USA, Gran Bretagna e Francia bombardano la Siria

No alla guerra!

L’amministrazione di Donald Trump ha lanciato attacchi missilistici contro alcuni bersagli del regime siriano. Questa azione potrebbe innescare una catena esplosiva di eventi, questa potrebe a una conflagrazione militare fra le principali potenze internazionali e regionali nel Medio Oriente. Mosca ha risposto alle minacce di Trump dichiarando che prenderà di mira le unita’ statunitensi impegnate in un attacco sul terreno siriano.

Sia Trump che il primo ministro britannico Theresa May stanno attraversando un periodo politico turbolento e hanno bisogno di distogliere l’attenzione dai problemi delle loro amministrazioni. A May fa molto comodo che il presunto attacco al gas nervino, sia successo in questo momento. Trump e May insieme a Macron, che e’ alle prese con una nuova ondata di scioperi, e l’Arabia Saudita, che ha offerta un sostegno strutturale all’offensiva, stanno flettendo i muscoli contro il regime di Assad e i suoi sostenitori nel Cremlino, cinicamente utilizzando come pretesto il recente presunto attacco chimico a Douma, principale citta’ di Gouta Est nella periferia  di Damasco.

La colpa di questo attacco ripugnante che ha presumibilmente ucciso decine di persone viene data al regime di Bashar al-Assad e ai suoi sostenitori, senza però fornire nessuna prova in tal senso. E’ vero che nel corso degli anni il regime di Assad ha versato tanto sangue per difendere il suo governo corrotto. Il CWI non da’ nessun sostegno a questo regime reazionario e brutale, ne’ ai suoi mecenati  russi e iraniani. Eppure, è lecito chiedersi perché’ l’esercito siriano avrebbe voluto lanciare proprio adesso un attacco chimico, suscitando la furia delle potenze imperialistiche? Questa possibilità non è da escludere, ma la sua logica tattica sfugge. Alcuni commentatori hanno ipotizzata che questo attacco possa essere stato lanciato dalle forze jihadiste ‘ribelli’ con lo scopo di ingaggiare sempre di più gli Stati Uniti nel conflitto.

Quindici anni dopo l’invasione e l’occupazione dell’Iraq, milioni di persone si ricordano delle bugie presentate all’epoca dai politici e dai loro amici nei media per giustificare quella guerra. Per questo motivo, molte personne non sono pronte a accettare acriticamente la versione ufficiale degli eventi presentata dai governi occidentali e dai media principali. Gli interventi militari dell’occidente come quelli in Afghanistan e in Libia sono stati altrettanto disastrosi per le popolazione della zona e hanno notevolmente peggiorato la crisi.

La guerra in Iraq ha precipitato il declino del imperialismo statunitense in Medio Oriente; la guerra in Siria l’ha ulteriormente sottolineato, creando uno spazio per l’espansione dell’influenza della Russia e dell’Iran nella regione. Questo, insieme all’appoggio di Trump ai nemici dell’Iran, Israele e l’Arabia Saudita, ha portato ad un aumento molto significativo delle tensioni nella regione.

Le tensioni regionali fra le potenze principali, temporaneamente messe a freno durante la battaglia contro l’ISIS, sono tornate in primo piano dopo l’effettivo collasso del proto-stato islamico. Recentemente abbiamo assistito a un escalation degli scontri militari fra i vari stati presenti sul territorio siriano e un intervento militare più netto di Israele, Turchia, Iran e delle altre potenze.

Gli attacchi missilistici di Trump probabilmente rappresentano una prova di forza come quelli dell’aprile del 2017. La decisione di lanciare una guerra ad oltranza per cambiare regime non solo rischierebbe di coinvolgere tutta la regione nella conflagrazione di una guerra più ampia ma provocherebbe convulsioni sociali nelle capitali occidentali. La guerra comunque ha la propria logica; in una situazione combustibile non è escluso che gli attacchi missilistici portino a delle conseguenze indesiderate.

L’ipocrisia

Mentre aumentano le tensioni in Medio Oriente e al livello globale, assistiamo ad una grande manifestazione di ipocrisia da parte delle classi dirigenti. Se da un lato accusano Assad di “indifferenza verso le vite umane”, Trump, May e Macron hanno recentemente srotolato il tappetto rosso per Mohammed Bin Salman, principe ereditario saudite e architteto principale della carneficina in Yemen che porta, in media, alla morte di un bambino ogni 10 minuti. Allo stesso modo, si sono congratulati con il macellaio contro-rivoluzionario al-Sisi per la sua farsesca ‘rielezione’ come presidente dell’Egitto. Sono gli stessi che hanno dato il via libera alla pulizia etnica che ha effetuato Erdogan ad Afrin, gli stessi che non hanno mosso un dito di fronte all’uccisione di palestinesi disarmati a Gaza da parte dei cecchini israeliani. Nessuno dei commentatori che oggi mostrano indignazione per l’uso delle armi chimiche in Siria ha condannato l’uso del fosforo bianco dalla parte degli Stati Uniti nelle zone fortemente popolate di Mosul e Raqqa durante la battaglia contro l’ISIS.

Il CWI si oppone fortemente a ogni ulteriore intervento militare contro la Siria e a ogni intervento o ingerenza esterno nel paese. Bisogna fermare e non intensificare lo spargimento di sangue e la distruzione che continuano senza sosta da sette anni. Tutte le potenze capitalistiche e imperialistiche coinvolte nella regione sono in lotta per potere, prestigio e profitto e sono quindi completamente incapaci di svolgere tale compito. Non esiste nessuna soluzione all’orrore che sta vivendo il popolo siriano all’interno di questo sistema marcio.

Il popolo siriano sta soffrendo i colpi della controrivoluzione e della guerra. E’ necessario volgere la propria attenzione verso le classi lavoratrice dei paesi vicini che sono forti e organizzate come in l’Iran, la Turchia e l’Egitto. Queste forze, alleate con i poveri e gli oppressi della regione e sostenute da un movimento di massa contro la guerra in Occidente, armato con un programma socialista, potrebbe offrire una via d’uscita dall’incubo della guerra civile e della spartizione di Siria e Medio Oriente da parte delle principali potenze mondiali.

Noi diciamo:

  • Stop agli attacchi di Trump contro la Siria –no all’ingerenza delle potenze esterne nella regione – ritiro immediato di tutte le forze esterne
  • Costruiamo un movimento di massa internazionale contro la guerra
  • Per la creazione di comitati di difesa unitari, multietnici e non settari in ogni zona della Siria per difendere i lavoratori e i poveri contro tutti gli attacchi.
  • Costruzione di sindacati indipendenti e di partiti dei lavoratori di massa, con un programma che comprenda la distribuzione della terra alle masse e delle fabbriche ai lavoratori.
  • Fuori dalla dittatura del capitalismo e dell’imperialismo – per l’unita’ dei lavoratori e il socialismo
  • Per una confederazione democratica di stati socialisti in Medio Oriente e nel Nord Africa