Addio 2017 Benvenuto 2018!

 

Il 2017 è stato un anno di grandi sconvolgimenti politici. Abbiamo assistito all’insediamento di Donal Trump alla presidenza degli Stati Uniti. La sua elezione traduce il sentimento di grande sfiducia nei confronti della classe politica della prima potenza economica del mondo, ma rappresenta anche l’apertura di una nuova fase nelle relazioni internazionali caratterizzata dal crollo degli equilibri precedentemente costituiti.

Il clima politico nel quale è avvenuta questa elezione è quello della guerra tra poveri, della sempre più dura lotta per la sopravvivenza, della crescita dell’odio e delle discriminazioni dei penultimi nei confronti degli ultimi. Un clima che si respira anche oltreoceano. In Europa organizzazioni di destra xenofoba e neofascista oggi crescono sfruttando quest’ondata di rabbia sociale. In Polonia lo scorso novembre più di 60 mila militanti di organizzazioni neofascite provenienti da tutto il continente hanno sfilato a Varsavia il giorno dell’anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale inneggiando a “Dio e un’Europa bianca“.

Il 2017 è stato un anno di rottura, una anno di grandi scoinvolgimenti, un anno che difficilmente dimenticheremo. Il mondo è stato con il fiato sospeso preoccupato dal rischio di una conflagrazione nucleare. La comunità internazionale ha assistito impotente al massacro della popolazione Rohingya in Birmania, alla vendita degli schiavi in Libia ai massacri condotti dalle forze israeliane in Palestina.

In Francia alle elezioni presidenziali per la prima volta nè il Partito Socialista nè quello Repubblicano, le due principali forze politiche che hanno governato il paese negli ultimi cinquant’anni, sono riusciti ad arrivare al secondo turno. Il mondo è stato tenuto con il fiato sospeso nell’attesa dello storico ballottaggio tra Emmanuel Macron di En Marche e Marine Le Pen del Front National. Anche se non ha vinto al ballottaggio il partito nazionalista e xenofobo della Le Pen ha raggiunto in quell’occasione il risultato migliore della sua storia.

La fine del 2017 vede un’Unione Europea sempre più debole e divisa, incapace di affronare l’emergenza migratoria da un lato e di arginare dall’altro i devastanti effetti di una crisi economica iniziata ormai dieci anni fa. Le politiche di austerità, di tagli e privatizzazioni, di sistematico smantellamento dei diritti dei lavoratori hanno portato molti paesi sull’orlo della rovina. Basti pensare alla situazione della Grecia che combatte da anni contro il dissanguamento a cui viene sottoposta dalla Troika, alla Gran Bretagna che, dopo la Brexit votata nell’estate del 2016 dalla maggioranza degli inglesi, quest’anno ha iniziato le trattative per l’uscita dall’Unione Europea, all’Italia che sembra trovarsi constantemente sull’orlo di una crisi bancaria imminente. Parallelamente abbiamo assistito in Germania come in Italia, in Austria come in Spagna al tracollo per le forze tradizionali e europeiste. Il divario tra élites politiche e gente comune non è mai stato così grande.

In risposta a queste politiche di lacrime e sangue, la Catalogna ha reagito con forza lottando per l’indipendenza dallo Stato spagnolo al referendum del primo ottobre scorso. Quella della difesa del diritto all’autodeterminazione del popolo catalano è una battaglia che dura da molti decenni, ma mai come quest’anno aveva generato tante aspettative tra la gente comune, facendo nascere un movimento di massa contro la negazione di questo fondamentale diritto, la repressione di Madrid e le politiche reazionarie del Partito Popolare.

La fine del 2017 porta con sè l’immagine di un mondo in grave crisi. Un mondo in cui 8 persone detengono metà della ricchezza mondiale, in cui ci sono sanguinosi conflitti, che durano oramai da oltre 5 anni, come quello siriano che provocano decine di migliaia di morti e milioni di profughi, in cui per il profitto di pochissimi si sfruttano e si distruggono risorse umane e ambientali, in cui coloro che scappano dalle guerre e dalla miseria in cerca di un futuro vengono imprigionati, torturati, come accade nei centri detentivi in Libia, oppure lasciati morire nei pericolosi viaggi di traversata del Mediterraneo. Un mondo nel quale alle nuove generazioni non viene prospettato altro futuro se non quello di una cruda battaglia per la sopravvivenza.

Un anno così di certo deve finire e lasciare spazio ad un presente diverso. Le contraddizioni del capitalismo portano inevitabilmente in loro il germe di un cambiamento radicale della società, il germe della costruzione di un mondo migliore. Che il 2018, come gli anni futuri, possa essere l’inizio di un presente diverso fatto di lotte e di speranza per il 99% della popolazione che non ha nulla da perdere e un mondo intero da guadagnare! Questo è l’auspicio con il quale la redazione di Resistenze Internazionali vuole salutare i propri lettori.

Ci lasciamo alle spalle la barbarie che il 2017 ha portato con sè fiduciosi che il 2018 sarà un anno di grandi lotte e di rotture degli equilibri precostituiti. Buone ferie! Buone lotte! Buon 2018 ai nostri lettori!

La Redazione