Per una repubblica socialista catalana

Liberta’ per i prigionieri politici  

Per un nuovo sciopero generale

Dichiarazione di Esquerra Revolucionaria/Izquierda Rivolucionaria

Seguendo  la strategia del governo Rajoy e del blocco monarchico reazionario, il giudice dell’Audienca Nacional, Carmen Lamela, ha deciso la reclusione incondizionale  per otto ministri della Generalitat, incluso il vicepresidente Oriol Junqueras. Questa decisione costitiusce il maggior attacco degli ultimi 40 anni perpetrato contro la democrazia da parte della borghesia spagnola, erede del franchismo, e da tutti quelli che sostengono il regime del ’78. Oggi sbattono in galera membri di un governo democraticamente eletto per avere proclamato la repubblica catalana; domani potrebbero incarcerare con gli stessi argomenti quelli che come noi si ribellamo contro le ingiustizie del sistema e che sfidiamo apertamente l’ordine capitalista.

Non si trata soltanto di un tentativo di reprimere con forza il movimiento del popolo catalano per il diritto di decidere ma rappresenta un attacco contro le libertà e i diritti democratici di tutti i lavoratori e i giovani, dentro e fuori Catalogna.

L’accusa lanciata dal Fiscal General del Estado, José Manuel Maza che accusa  Puigdemont e tutti i membri del governo di “ribellione” e di “sedizione”, ha un’importanza storica e internazionale. Di fronte a un popolo mobilitato pacificamente, che il 1 ottobre ha resistito alla brutale repressione da parte della polizia spagnola, che due giorni dopo ha paralizzato tutta la Catalogna con uno sciopero esemplare, le forze politiche e le istituzioni statali che difendono la Spagna, grande e libera, che ha causato la disoccupazione di milioni di personne, che hanno tagliato fino all’ossa la sanità e l’educazione pubblica, che contano nelle loro file  tanti corrotti e ladri, hanno agito nel più puro stilo franchista. Hanno chiaramente dimostrati che sono disposti a fare tutto, incluso riempire i carceri con prigioneri politici.

Tra questi reazionari bisogna collocare anche i dirigenti del PSOE, che non sono motivati né dalla difesa della democrazia, né dello stato di diritto. Anzi, non gli è bastato implementare l’articolo 155 che sospende l’autonomia della Catalogna, vogliono anche umiliare tutto il popolo, vogliono mettere in ginocchia i milioni di personne che sono scesi in piazza per dire basta a una monarchia reazionaria e a un governo che disprezza le loro legittime aspirazioni.

E’ sufficiente analizzare quello che propone il Fiscal General del Estado per farsi un’idea delle intenzioni dello Stato, del governo PP e dei suoi alleati politici. L’accusa considera che la giornata del 1 ottobre e i giorni precedenti e successivi “costituiscono un’insurrezione, un sollevamento violento, nella quale il settore della popolazione favorevole alla secessione, incoraggiato dai leader, ha pubblicamente rifiutato, e mostrato la sua resistenza collettiva all’autorita’ legittima dello Stato (…) I momenti di violenza nella maggior parte durante l’illecita votazione sono dovuti alla determinazione degli accusati di celebrare a ogni costo il referendum incostituzionale imponendolo tramite la forza”.

Il movimiento di milioni di cittadini pacifici che hanno esercitato il loro legittimo diritto di votare viene considerato dal piu’ importante pubblico ministero dello Stato, messo in carica dal PP, un “sollevamento violento”. E tutti i politici che sostengono questa accusa, inclusi i dirigente del PSOE, affirmano che cosi’ si difende la “democrazia”!

La giornata dello sciopero generale del 3 ottobre viene così definita dal fiscal general: “Lo sciopero non e’ stato convocato in difesa dei diritti dei lavoratori, ma come un ulteriore atto di forza”, e “gli eventi diretti alla proclamazione della Catalogna come Stato indipendente nella forma di una repubblica, mettono in pericolo le fondamenta dello Stato di Diritti (…) basato sull’unita’ indissolubile della Nazione spagnola, patria comuna e indivisibile di tutti gli spagnoli…”.

Il delitto di ribellione, che nel codice penale comporta l’utilizzo della violenza, può portare a una pena di 30 anni in carcere. Per fondare la sua accusa, il fiscal general segnala che tale delitto “non esige che si brandiscano le armi, che si combatta o che si usi violenza grave contro le persone”.

Questa accusa è solo la punta dell’iceberg. Le forze che hanno schiacciato la libertà e la democrazia e represso accanitamente i lavoratori e il popolo in altre occasioni, sono pronti a spingeri più in la. La rubrica scritta nel giornale ABC dal capo dello stato maggiore delle forze armate, Fernando Alejandre, non lascia dubbi: “la storia dimostra che, quando diventa necesario, gli spagnoli e con loro le forze armate, sanno difendere la loro nazione”. La situazione e’ chiara: possiamo frenare questo ondata reazionaria soltanto attraverso una lotta determinata di massa.

E’ l’ora dello sciopeo generale e della mobilitazione delle masse

I politici borghesi del PDeCAT si sono spinti molto più lontano di quanto volessero, spinti dalle impressionanti mobilitazioni  del 1 e del 3 ottobre. Da quando la borghesia catalana ha capito che si era aperta una crisi rivoluzionaria e ha chiesto a Puigdemont e ai suoi di fare marcia in dietro, ci sono state continue manovre per indietreggiare e cedere davanti al PP e allo Stato spagnolo.

I loro calcoli comunque non sono serviti a nulla. Lo Stato e il blocco monarchico reazionario vogliono dare una lezione indimenticabile non solo al popolo catalano ma anche a tutto il movimento operaio e ai giovani, mandando un messaggio molto chiaro: abandonate ogni speranza di cambiare le cose, di trasformare la realtà, perche’ se lo fate tramite la lotta e le mobilitazioni rischiate di finire in galera.

Questo e’ il significato dell’imprigionamento del governo. Con le loro misure brutali il governo e il PP stanno creando tutte le condizioni per una risposta nelle piazze anche più grande di quella del 1 ottobre. Se  pensano che il popolo e i giovani catalani rimarrano impassibili di fronte a questo affronto non hanno capito niente. E’ la stessa cosa succederà nel resto dello Stato quando la nebbia intorno a questa campagna feroce si dissiperà.

Dopo quello che e’ successo dobbiamo chiederci: che cosa faranno il PP e i suoi sostenitori se le organizzazioni favorevoli alla repubblicana ottengono una maggioranza alle elezioni del 21 dicembre? Ci sono già politici come Xavier Albiol che hanno proposto la proroga dell’articolo 155, che nella pratica significherebbe stabilire una dittatura in Catalogna.

Izquierda Revolucionaria chiede a tutta la sinistra di lottare e rispondere con forza, sfidando la reazione. I dirigenti della CUP, di Podem, di Catalunya en comú, dei sindacati di classe che sono contrari all’articolo 155 devono organizzare inmediatamente mobilitazioni di massa  incluso uno sciopero generale per paralizzare la Catalogna. E lo devono fare con un programma chiaro:

* Per la cancellazione inmediata dell’articolo 155 e per il restauro di tutti i diritti democratici eliminati dal governo del PP. Per la libertà immediata di tutti i prigioneri politici. Per il ritiro di tutte le forze della polizia e della guardia civile.

* Per una repubblica catalana che ponga fine agli sfratti e ai tagli sociali, che difenda l’educazione e la sanità pubblica di qualità, che nazionalizzi le banche e le grandi imprese sotto il controllo democratico del popolo per creare milioni di posti di lavoro con salari dignitosi.

La sinistra che lotta ha l’obbligo di dimostrare  a tutta la classe lavoratrice catalana, specialmente ai lavoratori emigrati durante gli anni difficili del dopo guerra che insieme alle loro famiglie hanno subito il disprezzo classista, razzista e umiliante della parte della borghesia catalana, che la repubblica catalana che vogliamo non è la repubblica dei ricchi ma quella del popolo e degli oppressi.

Bisogna indirizzarsi  ai lavoratori catalani, davanti alle fabbriche e alle aziende  per spiegare come il PSC (partito socialista catalano) e tutte le forze che, usurpando i valori della sinistra, stanno appoggiando le misure della reazione e non esitano a unirsi anche agli elementi fascisti che per 40 anni ci hanno sottoposto ad una dittatura atroce. Se opponiamo  alla  monarchia capitalista che difende gli interessi dell’oligarchia finanziera, dei corrotti e dei franchisti una repubblica socialista che garantisca i diritti democratici di tutti,sarà possibile guadagnare il sostegno delle famiglie che abitano nella “cintura rossa” di Barcellona e dei numerosi quartieri catalani che giustamente guardono con sospetto Puigdemont e quelli intorno a lui,

Le proclamazioni e le dichiarazioni astratte della repubblica, come quella fatta da Puigdemont e Oriol Junqueras, servono poco di fronte all’attuale offensiva lanciata dal blocco reazionario monarchico e dal suo Stato. Quello che manca è la volontà, da parte dei dirigente di sinistra, di basarsi sull’enorme potenziale di lotta dimostrato da milioni di persone. Bisogna organizzare lo sciopero generale contro il 155, introdurre un governo di sinistra e sloggiare Puigdemont e i politici borghesi del PDeCAT dalla direzione del movimiento di liberazione nazionale. Questo e’ il compito della CUP, di Catalunya en Comú, e di Unidos Podemos.

C’e’ solo un modo per porre fine alla confusione e per neutralizzare la  campagna del nazionalismo spagnolo: unire i lavoratori e i giovani nel resto dello Stato con i loro fratelli e sorelle di classe in Catalogna attraversp mobilitazioni di massa per sconfiggere queste le misure autoritarie, difendere i diritti democratici e cacciare via il governo del PP.

Stiamo attraversando eventi decisivi. La classe dominante spagnola e catalana vedono con terrore e odio la repubblica catalana. E’ non solo perche’ questa distruggerebbe  l’idea di una Spagna unita e grande. Sanno che questa conquista popolare potrebbe essere il preludio per una lotta sempre più intensa a favore degli oppressi, contro la dominazione dei capitalisti, contro l’ordine sociale esistente e per una repubblica socialista in Catalogna e una repubblica socialista federale basata sull’unione libera e volontaria dei popoli e delle nazioni che attualmente compongono lo Stato spagnolo. Una lotta che sta già guadagnando la solidarietà attiva delle masse oppresse dell’Europa e di tutto il mondo.