

Tale governo pur garantendo alcune libertà democratiche non risolse i gravi problemi che affliggevano le masse contadine e operaie della Russia; essendo un governo borghese e filocapitalista proseguì la prima guerra mondiale al fianco delle potenze dell’Intesa (Inghilterra, Francia e USA) mandando al macello centinaia di migliaia di operai e contadini nell’interesse dei capitalisti russi. Inoltre il governo si rifiutò di distribuire ai contadini poveri le terre dei grandi proprietari terrieri e represse con durezza ogni manifestazione contro la guerra.

Dopo la rivoluzione di febbraio però le masse popolari cominciarono ad autorganizzarsi formando consigli di operai, contadini e soldati eletti democraticamente in ogni fabbrica, quartiere e villaggio. Questi consigli popolari (i Soviet) si formarono in tutta la Russia e presto entrarono in conflitto con il governo provvisorio borghese. Si trattava di una situazione di dualismo di potere, che poteva essere risolta o con la vittoria dei Soviet o con la loro distruzione da parte del governo.

L’unica forza politica della sinistra russa che capì perfettamente questa situazione furono i bolscevichi. Il loro leader Vladimir Lenin tornò in Russia dopo anni di esilio nell’aprile del 1917 e riuscì a orientare il suo partito in senso rivoluzionario con la pubblicazione delle “tesi di aprile”, in cui esponeva il punto di vista dei bolscevichi sulla situazione che si era venuta a creare in Russia dopo la rivoluzione di febbraio. Lenin sosteneva che il governo provvisorio, per la sua natura borghese, non potesse risolvere i problemi delle masse popolari russe e nemmeno affrontare i più elementari compiti democratici. Spettava dunque al proletariato russo, aiutato dai contadini poveri, portare avanti i compiti democratici della rivoluzione rovesciando il governo provvisorio e consegnando tutto il potere ai Soviet. Un governo sovietico avrebbe finalmente messo fine al massacro della prima guerra mondiale, che i bolscevichi consideravano una guerra imperialista in cui i proletari si scannavano fra di loro per i profitti dei grandi capitalisti, distribuito la terra ai contadini e avviato la costruzione di una società socialista, libera dalle guerre e dallo sfruttamento.

Per i bolscevichi la rivoluzione socialista era quindi l’unica via per risolvere i problemi della Russia e del mondo. Infatti il processo rivoluzionario non avrebbe dovuto concludersi in Russia, ma espandersi a livello globale perché il capitalismo è un sistema mondiale e quindi sarebbe stato impossibile costruire il socialismo in un paese solo, circondato dalle potenze capitaliste, per di più arretrato come la Russia dell’epoca.

In questo periodo Trotsky si convinse che la posizione corretta fosse quella di Lenin e divenne dunque un partigiano del bolscevismo. Con le parole d’ordine di “Pace, pane e terra” i bolscevichi si guadagnarono la simpatia delle grandi masse operaie e contadine della Russia e in pochi mesi ottennero la maggioranza nei principali Soviet del paese, raggiungendo picchi di oltre il 60% dei voti nel soviet di Pietrogrado nel settembre del 1917. La loro popolarità aumentò quando nell’agosto del 1917 guidarono la difesa di Pietrogrado dal colpo di stato del generale di destra Kornilov, ufficiale zarista che voleva porre fine alla rivoluzione instaurando una feroce dittatura militare. Il governo provvisorio si dimostrò del tutto incapace di fermare la controrivoluzione perché era più spaventato dalle masse popolari che dai generali reazionari e furono quindi i bolscevichi a salvare la situazione organizzando gli operai e i soldati di Pietrogrado che sconfissero Kornilov.

Forti del sostegno della stragrande maggioranza della popolazione russa Lenin e Trotsky organizzarono l’insurrezione contro il governo provvisorio, per consegnare il potere ai Soviet. L’insurrezione avvenne il 7 novembre del 1917, il 25 ottobre secondo il calendario russo allora in vigore. Quel fatidico giorno i bolscevichi occuparono tutti gli edifici strategici di Pietrogrado, forti dell’appoggio di migliaia di operai che si organizzarono nella “guardia rossa”, e occuparono il Palazzo d’Inverno, la sede del governo provvisorio. I membri del governo furono arrestati e i bolscevichi consegnarono il potere nelle mani dei Soviet. Le operazioni militari furono guidate dal “Comitato Militare Rivoluzionario”, diretto da Trotsky. L’esercito non mosse un dito contro i bolscevichi, malgrado gli ordini del governo provvisorio, perché la maggioranza dei soldati russi simpatizzavano per la rivoluzione essendo stanchi della guerra.

Il giorno successivo alla rivoluzione d’Ottobre si aprì il congresso dei Soviet di tutta la Russia, in cui i bolscevichi avevano la maggioranza, che decretò ufficialmente il passaggio del potere nelle mani dei Soviet, la distribuzione delle terra ai contadini poveri, la consegna delle fabbriche agli operai, il diritto di tutti i popoli all’autodeterminazione e soprattutto la fine della guerra mondiale. Il governo bolscevico, eletto dai Soviet, mise immediatamente in pratica questi decreti espropriando le terre dei grandi proprietari per consegnarle ai contadini, stabilendo il controllo operaio sulla produzione, concedendo l’indipendenza a tutti i popoli oppressi dallo zarismo che lo avessero desiderato (come Finlandia e Paesi Baltici) e facendo uscire la Russia dal primo conflitto mondiale, salvando in questo modo la vita di milioni di soldati che altrimenti sarebbero finiti al macello.

Sulla spinta della rivoluzione bolscevica in tutta Europa ci furono per tutto il 1918 manifestazioni, scioperi e movimenti di massa contro la guerra, che senza dubbio accelerarono la fine del primo conflitto mondiale. Oggi la stampa capitalista falsifica questi avvenimenti storici e presenta la rivoluzione d’Ottobre come un colpo di stato di fanatici sanguinari interessati solo al potere, contrapposta alla rivoluzione di Febbraio vista invece positivamente, e ci presenta lo stalinismo come figlio legittimo del bolscevismo e della rivoluzione: nulla di più falso!

La rivoluzione d’Ottobre non fu affatto il golpe di una minoranza, ma un movimento di massa che coinvolse attivamente milioni di persone in tutta la Russia e che corrispondeva alle aspirazioni democratiche e sociali delle grandi masse contadine e operaie della Russia, tanto è vero che i bolscevichi al momento dell’insurrezione avevano la maggioranza nei principali Soviet della Russia e anche dopo l’Ottobre i Soviet operai e contadini votarono in maggioranza per i bolscevichi.

Inoltre contrapporre in modo manicheo la rivoluzione di Febbraio a quella di Ottobre non corrisponde alla realtà storica: la rivoluzione d’Ottobre fu il completamento della rivoluzione di Febbraio perché risolse i compiti che la rivoluzione di Febbraio non era riuscita a risolvere. A differenza di quanto ci dice la storiografia borghese lo stalinismo non fu il prodotto del bolscevismo, ma la sua negazione. Il partito di Lenin non era affatto il partito monolitico di Stalin che eliminava fisicamente ogni oppositore, ma un partito al cui interno vigeva la massima democrazia, tanto è vero che dentro al partito esistevano numerose correnti fra loro contrapposte e lo stesso Lenin fu più volte messo in minoranza. Persino durante la guerra civile che dal 1918 al 1921 contrappose i bolscevichi e la loro armata rossa agli eserciti controrivoluzionari zaristi aiutati da 14 potenze capitaliste il partito mantenne un ampio dibattito interno, diviso in varie correnti e fazioni.

Che cosa ha a che vedere un partito del genere con il partito di Stalin, in cui chi osava criticare o semplicemente guardava male il capo poteva finire in un gulag o fucilato? Lo stalinismo non rappresenta l’esito inevitabile della rivoluzione bolscevica, ma una vera e propria controrivoluzione burocratica che distrusse le conquiste politiche della rivoluzione d’Ottobre, strappando il potere dalle mani dei Soviet per consegnarlo ad una casta di burocrati privilegiati che col socialismo e il marxismo non aveva nulla a che vedere.

Massiamo Amadori