La patria dei lavoratori è il mondo intero!

 

Le elezioni politiche del 4 marzo hanno visto come vincitrici le due forze populiste di destra, Lega e M5S. In particolare la Lega di Matteo Salvini ha più che quadruplicato la propria percentuale di consenso, passando dal 4% delle politiche del 2013 al 17%. Si tratta di 4 milioni di voti in più. Alcuni sondaggi hanno messo in luce la motivazione principale che ha portato così tanti elettori a votare per il partito che fa propaganda xenofoba e che ora è ufficialmente alla guida del centrodestra. Questa crescita di consensi è stata ottenuta grazie alla campagna contro l’immigrazione e alle proposte di abolizione della legge Fornero nonché dalla promessa di difendere la gente comune dal peggioramento delle proprie condizioni materiali. Le elezioni politiche sono un momento importante nel sistema paese per fotografare una situazione politica e sociale che di fatto è già presente e consolidata.

In questi anni di governi tecnici prima, e dei due governi del PD, guidati prima da Renzi e poi da Gentiloni, che hanno portato avanti politiche di smantellamento dei diritti dei lavoratori, di precarizzazione dei giovani e di tagli e privatizzazioni dei servizi pubblici, il clima sociale si è fatto sempre più teso ed ha trovato sfogo nella propaganda contro i migranti della Lega, fatta propria, in maniera più velata dal M5S, basti pensare alla deputata Roberta Lombardi che in campagna elettorale aveva dichiarato: “Quando penso alle province del Lazio e ai suoi borghi penso ad accogliere più turismo, che rilancia l’economia locale, e meno migranti, che invece pesano sull’economia locale. Non è questione di destra o di sinistra, ma di buon senso”.

Quella della guerra tra poveri è una realtà che ormai ognuno di noi vive e subisce ogni giorno. Gli episodi di discriminazione razziale, di attacchi ai migranti, di intolleranza si sono moltiplicati negli ultimi anni, portando ad escalation drammatiche come quella dell’attacco terroristico di stampo fascista avvenuto a Macerata lo scorso febbraio. In questo clima di paura legato da un lato alla crisi sistemica del capitalismo che dura ormai da dieci anni, e alle politiche che mirano a smembrare pezzo dopo pezzo tutti quei diritti conquistati con la lotta dalla classe lavoratrice italiana nel secolo scorso, emergono forze politiche di destra ed estrema destra che cavalcano la rabbia sociale.

Il fatto che uno dei temi centrali della campagna elettorale di queste elezioni politiche sia stato, oltre al lavoro, la questione dell’immigrazione è un chiaro indice di quanto sia spostato a destra il dibattito politico nel nostro paese. Anche se forze dichiaratamente neofasciste come Casa Pound e Forza Nuova non hanno raggiunto un risultato elettorale di rilievo, la crescita di queste forze che si nutrono della paura e dell’odio per il diverso, nel quadro di una grave e prolungata crisi economica, è un dato di cui tenere conto.

Soprattutto nelle periferie delle grandi città, dove centinaia di migliaia di persone vivono quotidiana-mente la violenza delle politiche di smantellamento dei diritti, di precarizzazione del lavoro, di taglio dei servizi; le organizzazioni neofasciste riescono ad avere presa, e a far credere che il nemico dei penultimi siano gli ultimi. Chiaramente si tratta di una visione distorta favorevole proprio a chi dalla guerra tra poveri ha solo che da guadagnare.

Il sistema sociale nel quale viviamo è basato su un’unica grande divisione, che non è quella dei confini nazionali, ma una divisione di classe tra i ricchi e i poveri. Nel 2016, 64 persone detenevano metà della ricchezza mondiale, oggi sono diventate 8. In un mondo in cui meno di dieci capitalisti hanno nelle proprie mani la ricchezza di 3,6 miliardi di persone, il problema non sono i migranti, non sono le differenze legate al colore della pelle, alla cultura, alla religione o alla lingua. Il problema in una società di questo tipo è il sistema sociale stesso. Dunque la soluzione è chiara: lottare per un mondo senza sfruttamento né divisioni, lottare per un mondo socialista.

di Valeriya Parkhomenko