ITALIA Nasce il “governo del cambiamento”

 

Dopo tre mesi dalle elezioni politiche del 4 marzo, l’Italia ha di nuovo un governo. Il 1 giugno è infatti ufficialmente nato il governo giallo-verde capitanato dall’avvocato grillino Giuseppe Conte e dai due vice-primi ministro il capo politico del M5S Luigi di Maio e il segretario della Lega Matteo Salvini. Il voto di fiducia al nuovo esecutivo dovrebbe avvenire nei prossimi giorni, verosimilmente martedì 5 al senato e mercoledì 6 alla camera. Si tratta, con poche eccezioni, dello stesso governo che era già stato bocciato dal presidente della repubblica.

Il rifiuto di Mattarella di nominare Paolo Savona al ministero dell’economia è stato neutralizzato da un passo di lato dello stesso Savona che ha accettato di entrare nel governo come ministro senza portafoglio con delega agli affari comunitari. La delicata casella del ministero dell’economia sarà occupata dal professor Giovanni Tria, euroscettico, vicinissimo alla Lega e nominato sotto consiglio dello stesso Savona.

La proposta di nominare Savona al ministero dell’economia aveva, com’è ormai noto, suscitato un coro di polemiche e le preoccupazioni delle cancellerie europee e dei mercati internazionali. Mattarella sotto la spinta delle pressioni dei mercati alla “responsabilità” aveva quindi fatto ampio uso delle sue prerogative presidenziali per bloccare la nascita di un governo percepito, a torto o a ragione, come fondamentalmente euroscettico.

Paolo Savona, il nuovo ministro dei rapporti con l’UE, ha catalizzato su di sé le preoccupazioni delle cancellerie europee, delle borse e delle agenzie di rating come elemento in grado di mandare al diavolo l’Ue. Ma è davvero così? Paolo Savona, ottantaduenne, ha alle spalle una lunghissima carriera politica come rappresentante dell’establishment e delle grandi banche. È stato ministro nel governo Ciampi, amministratore della BNL, fondatore della Luiss ecc… Insomma, un uomo tutto interno all’establishment e alla grande borghesia italiana.

Le polemiche sulla possibilità di nominare Savona all’economia mascherano, come si è visto, le preoccupazioni e i timori sulla possibilità che una politica economica “fantasiosa” possa spingere in poche settimane l’Italia fuori dalla moneta unica. Mattarella ha interpretato questi timori, che sono anche quelli di buona parte della classe dirigente italiana. È ormai evidente come sia in atto uno scontro di potere all’interno della classe dominante italiana. Sintetizzando al massimo, da un lato c’è un settore di borghesia, alleata al ceto medio, che produce essenzialmente per il mercato interno e sentendosi schiacciata dalla globalizzazione, vuole svincolarsi dalle norme di Bruxelles. Dall’altro ci sono i grandi gruppi che esportano e che sono legati al capitale internazionale e guardano quindi ad una maggiore integrazione delle economie nazionali. Lo scontro in atto tra la presidenza della repubblica sostenuta dal PD e la Lega e il M5S riflette in maniera distorta, sul terreno della lotta politica, questo conflitto.

Il fatto che l’ipotesi di nominare Savona al ministero dell’economia abbia suscitato un tale vespaio di polemiche e di accuse la dice lunga sullo stato di salute dell’economia e del sistema creditizio del sistema paese. Gli occhi della comunità internazionale e degli stati membri dell’UE sono puntati addosso all’Italia. Un paese attraversato da enormi contraddizioni macroeconomiche, con un debito pubblico tra i più alti del mondo, una crescita anemica e un sistema bancario marcio e profondamente instabile. Un paese troppo grande per non trascinare nel suo eventuale fallimento l’intera moneta Unica e l’economia del vecchio continente.

Il nuovo governo presieduto da Giuseppe Conte sarà in realtà diretto dai due consoli Salvini e Di Maio che si sono appropriati di due ministeri chiave per realizzare parte del loro programma elettorale. Di Maio, intenzionato a portare a casa se non il reddito di cittadinanza quantomeno alcune misure di sostegno ai redditi più bassi, si è intestato il ministero del Lavoro mentre Salvini quello dell’Interno. Prendendo possesso dei suoi nuovi uffici al Viminale Salvini ha dichiarato: “…la pacchia è finita per i clandestini”. Quest’affermazione insulsa e razzista è stata fatta il giorno prima che il bracciante agricolo maliano nonché sindacalista di USB Sacko Soumayla venisse vigliaccamente ucciso con una pallottola di fucile in faccia mentre raccoglieva lamiere per costruire un’abitazione di fortuna nella baraccopoli dove viveva. Né il nuovo ministro dell’interno, né quello del lavoro, per non parlare del nuovo primo ministro hanno scelto di commentare questo sinistro omicidio ai danni di un bracciante agricolo che lavorava, come decine di migliaia di ragazzi africani in condizioni di semi schiavitù nelle campagne del meridione.

Le dichiarazioni di Salvini e questo recente fatto di cronaca danno un’idea del clima che si respira e si respirerà anche in futuro nel paese. Un clima di odio e di discriminazione dei confronti delle minoranze e degli immigrati. Salvini non è in fatti l’unico ministro del governo Conte ad aver posizioni marcatamente di destra. Il nuovo ministro della famiglia, il leghista Fontana estremista cattolico da sempre legato agli ambienti dell’estrema destra veronese ritiene, ad esempio, che l’omosessualità rappresenti un pericolo per la società. Nel folle delirio oscurantista di Fontana trovano posto anche posizioni di chiaramente sessiste e antiabortista. La società che sogna Fontana è, manco a dirlo, una società nella quale donne e uomini stanno ognuno al proprio posto, il posto della donna è ovviamente quello di angelo del focolare.

Ma oltre a deliziarci con la presenza di Salvini e Fontana, il “Governo del cambiamento” può vantare anche la presenza dell’avvocato Buongiorno, già finiana e avvocata di Giulio Andreotti, che rivestirà i panni del ministro della pubblica amministrazione. Al ministero degli esteri andrà un alto funzionario europeo: l’ex ministro di Monti e Letta Moavero Milanesi. Il suo collega al MIUR sarà Marco Bussetti, professor di educazione fisica in una scuola privata. Al ministero dell’ambiente avremo invece il generale dei Carabinieri Sergio Costa. Insomma un governo chiaramente spostato a destra con alcune figure tecniche a garantire “il buon nome delle istituzioni”, alcuni ras leghisti e volti della prima repubblica…Alla faccia del cambiamento.

Un governo di questo tipo entrerà inevitabilmente in collisione con i lavoratori e i ceti popolari. L’ondata repressiva che si abbatterà sui militanti, sui delegati sindacali e contro il popolo di sinistra genererà una reazione poderosa da parte della nostra gente. L’assenza di una valida e credibile opposizione di classe a questo governo sottolineerà agli occhi di milioni di italiani la necessità di costruire un nuovo partito dei lavoratori per rispondere agli attacchi contro i nostri diritti. Resistenze Internazionali sarà in prima fila nella costruzione di tale partito.

di Giuliano Brunetti