Papa Francesco non è “comunista”

 

Il personaggio che è stato in questi anni più elogiato a livello mediatico è senza dubbio Papa Francesco, presentato da tutti i media come la sintesi delle migliori virtù dell’uomo; persino buona parte della sinistra italiana, anche quella radicale, si è innamorata di questo Papa, visto come un progressista che intende riformare la Chiesa, avvicinandola ai poveri e combattendo la corruzione della gerarchia vaticana. Alcuni si spingono addirittura a dire che Papa Francesco è un rivoluzionario, un socialista che critica il sistema capitalistico e i potenti del mondo. Si tratta per lo più di esagerazioni e di idealizzazioni, che non corrispondono affatto alla realtà.

Bergoglio è salito sul soglio pontificio nel 2013, dopo le “dimissioni” del suo predecessore Ratzinger. Era un periodo di crisi per la Chiesa cattolica, dovuta ai continui scandali finanziari e di pedofilia che hanno colpito preti, cardinali e altri membri della gerarchia. Le inchieste giornalistiche hanno fatto venire fuori una Chiesa corrotta fino al midollo; che ha iniziato a diventare sempre più impopolare e molte persone se ne sono allontanate.

In questa situazione era necessario eleggere un Papa carismatico, capace di saper parlare alla gente e far dimenticare i misfatti della Chiesa grazie alla sua simpatia. Bergoglio è riuscito pienamente in tale impresa: è indubbio infatti che questo Papa sia molto popolare e capace di parlare alla gente. Bergoglio sa trovare sempre la parola giusta in ogni circostanza e le sue invettive contro la corruzione della Chiesa e contro la guerra lo hanno reso estremamente popolare fra i fedeli, specie fra i più progressisti.

Non si può certo mettere in dubbio il fatto che Bergoglio abbia la capacità di farsi ben volere e sia stato in grado di conquistare la fiducia dei fedeli, ma presentarlo come un rivoluzionario è tutta un’altra cosa: nulla infatti è cambiato da quanto Bergoglio è diventato Papa, al di là dei proclami la Chiesa è rimasta sempre una struttura di potere estremamente corrotta e mafiosa. Papa Francesco è solo uno specchietto per le allodole per fare riacquistare popolarità ad una struttura reazionaria e da sempre nemica delle classi popolari.

L’attuale Papa, come tutti quelli che lo hanno preceduto, altro non è che l’amministratore delegato di un’immensa multinazionale che possiede miliardi in tutto il mondo, che da sola detiene il 20% del patrimonio immobiliare italiano e circa 2 mila miliardi in tutto il mondo solo in immobili. Si tratta di una struttura legata al sistema capitalistico internazionale, alle banche e a tutti i potentati economici e finanziari. È un’istituzione irriformabile, che nessun Papa potrà mai cambiare, anche con tutta la buona volontà del mondo.

I discorsi di Papa Francesco non sono né rivoluzionari né socialisti, ma per lo più delle banalità del tipo: “la guerra è brutta”, “gli omosessuali sono esseri umani”, “non è giusto che i bambini del terzo mondo soffrano la fame” e via dicendo. Sono frasi certamente condivisibili ma superficiali, che volutamente non vanno a fondo nelle questioni. Per esempio Bergoglio non spiega che la guerra non è dovuta alla cattiveria di qualche governante, ma è connaturata al sistema economico capitalistico, alla sua sete di profitto e alla lotta per la spartizione del mercato mondiale, non spiega che i bambini muoiono di fame per colpa di un sistema economico iniquo volto solo al profitto di pochi.

Papa Francesco non critica il capitalismo come credono alcuni a sinistra, ma si limita a fare una critica moralista della società, puntando il dito non contro il sistema, ma contro l’egoismo di alcuni uomini. Discorsi del genere non sono rivoluzionari, ma rientrano nelle “dottrina sociale della Chiesa”, elaborata sin dalla fine dell’800. Questa dottrina lungi dal criticare il capitalismo intende semplicemente “moralizzarlo”, chiedendo ai padroni di essere più “buoni” e caritatevoli, concedendo ai poveri le briciole, di modo che poi essi non si ribellino. Non c’è nulla di più antisocialista di tutto questo!

Sono teorie che tentano di conciliare i lavoratori con i capitalisti, infondendo illusioni nelle masse. Papa Francesco ha inoltre numerosi scheletri nell’armadio, abilmente nascosti dai media. Durante la dittatura militare argentina, salita al potere nel 1976 con un golpe finanziato dagli USA, Bergoglio collaborò con il dittatore Videla e, come del resto buona parte della gerarchia vaticana, fu complice dei crimini del regime, che in pochi anni si rese responsabile dello sterminio di oltre 30 mila persone, per lo più militanti di sinistra, i “desaparecidos”.

All’epoca Bergoglio era padre superiore provinciale dei gesuiti, un pezzo grosso della gerarchia della Chiesa. Sappiamo da alcune testimonianze e da documenti governativi che collaborò attivamente con la dittatura, arrivando persino a denunciare diversi parrocchiani accusati di essere dei comunisti. I preti gesuiti Francisco Jalics e Orlando Yorio hanno inoltre affermato che Bergoglio arrivò persino a denunciare ai famigerati “squadroni della morte” alcuni preti del suo stesso ordine, colpevoli di avere simpatie di sinistra. Stando a questa versione gli stessi Yorio e Jalics furono denunciati da Bergoglio e per questo subirono l’arresto e la tortura. Fortunatamente questi due preti sono sopravvissuti e hanno potuto dare la loro testimonianza. Secondo questi due preti altre 6 persone furono denunciate dal futuro Papa, di cui nessuno sopravvisse.

Del resto in quel periodo Bergoglio era dichiaratamente di destra e sostenitore del neolibersimo, avversario della “teologia della liberazione”, un movimento di cattolici di sinistra che tentavano di conciliare cristianesimo e marxismo e che, andando contro i dettami della Chiesa, appoggiavano i movimenti rivoluzionari e progressisti latinoamericani. Questi preti socialisti che spesso pagarono con la vita per le loro idee furono sempre osteggiati da Bergoglio.

Papa Francesco non può dunque diventare un riferimento della sinistra e le illusioni sul suo conto non vanno incoraggiate, ma osteggiate. Del resto non c’è da stupirsi che una sinistra, che ha abbandonato ogni riferimento al marxismo e a una prospettiva socialista, vada dietro ai Papi.

di Massimo Amadori