Fermiamo lo smantellamento della scuola pubblica!

Ci siamo arrivati. Avremo un governo giallo-verde che tende a confondersi con il nero. Si tratta del governo più a destra nella storia dell’Italia repubblicana. Si sta tentando di costruire un regime basato sulla paura, sullo spirito di risentimento, sulla rabbia sociale deviata verso gli ultimi, i diversi, gli altri.

Su un piano più storico e meno filosofico, un’enorme responsabilità ricade su un partito, il PD, che i media main stream si ostinano a definire di “sinistra”. Ma che in realtà è tutt’altro: è il partito del capitale finanziario e industriale, il partito nemico dei lavoratori che ha imposto il Jobs Act, la controriforma Fornero e la pessima scuola di Renzi. Il partito di Minniti e dei lager libici. Alleato dell’Unione Europea e sostenitore delle sue politiche di massacro sociale. La debolezza della sinistra ha consegnato il paese alle destre.

Sul piano della società civile crescono l’odio e la violenza dei presunti forti contro i presunti deboli e la barbarie avanza a passi da gigante. Si aggrediscono le ambulanze a Napoli, il che equivale a “sparare sulla croce rossa”, nelle scuole cresce il bullismo orizzontale e verticale, la “cultura” mafioso-fascista cresce e produce aggressioni ed esercizio della violenza dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto. Tutti questi elementi sono pronti per scatenare la frusta della controrivoluzione.

In questo scenario il sistema educativo, la scuola e l’università svolgono un ruolo centrale. È in atto un processo di dequalificazione della scuola pubblica basato su un fondamentale inganno: i titoli di studio rilasciati sono essenzialmente truffaldini, poiché ad essi non corrispondono affatto reali capacità, conoscenze e competenze. I nostri studenti non hanno più alcuna consapevolezza della linea temporale, non possono più conoscere la storia il cui insegnamento è stato ridotto dalla ministra Gelmini a sole due ore alla settimana. Il partito “democratico” ha lasciato le cose come stavano regalando ai 5 stelle i voti dei e delle docenti. Il fatto che le “bocciature” siano sempre più osteggiate, lungi dall’ampliare il carattere accogliente della scuola pubblica, non fanno altro che disconoscere l’esistenza di ritmi d’apprendimento diversi e consolidare quindi l’inganno spianando la strada a quella che Guido Viale definiva la dittatura dell’ignoranza.

Devastata dall’autonomia scolastica di Luigi Berlinguer, distrutta dalla controriforma di Maria Stella Gelmini e uccisa dalla mala scuola di Renzi e Giannini la scuola ha perso la sua funzione di organo costituzionale come la definì nel 1952 Piero Calamandrei, secondo il quale la scuola doveva avere il compito prioritario di formare cittadine e cittadini critici e consapevoli, il che, e non è cosa da poco, è l’anticamera per l’acquisizione della coscienza di classe.

La ministra Gelmini ha ridotto l’insegnamento della filosofia da tre ore a due in tutti i licei ad eccezione del classico, dello scientifico e del liceo delle scienze umane (ex istituto magistrale e successivamente “liceo socio-psico-pedagogico”). In tutte le scuole secondarie di secondo grado l’insegnamento della storia è ridotto a sole due ore con manuali spesso inadeguati e colmi di errori, comprensibili solo alla luce dell’ideologia delle classi dominanti.

Napoleone Bonaparte soleva dire che con le baionette si poteva fare di tutto tranne che sedercisi sopra. Con questo intendeva affermare che ogni dittatura ha comunque necessità di consenso. Come se lo guadagna? Deprimendo la scuola pubblica e promuovendo l’ignoranza diffusa, decapitando la memoria del passato e sdoganando ogni possibile forma di fascismo.

Le giovani generazioni, per mezzo dell’alternanza scuola lavoro, vengono addestrate, come cani di Pavlov, ad accettare l’alternanza scuola lavoro e con essa il lavoro non retribuito, cioè la schiavitù declinata in senso postmoderno e postfordista. Infatti la partecipazione a queste attività diventa requisito fondamentale per poter accedere agli Esami di Stato e successivamente, forse, all’università o più probabilmente al mondo del lavoro… e dello sfruttamento.

La rovina del sistema d’istruzione, l’eclisse della consapevolezza e l’incoscienza diffusa e benedetta dai padroni trovano espressione nei cosiddetti test invalsi tramite i quali si vorrebbero testare le capacità delle studentesse e degli studenti per passare poi a valutare anche la produttività dei docenti e degli stessi dirigenti scolastici. Si tratta di test a crocette che deprimono le capacità argomentative, creative e critiche delle studentesse e degli studenti, riducendole a una scelta tra risposte predefinite da barrare con una croce. Inoltre tutte le strategie didattiche verranno inevitabilmente determinate in vista dell’ottenimento del successo in questi test, determinando con ciò un grave attacco alla libertà d’insegnamento e di apprendimento e un ulteriore schiaffo alla diffusione di una cultura cosciente e di conseguenza critica. Come se non bastasse i Paesi anglosassoni, che avevano sostenuto questi criteri di valutazione, si stanno rendendo conto del loro fallimento e stanno facendo, a questo proposito, significativi passi indietro. Naturalmente queste considerazioni non implicano alcuna forma di sostegno alla politica scolastica degli imperialisti. L’intenzione è solo quella di denunciare il carattere regressivo delle politiche scolastiche tanto nell’Italia di Renzi, Berlusconi e dei loro epigoni, quanto della Francia neoliberista di messieur Macron.

L’orientamento della maggioranza che si appresta a governare il Paese non fa presagire niente di buono per il sistema educativo nazionale. Abbiamo tuttavia una notevole chance: la formazione di un governo radicalmente anti-operaio e assolutamente non amico potrebbe indurre persino le burocrazie confederali a promuovere scioperi e a mobilitare lavoratrici e lavoratori, soprattutto al fine di mantenere il proprio status e i propri privilegi.

Sono stati proprio i clamorosi errori che il PD e i suoi satelliti politici hanno compiuto sul terreno della scuola a consegnare ai pentastellati il bacino di consenso che proveniva dal mondo dell’istruzione e che la sinistra reale, cioè “Potere al Popolo!”, non è riuscita per adesso a intercettare.

Bruno Demartinis