Fascismo, antifascismo e strategia della tensione

 

Approfittando degli scontri tra fascisti e antifascisti avvenuti nelle ultime settimane e degli ultimi casi di cronaca, i media e le istituzioni lanciano l’appello alla lotta contro la logica degli ‘opposti estremismi’. Secondo questi commentatori il paese sarebbe in preda una sorta di guerra civile fra rossi e neri. Si tratta di una forma di strategia della tensione, che nell’Italia repubblicana è stata utilizzata più volte per contrastare le forze rivoluzionarie che si oppongono al capitalismo.

Questa strategia consiste nell’alimentare lo scontro sociale creando le condizioni per un inasprimento della lotta politica. In pratica lo stato tollera e favorisce apertamente i fascisti, concedendo loro spazi pubblici, normalizzando i gruppi neofascisti e neonazisti inserendoli nella sfera pubblica e istituzionale, favorendo un clima di odio contro i migranti e chiudendo un occhio davanti alla violenza squadrista contro immigrati, omosessuali e militanti di sinistra. A questo proposito è bene ricordare che il terrorismo fascista non è un fenomeno degli ultimi giorni come potrebbe sembrare guardando il telegiornale. Sono anni che i gruppi neofascisti e neonazisti hanno rialzato la testa e non passa settimana che nel nostro paese non ci sia qualche pestaggio contro persone di colore o attivisti di sinistra compiuto da Forza Nuova o Casapound, nell’indifferenza dei media. In alcuni casi dei migranti sono stati addirittura uccisi da militanti di queste organizzazioni criminali. Non si tratta dunque di pochi casi isolati, dell’azione di qualche ‘pazzo’, ma di una vera e propria strategia terroristica delle organizzazioni di estrema destra.

Nel momento in cui gli antifascisti reagiscono a queste provocazioni diventa facile per lo stato mettere sullo stesso piano antifascisti e fascisti, che hanno apertamente favorito, convincendo la gente che fascismo e antifascismo sono ‘opposti estremismi’. Tutto questo ovviamente porta ad un rafforzamento dello stato borghese, che può giustificare il ricorso alla violenza poliziesca, quasi sempre diretta contro gli antifascisti, per mantenere l’ordine turbato dalla lotta fra rossi e neri. Ciò rafforza la fiducia della gente nello stato e nelle forze cosiddette ‘moderate’, come PD e Forza Italia. Gli stessi che ci hanno tolti i nostri diritti,  che hanno tagliato sanità e istruzione per arricchire banchieri e industriali, le cui politiche di rapina stanno rovinando il nostro paese e hanno aperto la strada ai fascisti. La strategia della tensione di oggi ha ovviamente caratteristiche diverse da quella praticata negli anni ’70, quando lo stato non solo foraggiava i fascisti ma li usava anche per attuare attentati terroristici indiscriminati contro la popolazione civile, cosa che avvenne per esempio nella strage di Piazza Fontana del ’69 e nella strage della stazione di Bologna del 1980.

Il fine del ministro Minniti è però il medesimo. Il miglior modo per combattere la logica di chi vorrebbe equiparare chi fomenta razzismo e intolleranza con chi invece li combatte è evitare di cedere alle provocazioni fasciste usando i loro stessi metodi. Dal nostro punto di vista sono inconcludenti tanto l’antifascismo istituzionale di chi crede di poter combattere il fascismo facendo affidamento sullo stato, che come abbiamo visto è invece complice del fascismo, quanto l’antifascismo di chi crede che per combattere il fascismo basti semplicemente picchiare alcuni individui fascisti.

Non esprimiamo alcuna solidarietà al dirigente di Forza Nuova di Palermo Massimiliano Ursino. Si tratta di un rapinatore e pregiudicato condannato per aggressione a sfondo razziale, un uomo che più di una volta ha preso a bastonate degli immigrati. Squadrismo e pestaggi non fanno parte della storia della sinistra e del movimento operaio e socialista.

Il fascismo si combatte con la mobilitazione di massa di studenti e lavoratori nelle piazze, costruendo reti di solidarietà fra lavoratori italiani e migranti, lottando per un’alternativa anticapitalista di società. Esattamente come hanno fatto in questi giorni migliaia di giovani in tutta Italia, sfidando la repressione poliziesca, dobbiamo scendere in piazza contro il fascismo e contro lo stato che lo alimenta. Dobbiamo occupare le piazze che la questura concede ai fascisti, violando apertamente i dettami costituzionali che considerano il fascismo un crimine e non un’opinione legittima.

E’ intollerabile che a un partito come Forza Nuova, guidato da un ex terrorista nero scappato in Inghilterra dopo la strage alla stazione di Bologna, e a un partito come Casapound che rivendica la guerra contro la Libia e le leggi razziali sia permesso di manifestare e fare campagna elettorale. Soprattutto se si pensa che al tempo stesso gli antifascisti vengono repressi dalla polizia. Chiediamo a gran voce la messa al bando di tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste. Sappiamo che la lotta antifascista per essere davvero efficace deve anche essere una lotta anticapitalista.

Perché il fascismo è da sempre lo strumento usato dal grande capitale nei periodi di crisi per mantenere il suo dominio: i fascisti sono la manovalanza che i padroni usano per fare il lavoro sporco contro il movimento operaio e oggi in particolare per fomentare una guerra fra poveri fra lavoratori italiani e migranti a tutto vantaggio del capitale.