Contro l’Unione Europea del grande capitale

Sulla proposta della piattaforma Eurostop

La Piattaforma Eurostop, un soggetto politico che fa parte di Potere al Popolo, ha lanciato una proposta di legge di iniziativa popolare per indire un referendum sull’uscita dell’Italia dall’Unione Europa. A prescindere della costituzionalità di tale proposta (l’articolo 75 nega la possibilità di indire un referendum sui trattati internazionali e sulle leggi di bilancio) questa iniziativa solleva delle questioni politiche importanti che meritano un’analisi attenta da parte dei militanti anticapitalisti.

Resistenze Internazionali, la sezione italiana del Comitato Internazionale dei Lavoratori (CWI/CIL) si è sempre opposta all’Unione Europea. L’UE è un’alleanza tra le diverse borghesie nazionali costruita per creare un gigantesco mercato che consenta alle multinazionali europee di massimizzare i loro profitti; un blocco economico neoliberista nato per fare concorrenza agli Stati Uniti, al Giappone e più recentemente alla Cina. Ogni trattato firmato nel corso della storia del “mercato comune” è stato finalizzato ad estendere e rafforzare quel mercato imponendo politiche neoliberiste di privatizzazioni, deregolamentazione, attacchi contro i diritti dei lavoratori, tagli alle pensioni e ai servizi pubblici e smantellamento del welfare. L’UE non è altro che un club del grande capitale, uno strumento per applicare le politiche di austerità su scala continentale e per distruggere i diritti dei lavoratori e dei poveri.

Pensare che questa unione dei padroni possa essere riformata negli interessi dei lavoratori e trasformata in un “Europa Sociale” come pensano alcuni gruppi a sinistra è un’utopia. La crisi economica del 2008 ha dimostrato i limiti del capitalismo e delle istituzioni che lo sostengono.  Allo stesso tempo sarebbe ingenuo pensare che uscire dell’Eurozona o rompere con l’Unione Europea porterebbe automaticamente a un miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei lavoratori e dei ceti popolari.

A differenza di quanto sostenuto da alcuni esponenti di Eurostop noi non pensiamo che l’UE sia “il nemico principale”. Per noi il nemico principale è il sistema capitalistico di cui l’UE fa parte. Il caso del Regno Unito è, sotto questo punto di vista, molto istruttivo. Questo paese non fa parte dell’Eurozona, quindi non è sottoposto agli stessi controlli sul debito pubblico dei paesi che utilizzano la moneta unica. Ciononostante, i diversi governi che si sono succeduti hanno lanciato negli anni una feroce battaglia contro la spesa pubblica e hanno applicato politiche di austerità molto più dure di quelle che abbiamo visto in Italia. Queste politiche hanno portato alla distruzione del sistema sanitario, della scuola e del welfare. Tutto questo è stato giustificato non coi diktat dell’UE, ma con quelli del mercato!

Senza rompere con il dominio del mercato capitalistico la Brexit significherà una continuazione delle politiche anti-lavoratori e anti-poveri già attuate dentro l’Unione Europea.

La nostra organizzazione sorella in Inghilterra, il Socialist Party, ha fatto campagna a favore della Brexit. Allo stesso modo, se ci fosse in Italia un referendum per l’uscita dall’Unione Europea Resistenze Internazionali farebbe campagna per il ‘sì’.

Detto questo, una campagna di rottura con l’UE dovrebbe smarcarsi chiaramente dalle campagne della destra populista razzista e nazionalista. Concretamente questo significherebbe non soltanto organizzare una campagna indipendente di classe, dei lavoratori e dei settori popolari, ma anche spiegare chiaramente cosa comporterebbe  una rottura con l’UE. Oltre a ciò, sarebbe necessario difendere una chiara alternativa anti-capitalista all’Unione Europea dei padroni. L’alternativa proposta da Eurostop/Contropiano di costuire un’area euromediterranea è troppo vaga. Non è chiaro su quale base sociale andrebbe organizzata questa area. E perché poi escludere i paesi del nord e dell’est Europa nel momento in cui l’Inghilterra per esempio sta per rompere con l’EU?

Come rivoluzionari abbiamo il dovere di dire le cose con chiarezza. Per evitare una fuga di capitali e una crisi finanziaria a seguito di un’uscita dell’Eurozona, sarebbe imprescindibile introdurre forti meccanismi di controllo sul capitale e porre le leve del credito in mani pubbliche attraverso il controllo democratico e popolare di banche e istituzioni finanziarie. Per garantire che una volta uscita dall’UE l’economia italiana venga organizzata per difendere gli interessi della nostra classe sarà inoltre necessario estendere questa forma di controllo ai settori strategici e pianificare democraticamente l’intera economia.

Solo in questo modo sarà possibile garantire un lavoro per tutti, oltre a salari e pensioni dignitose, servizi pubblici di qualità adeguatamente finanziati e una società organizzata per soddisfare le esigenze della maggioranza della popolazione, vale a dire una società socialista.

In un mondo globalizzato il cammino verso il socialismo può iniziare su base nazionale, ma deve necessariamente estendersi su scala internazionale. Per questo motivo all’unione del grande capitale rispondiamo con la necessità di costruire una confederazione di stati socialisti europei come primo passo per costruire una confederazione mondiale di stati socialisti.

Christine Thomas