A cinquant’anni dal ’68

 

Sono passati quasi cinquant’anni da quando nel maggio del ’68 milioni di studenti e operai francesi eressero le barricate e occuparono i loro luoghi di studio e di lavoro. Altrettanto tempo è passato dalla “primavera di Praga”, quando manifestazioni di massa di lavoratori e studenti cecoslovacchi misero in seria difficoltà il regime stalinista. Cosa ha lasciato il movimento del ‘68 al movimento operaio e studentesco? Quali i suoi insegnamenti? Per rispondere a queste domande è necessario analizzare le caratteristiche fondamentali di questo movimento e il contesto nel quale si sviluppò.

Gli anni sessanta furono un decennio di grandi lotte e mobilitazioni in tutto il mondo, mobilitazioni che culminarono con le proteste studentesche del 1968. In tutti i paesi ci fu una preponderante partecipazione studentesca a questo movimento, che si radicalizzò negli USA con le proteste per i diritti dei neri e con la lotta contro la guerra del Vietnam a partire dal 1965. In tutto il mondo gli studenti si mobilitarono contro la guerra e contro l’imperialismo americano, che con i bombardamenti al Napalm contro la popolazione civile del Vietnam del nord stava dimostrando il suo volto più brutale e assassino.

Grazie alle immagini della guerra, che per la prima volta nella storia furono fatte circolare dalla televisione, gli studenti si resero contro della barbarie causata dal sistema capitalistico. Negli USA in particolare le manifestazioni contro la guerra in Vietnam arrivarono a coinvolgere più di un milione di persone. In tutti i paesi gli studenti avocarono a sé un vero e proprio mandato politico, consideravano la loro azione come fondamentale per risvegliare la coscienza anticapitalista delle masse e ritenevano di essere l’avanguardia della rivoluzione.

Il movimento studentesco contestava il sistema capitalistico e tutti i valori dell’ideologia dominante. Allo stesso modo gli studenti erano molto critici nei confronti dell’URSS e dei regimi stalinisti dell’Europa orientale, considerati come regimi burocratici e autoritari che non avevano nulla a che fare con il socialismo di Marx e di Lenin. Il movimento studentesco fu a tutti gli effetti un movimento transnazionale o addirittura globale, che superò persino la cortina di ferro diffondendosi nei regimi stalinisti. Gli studenti criticavano la suddivisione del mondo in due blocchi così come era emersa a partire dal secondo dopoguerra: il movimento contrastava tanto il capitalismo in occidente quanto lo stalinismo. La solidarietà degli studenti dell’Europa occidentale con i loro colleghi cecoslovacchi durante la repressione della Primavera di Praga lo dimostra. I casi più emblematici del movimento del ’68 furono senza dubbio il maggio francese e la primavera di Praga, rispettivamente per l’Europa occidentale e orientale.

Il 3 maggio del 1968 gli studenti di Parigi diedero inizio al movimento con manifestazioni alla Sorbona e in altre importanti università. La risposta brutale della polizia, culminata negli scontri al quartiere latino il 6 maggio, fece sì che il movimento operaio si dimostrasse subito solidale con la protesta. I sindacati indissero uno sciopero generale per il 13 maggio, che nelle loro intenzioni sarebbe dovuto durare un solo giorno. La situazione tuttavia sfuggì di mano ai dirigenti sindacali e i lavoratori francesi decisero di proseguire lo sciopero generale, che coinvolse al suo apice circa 10 milioni di lavoratori, di tutti i settori produttivi. Il paese fu paralizzato: gli operai occuparono le fabbriche e gli studenti le università e i licei. In molte fabbriche gli operai issarono la bandiera rossa del socialismo. Dove possibile studenti e lavoratori misero in pratica esperimenti di autogestione, dimostrando al mondo che per mandare avanti la società non c’era alcun bisogno dei padroni.

Nelle università studenti e professori organizzarono corsi alternativi, in cui veniva lasciato pieno spazio alle idee dello studente e gli artisti sperimentarono nuove forme di espressione. Persino i teatri furono occupati da studenti e lavoratori. Si respirò per settimane un clima di grande libertà e la società fu retta secondo principi di democrazia socialista: in tutto il paese nacquero comitati e consigli di operai e di studenti, che esercitarono forme di democrazia diretta. Si creò, come in tutte le situazioni rivoluzionarie, una situazione di doppio potere: da una parte il governo gaullista e dall’altra il potere dei comitati studenteschi e operai.

Il potere reale tuttavia era nelle mani degli studenti e dei lavoratori e il governo era in grande difficoltà; sarebbe bastato veramente poco per rovesciarlo e mettere tutto il potere nelle mani dei comitati studenteschi e operai. La rivoluzione avrebbe potuto essere portata a termine in maniera quasi del tutto pacifica. Tuttavia in Francia mancava un partito rivoluzionario capace di portare il movimento verso questo obiettivo e i partiti della sinistra riformista si adoperarono per impedirlo. In particolare gli stalinisti del PCF (Partito Comunista Francese) fecero di tutto per impedire la rivoluzione e grazie alla loro influenza sulla CGT, il principale sindacato del paese, riuscirono a normalizzare la situazione. Verso la metà di giugno in quasi tutte le fabbriche la produzione riprese e tornarono i vecchi padroni: il capitalismo francese era salvo.

In Cecoslovacchia invece a partire dal marzo del 1968 milioni di studenti e lavoratori si mobilitarono sulla spinta delle riforme democratiche promosse da Dubcek, il leader del Partito Comunista cecoslovacco. Chiedevano la fine del regime stalinista e lottavano per un socialismo democratico. Nell’agosto dello stesso anno i carri armati sovietici invasero il paese con oltre mezzo milione di soldati per mettere fine al movimento. Il popolo cecoslovacco resistette eroicamente ma alla fine fu travolto dalla repressione.

Anche in questo caso l’assenza di un partito rivoluzionario si fece tragicamente sentire. Oltre al ruolo controrivoluzionario giocato dallo stalinismo pensiamo che questo fu il primo fattore che portò alla disfatta del movimento studentesco, nell’Europa occidentale come in quella orientale. L’assenza di organizzazioni rivoluzionarie era dovuta sia alla presenza di enormi partiti della sinistra riformista, stalinisti o socialdemocratici, sia all’impostazione stessa del movimento, che rifiutava la forma partito. Gli studenti infatti furono influenzati dalle posizioni della nuova sinistra, una corrente di pensiero nata in Inghilterra negli anni ’50 e poi diffusasi in tutto il mondo.

Gli intellettuali della nuova sinistra intendevano rigenerare il pensiero socialista, rifiutando tanto il modello socialdemocratico quanto quello stalinista e lottando per un socialismo autentico e democratico. Queste posizioni sono senza dubbio condivise dai marxisti. Tuttavia la nuova sinistra criticava anche la forma partito in generale e in particolare il concetto leninista di partito di avanguardia. In un contesto storico in cui i partiti di sinistra, stalinisti e socialdemocratici, erano per lo più retti da apparati autoritari e burocratici è comprensibile questo rifiuto della forma partito: gli studenti non avevano davanti a loro il partito bolscevico del 1917, ma i partiti stalinisti e riformisti.

Il rifiuto di costruire partiti rivoluzionari fu tuttavia deleterio per gli esiti del movimento. L’errore che però ci pare più grave fu la sottovalutazione che la nuova sinistra ebbe del ruolo della classe operaia nel processo rivoluzionario. Alcuni intellettuali, come Marcuse, arrivarono a teorizzare che la classe operaia non potesse più svolgere alcun ruolo rivoluzionario a causa della sua integrazione nel sistema capitalistico e consumista. A nostro avviso la grande mobilitazione dei lavoratori francesi del 1968 ha dimostrato invece come tali teorie non fossero corrette e che senza la classe operaia non è possibile fare alcuna rivoluzione socialista. Questi a nostro avviso furono i più grandi errori del ‘68, che fu senza dubbio il più grande movimento rivoluzionario in Europa dal secondo dopoguerra.

Il ’68 non fu un semplice movimento di liberazione sessuale e di contestazione del sistema universitario come amano dirci i media della borghesia, ma un grande movimento di massa di giovani e lavoratori che fece tremare in tutto il mondo il capitalismo per questo motivo viene ricordato timidamente. Tocca a noi ricostruire la memoria storica di quella straordinaria stagione di lotte contro il capitalismo.

di Massimo Amadori