Cuba fra rivoluzione e controrivoluzione

 

Pubblichiamo questo articolo di riflessione sulla situazione politica e sociale a Cuba a seguito della dichiarazione da parte di fonti del governo sulle imminenti dimissioni di Raul Castro, che dovrebbero avvenire nell’aprile del 2018. La strada di liberalizzazione economica intrapresa dalla classe dirigente cubana, a seguito dell’embargo e in maniera più evidente alla morte di Fidel Castro, rischia di portare alla restaurazione del sistema capitalistico nel paese e alla perdita di tutte le conquiste sociali ottenuto dopo la rivoluzione. Tuttavia la storia del popolo cubano non è ancora scritta, un cambio di rotta è sempre possibile, e più che mai necessario.

Sono passati quasi sessant’anni dal-la rivoluzione Cubana e da quel fatidico giorno in cui i “barbudos” di Fidel Castro e Che Guevara conquistarono il potere rovesciando il regime corrotto di Batista. Da allora sono cambiate molte cose. La Cuba di oggi è una realtà estremamente complessa, una realtà piena di contraddizioni e di ingiustizie che tuttavia conserva ancora numerose conquiste sociali ottenute dal popolo cubano grazie alla rivoluzione, un popolo che non intende piegarsi al rapace capitalismo americano che da sessant’anni a questa parte sta cercando di strangolare ogni conquista rivoluzionaria.

La rivoluzione cubana liquidò completamente il capitalismo e la mafia dall’isola, espropriando e nazionalizzando le grandi multinazionali statunitensi che controllavano le risorse del paese, distribuendo la terra ai contadini e instaurando un sistema in cui l’intera economia veniva pianificata dallo stato. Grazie a queste misure fu possibile migliorare notevolmente il tenore di vita del popolo cubano, garantendo per esempio a tutti un sistema sanitario e scolastico completamente gratuiti e una casa per tutti. Queste misure rivoluzionarie permisero al popolo cubano di vivere dignitosamente malgrado un blocco criminale e genocida che gli USA imposero al Paese a partire dai primi anni ’60. Sarebbe tuttavia sbagliato pensare che dopo la rivoluzione a Cuba fu instaurato un autentico sistema socialista: sin dall’inizio infatti, nonostante l’esistenza di alcuni organismi popolari a livello territoriale, le decisioni principali sull’economia e la gestione della società furono prese da una burocrazia senza un controllo democratico dal basso. Allo stesso tempo però i benefici dell’economia pianificata sono stati evidenti.

Oggi le cose sono cambiate. Dopo il crollo dell’URSS, nel 1991, Cuba è rimasta isolata e il blocco degli USA è diventato sempre più pressante, comportando un tragico calo del tenore di vita della popolazione cubana, che ha dovuto sopportare enormi privazioni. Mentre inizialmente gli aiuti provenienti dal Venezuela erano riusciti in parte a sostituire quelli dell’URSS, attualmente il paese sta attraversando una profonda crisi economica dei cui effetti risente anche Cuba. Chiunque oggi visiti Cuba si troverà davanti un paese pieno di contraddizioni, in cui la gente vive in condizioni di povertà e privazioni (molti cubani non possiedono nemmeno le scarpe), sottoposta a misure di estrema austerità. La corruzione dilaga nell’apparato dello stato e le disuguaglianze sociali fra il popolo e l’élite burocratica che governa il Paese sono sempre più evidenti e scandalose.

Come marxisti rivoluzionari difendiamo tutte le conquiste della rivoluzione cubana che ancora non sono state intaccate: malgrado tutte le sue contraddizioni oggi Cuba rimane un sistema basato sull’economia pianificata, in cui le risorse sono controllate dallo stato e non da un pugno di fameliche multinazionali, in cui esiste ancora un sistema scolastico completamente gratuito dall’asilo all’università, in cui grazie alla sanità pubblica e gratuita la mortalità infantile è pari a quella del Canada. Il contrasto con la situazione di un qualsiasi altro paese del “terzo mondo” è ancora ben evidente. Il fatto che invece di esportare armi e sfruttamento in Africa, come fanno i paesi capitalisti, i cubani esportino medici, vaccini e medicinali illustra il lascito della rivoluzione, che noi difendiamo con le unghie e con i denti, senza tuttavia nulla concedere alla burocrazia che governa l’isola e senza nascondere le enormi contraddizioni della realtà cubana. Nella Cuba attuale bisogna innanzitutto lottare contro un grave pericolo: la restaurazione del capitalismo nell’isola.

Negli ultimi vent’anni il governo cubano, per rispondere all’isolamento, ha cominciato ad aprire gradualmente a riforme che hanno introdotto elementi di capitalismo e di libero mercato. Oggi l’economia dell’isola resta nazionalizzata e pianificata nel suo complesso, sanità e istruzione e le principali risorse del paese sono in mano pubblica; tuttavia in alcuni settori, come nel turismo, il governo ha aperto al capitale privato e alle multinazionali. Queste misure procapitaliste che lo stato ha attuato negli ultimi anni lungi dal risolvere i problemi della gente comune non hanno fatto che aumentare le disuguaglianze e le contraddizioni, aumentando il divario fra ricchi e poveri e alimentando ulteriormente i privilegi della burocrazia.

Una parte consistente dell’attuale gruppo dirigente del Partito Comunista, Raul Castro in primis, è favorevole a introdurre a Cuba sempre più elementi di un’economia di mercato, seguendo l’esempio del Partito Comunista cinese. Le conquiste della rivoluzione rischiano oggi di essere completamente strangolate dall’ala pro-capitalista della burocrazia Cubana. Sappiamo bene che è impossibile salvaguardare l’economia pianificata e le altre conquiste della rivoluzione ap-rendo al mercato e alle multinazionali: la minima concessione fatta ai capitalisti non farebbe che aumentare la loro forza e aprire la strada alla controrivoluzione. Una controrivoluzione capitalista avrebbe effetti nefasti per la popolazione cubana, che sarebbe nuovamente alla mercé della mafia e delle multinazionali e che sarebbe privata anche dei diritti più elementari, come quello alla salute e all’istruzione. Oggi il pericolo controrivoluzionario non viene solo dall’esterno come in passato, ma anche dall’interno.

Per salvaguardare le conquiste rivoluzionarie occorre una rivoluzione politica che cacci la burocrazia e instauri un’autentica democrazia socialista, basata sul potere dal basso dei lavoratori, degli studenti e delle masse popolari Cubane. Occorre innanzitutto farla finita con la dittatura del Partito Comunista e instaurare un sistema multipartitico in cui tutti coloro che difendono l’economia pianificata possano contribuire alla vita politica del paese, un sistema in cui ogni politico e funzionario pubblico percepisca uno stipendio pari a quello di un operaio specializzato, senza privilegio alcuno. L’economia nazionalizzata andrebbe posta sotto il controllo democratico dei lavoratori, per evitare sprechi e corruzione. Infine, sarebbe necessario fare appello ai lavoratori e alle masse povere del continente affinché si organizzino e seguano l’esempio del popolo cubano estendendo la rivoluzione socialista in tutta l’America Latina.

di Massimo Amadori