ELEZIONI Regionali in Sicilia, vince la destra e la mafia

«Una settimana  prima di essere ucciso, Fava gira armato, consapevole, forse, di essere un uomo morto. Sempre quella settimana, Enzo Biagi gli pone una domanda, la più semplice di tutte: “Cosa si deve fare per eliminare la mafia?”.
Fava quasi divertito risponde come avrebbe fatto nel salotto di casa sua: “Tu fai una piccola domanda che avrebbe bisogno di un’enciclopedia”»
[1].

Qualche giorno dopo, il 5 febbraio 1984, Giuseppe Fava, venne ucciso e sfregiato da mani mafiose, colpevole, già a quei tempi, di aver intuito una verità pericolosa. Era una voce da zittire. Negli ultimi mesi della sua carriera giornalistica aveva infatti denunciato senza mezzi termini la corruzione dilagante che impregnava i vertici dello Stato Italiano. Aveva delineato chiaramente, a valle di una attenta e completa analisi, i legami e gli scambi di favori tra Cosa Nostra e le istituzioni. La memoria di Fava è stata subito infangata per evitare che l’opinione pubblica si facesse troppe domande. Il suo ricordo è stato riabilitato solo anni dopo, grazie alle confessioni di alcuni pentiti. Ma ormai era “storia vecchia”.

Dopo 33 anni, cosa è cambiato? A ricordarci l’importante testimonianza di Giuseppe Fava c’è il figlio Claudio. Candidatosi nelle recenti regionali siciliane (appoggiato da MDP), ha più volte tentato di portare avanti questa voce “sana” della Sicilia, di riscatto di quella terra che ha già pagato abbastanza per le sanguinarie infiltrazioni mafiose. Contrapponendosi ad esempio al politichese istituzionale di personaggi come Musumeci (appoggiato da una coalizione di centro-destra), ex presidente della Commissione regionale antimafia che porta con sé in lista candidati indagati per mafia [2]. Ma purtroppo la sua voce sembra come risuonare in una cattedrale vuota. Gli altri due candidati principali, sono: Cancellieri, del Movimento 5 Stelle, e Micari, rettore dell’Università di Catania, che si presenta appoggiato da una coalizione di centro-sinistra.

La sfiducia nelle istituzioni ha portato alle urne meno della metà degli aventi diritto. I risultati delle regionali, per quanto bassa sia stata l’affluenza, al 47%, sono comunque una chiara sezione dell’elettorato siciliano. L’abbandono e la trascuratezza di molte aree siciliane hanno come conseguenza la nascita di sentimenti egoistici da parte dei cittadini, che vengono ben convogliate dalle aspirazioni utilitariste della destra (ad Acireale inoltre un candidato FI è stato indagato per voto di scambio [3]), e dal voto di pancia che invece viene raccolto dai cinque stelle. Il resto è formato dagli aficionados alla sinistra istituzionale, che hanno permesso a Micari di aggiudicarsi quasi il 20% dei voti. Ed un timido 6,1% è andato a Fava, votato da quei siciliani dotati di coscienza civile e politica. Ma i giochi di forza purtroppo sono troppo influenzati dal contesto nazionale, ed una piccola voce come quella di Fava non ha lo spazio necessario per emergere.

Se c’è una cosa che emerge con chiarezza dal risultato di questa tornata elettorale è la necessità di ricostruire dal basso una rappresentanza politica indipendente in grado di sradicare il potere clientelare e mafioso della borghesia siciliana e nazionale. L’esempio della candidatura di Fava dimostra quello che sarebbe stato possibile fare costruendo dal basso una lista dai chiari contenuti anticapitalisti e popolari.

FW

 

 

 

 

[1] Prefazione di: “Prima che vi uccidano” di Giuseppe Fava.